A Staletti, sulla costa catanzarese, lavevano soprannominato "lAlveare": un enorme edificio con quattro corpi di fabbrica, per 50mila metri cubi di cemento armato, piazzati lì, senza vergogna, a deturpare lo splendido paesaggio della baia di Copanello. Dopo trentanni di sopportazione, calabresi e turisti non lo vedranno più: «La sua demolizione - afferma con orgoglio il presidente della Regione Agazio Loiero - è completata al 90 percento». Al suo posto, sorgerà «un magnifico giardino, con fiori e piante che seguiranno il corso delle stagioni». Il piano regionale calabrese di demolizione e riqualificazione del paesaggio è stato annunciato ieri a Roma: è stato finanziato inizialmente con 5 milioni di euro, «ma in molti casi gli abbattimenti saranno pagati dagli stessi autori degli abusi». Rivoluzione urbanistica. Entro lanno saranno rasi al suolo nove ecomostri sugli 800 censiti finora in Calabria. Una piccola rivoluzione che farà piacere ai calabresi onesti e dispiacere ai boss della cementificazione abusiva: un taglio netto (e "irreversibile", si augurano in Regione) con un passato di ferite al paesaggio, di filari di «seconde case abusive e mai finite» disseminate lungo gli 800 km di costa, ionica e tirrenica, a devastare, con la loro turpe presenza grigia e ferrosa, il bianco dei gelsomini e delle zagare, il verde degli ulivi e della macchia mediterranea. Inoltre, gli abbattimenti spianeranno la strada ad operazioni di recupero del territorio, per provare ad arrestare frane ed erosione costiera. Contrastare le mafie del cemento. l dati del censimento effettuato dal Dipartimento regionale di urbanistica e governo del territorio sono la fotografia di decenni di nefandezze: su circa due milioni di abitanti, risultano circa 800 milioni di metri cubi di edifici costruiti. E lillegalità resta una costante: girando per spiagge e colline, forre e campagne, racconta l'assessore allAmbiente, Michelangelo Tripoli, i funzionari regionali hanno contato «5-6 mila abusi edilizi». Unopera alla quale, prosegue Tripodi, «non è ovviamente estranea la ndrangheta, che ha trovato nel cemento la sua azione di sviluppo». Anche per il vicepresidente di Legambiente, Sebastiano Venneri, il new deal calabrese è un segnale importante: «Gli ecomostri sono strettamente connessi al fenomeno delle ecomafie. Unoperazione di questo genere ha pertanto un doppio valore di tutela, nel campo della civiltà ambientale e urbanistica e in quello della sicurezza». Tutelare il paesaggio per attirare turismo. Lobiettivo degli amministratori calabri è anche la nascita di un Osservatorio regionale del paesaggio, che recepisca le norme italiane e a Convenzione europea in materia. Tutelare il paesaggio potrà portare anche lincremento del turismo, auspica il governatore Loiero, che scommette «su uninversione di rotta non semplice per una Regione che negli ultimi decenni non si è impegnata nella cura dellambiente. Eppure, bisogna fare delle scelte, anche per contrastare la criminalità. Forse potremo anche perdere le elezioni, ma sono convinto che i calabresi onesti capiranno limpegno profuso per il nostro territorio, bello e fragile allo stesso tempo». La sentenza su Punta Perotti? Non fermerà le demolizioni. Proprio le Regioni, secondo Wwf, Italia nostra e Legambiente, in concorso conio Stato centrale debbono «essere guardiane del territorio e stare attente al consumo di suolo, che viaggia ai ritmi del Dopoguerra: in Italia vengono costruite 30mila case abusive lanno». E lopera di demolizione calabrese non è solo simbolica, anzi dimostra che si possono buttar giù gli ecomostri anche dopo la sorprendente sentenza della Corte europea di Strasburgo sullabbattimento del colosso barese di Punta Perotti: «Quella sentenza - precisa ancora Venneri - ha riconosciuto un indennizzo ai proprietari per le modalità non corrette della confisca, ma non ha messo in dubbio la legittimità dellabbattimento, né il principio che si possano demolirei manufatti edificati illegalmente». Sono 800 gli edifici ancora da abbattere Sono 800 gli "ecomostri" censiti dalla Regione Calabria. «Nove dovrebbero essere abbattuti entro lanno», spiega il direttore del dipartimento regionale di urbanistica, Rosaria Amantea: «per alcuni, loperazione di demolizione è già in corso. Il caso più noto è il palazzo di cinque piani a Copanello di Staletti (Cz),già demolito al 90, costruito su un sito archeologico su un pendio a due passi dal mare. Ma lelenco è lungo: si va dalle ville costruite sul demanio a Rossano, alcune intestate a boss di ndrangheta,già demolite al 70 (con restituzione della spiaggia ai cittadini) a un fabbricato abusivo in zona di tutela demaniale a Stignano Mare: il progetto di abbattimento è pronto, ma bloccato per un ricorso da parte dei proprietari». Unaltra barriera artificiale di cemento si trova in località La Seggiola, a Pizzo (Rc), mentre a Tropea sono state buttate giù due villette, a spese dei proprietari, nel villaggio Le Roccette. Infine, a Scilla, è scomparso dal panorama del porto un obbrobrio in cemento armato chiamato "lo scoglio di Ulisse", «mentre a Cessaniti unex cava abusiva sta per lasciare il posto al recupero di unantica villa romana, in un terreno vincolato dalla Sovrintendenza dei Beni Archeologici».
CALABRIA - Demoliremo in Calabria nove ecomostri
La Regione Calabria ha completato al 90% la demolizione di 800 edifici illegali, noti come "ecomostri", che devastavano il paesaggio costiero. La demolizione è parte di un piano regionale di riqualificazione del paesaggio, finanziato inizialmente con 5 milioni di euro. Gli ecomostri sono stati costruiti senza il permesso e sono stati associati alla criminalità organizzata. La Regione spera che la demolizione possa contrastare le mafie del cemento e favorire il recupero del territorio. Il piano regionale prevede anche la creazione di un Osservatorio regionale del paesaggio per tutelare il territorio e attirare il turismo.
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