Immediato cambio della guardia al vertice del Consiglio nazionale dei Beni culturali. Un insolito avvicendamento tra amici-nemici, tra due prestigiosi protagonisti dell'archeologia italiana che per decenni hanno condiviso responsabilità accademiche, analisi scientifiche, addirittura scavi, pubblicazioni. Ieri alle 14 Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, si è dimesso in aperta polemica col ministro Sandro Bondi. Nemmeno due ore dopo era già noto il nome del successore, ovviamente scelto da Bondi: Andrea Carandini, docente di Archeologia classica a La Sapienza di Roma, da tempo polemico con i «talebani della conservazione», fautore di una politica di valorizzazione più aperta ma sempre «nello scrupoloso rispetto della tutela». Carandini è figlio di Nicolò (ambasciatore, partigiano, protagonista dell'antifascismo) e di Elena Albertini, figlia del senatore Luigi Albertini, dal 1900 al 1925 direttore del «Corriere della Sera». Ancora oggi Carandini vive nella splendida abitazione romana del nonno, accanto alle Scuderie del Quirinale e a palazzo Colonna, e tra i tanti cimeli della sua famiglia. Con Settis hanno lasciato l'incarico Andrea Emiliani, ex soprintendente a Bologna, e Andreina Ricci, docente di Metodologia della ricerca archeologica. Unico assente Antonio Paolucci. Settis ha letto il suo commiato, poi la presidenza è passata a Tullio Gregory che ha aggiornato la seduta alla prossima settimana. Erano nell'aria altre possibili dimissioni (Cesare De Seta, lo stesso Gregory, il segretario della Uil Beni culturali Gianfranco Cerasoli, Marisa Dalai Emiliani, Mariella Guarcio). Ma poi è prevalsa la linea del documento unitario di solidarietà a Settis, votato all'unanimità da tutti i presenti. Altrimenti, ha commentato qualcuno nei corridoi, Bondi li avrebbe sostituiti subito annientando il dissenso nel «parlamentino » del dicastero. La prossima settimana, nuova riunione. Stavolta sotto la presidenza di Andrea Carandini, che sta già preparando il discorso di investitura. Nell'addio Settis ha attaccato Bondi: il ministro «ha reagito con passiva rassegnazione al taglio di un miliardo di euro di risorse nel triennio e al continuo depauperamento di personale, nel 2010 ci saranno solo 7 dirigenti titolari per 24 soprintendenze archeologiche ». Ha rivendicato il diritto-dovere della propria autonomia di critica: «Antepongo a tutto la mia libertà di espressione, esercitata senza ostacoli sotto i ministri Urbani, Buttiglione e Rutelli». E ha ricordato che «con i continui commissariamenti e la futura direzione generale della Valorizzazione assegnata a una persona senza competenza nel ramo, le competenze specifiche vengono mortificate ogni giorno ». Ha promesso che ora continuerà «in qualità di cittadino» la sua battaglia. Andrea Carandini ha una posizione molto diversa: «Mi dispiace che questo avvicendamento sia all'insegna di un dissenso col ministro. La mia profonda amicizia con Settis è antica, fu lui a chiamarmi a Pisa ed è la pietra di paragone del mio ultimo libro Archeologia classica. E a lui, come all'ex ministro Francesco Rutelli, si deve l'indispensabile strumento del Codice dei beni culturali ». Qui parte l'elenco delle differenze: «Settis sente il potere delle soprintendenze come un fatto monocratico, io lo leggo in un contesto di cooperazione istituzionale tra Stato, regioni, enti locali, università». In quanto ai tagli, Carandini? «Mi sembra difficile imputare a Bondi una responsabilità che coinvolge l'intera politica economica italiana. I tagli hanno raggiunto anche la Gelmini... E purtroppo non siamo in Francia, dove ricerca e tutela vengono adeguatamente valorizzati». Opposto il giudizio sull'arrivo dell'ex manager Mc Donald's Mario Resca alla direzione della Valorizzazione: «Proposta audace, ma da non rifiutare a priori. Un occhio esterno alla materia può aiutare a risolvere i problemi economici». La politica dei prestiti? «Nulla di male se centinaia di pezzi che giacciono nei nostri depositi fossero prestati anche all'estero per essere studiati, pubblicati, restaurati e restituiti». La valorizzazione? «Ancora troppo arretrata». Il commissariamento delle aree archeologiche che ha provocato una sommossa dei tecnici? «Non umilia le soprintendenze ma esalta il loro lavoro. Nessuno sottrae loro competenze ma si snellisce l'iter burocratico che spesso paralizza l'uso dei fondi, poi si garantisce sicurezza durante i lavori». Infine una promessa: «Assicuro tutti gli sforzi. Non cederò un millimetro sul principio della tutela, il ruolo delle soprintendenze. Altrimenti faccio fagotto e torno a casa». Settis e Carandini sono amici da sempre. Trent'anni fa li chiamavano «i Dioscuri dell'archeologia italiana». Alla fine degli anni Settanta furono, insieme, protagonisti del famoso scavo di Settefinestre a Grosseto. La novità fu nella filosofia scientifica, nell'approccio comunicativo: «L'archeologo che scava gente per la gente», non come scienza lontana dalla vita ma come strumento di conoscenza «contestualizzata» di una società passata che ci può dire molto. Reazioni politiche. Ermete Realacci, Pd: «Le dimissioni di Settis sono un fatto grave e rischiano di indebolire le politiche culturali del Paese». Ma anche dal Pdl arriva a Bondi un invito a ripensarci. Fabro Granata, capogruppo Pdl in commissione Cultura alla Camera: «Carandini è un personaggio di assoluto prestigio, ma la scelta di Settis lascia l'amaro in bocca a chi ha a cuore le sorti del patrimonio culturale italiano. Spero che il ministro trovi il modo di risanare la frattura». Invece il sottosegretario Francesco Giro, Pdl: «Si chiude una fase, con Carandini se ne apre un'altra sicuramente più costruttiva e più serena».
Beni culturali, Settis addio incomincia l'era Carandini
Il direttore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis, si è dimesso in polemica con il ministro Sandro Bondi. Settis ha attaccato il ministro per i tagli di risorse e il depauperamento del personale. Il successore di Settis sarà Andrea Carandini, docente di Archeologia classica a La Sapienza di Roma. Carandini è un amico di Settis e ha una posizione diversa, che si concentra sulla cooperazione istituzionale tra Stato, regioni, enti locali, università. Settis ha promesso di continuare la sua battaglia come cittadino, mentre Carandini ha promesso di lavorare per la valorizzazione e la tutela del patrimonio culturale.
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