Certo tutto poteva immaginare Carlo Gesualdo, il "principe dei musici", tranne che un giorno il suo Castello sarebbe stato oggetto di una contesa che è quanto mai emblematica del nostro tempo, soprattutto in un Mezzogiorno dove ogni lavoro pubblico e ogni spesa di fondi (europei e non) finisce per .avere risultati non solo discutibili dal punto di vista della qualità e necessità dellopera ma anche effetto contrario a ogni investimento. Praticamente il risultato paradossale è quello di "espellere" dal territorio masse sempre più crescenti di giovani (e non). E infatti, a dispetto della corsa a spendere i fondi (soprattutto europei), ha ripreso ormai da anni lemigrazione al Sud, soprattutto nei suoi paesi che appaiono sempre più come luoghi metafisici, pieni di case ma poveri di persone. Una contraddizione meridionale che occorre affrontare con la drammaticità che il problema richiede. A mettere il dito nella piaga ci provano alcuni cittadini e giovani di Gesualdo, comune della provincia irpina, già dimora e corte musicale del principe e grande musicista madrigalista Carlo Gesualdo (1566 - 1613). Si è appena conclusa nella sala convegni del comune una affollata assemblea di questo movimento ("Gesualdo - Salviamo il Castello") che ha tutta la possibilità di allargarsi a macchia dolio perché affronta, in un caso più che simbolico, una questione generale non solo perché mette il dito nella piaga di lavori pubblici che non producono, anzi distruggono risorse e futuro, ma perché può finalmente aprire gli occhi su una questione cruciale del nostro tempo, e tanto più in paesi e città carichi di storia e di memoria. Parliamo dellirrompere della questione estetica dentro la lotta politica e sociale, punto dirompente che non è stato affrontato adeguatamente in passato ma che è giunta lora di portare alla luce del sole come uno degli aspetti più innovativi del nostro tempo, oltre che possibile strada di rinnovamento o rifondazione della politica e di un nuovo spirito pubblico. Nel Mezzogiorno (e non solo) in questi ultimi decenni si sono chiusi tutti e due gli occhi sullurbanistica storica di qualità, rispettosa del passato e perciò piena di futuro. La lotta che si è aperta attorno al futuro del Castello di Gesualdo è quindi importante. E forse, per il suo carico di storia e memoria che il maniero gesualdino porta con sé, che le persone che danno vita a questa protesta hanno scelto un passo del vecchio testamento, dal libro di Qohelet, per opporsi allo scempio che lamministrazione comunale sta già portando avanti: «Per ogni cosa cè il suo momento, ogni evento il suo tempo sotto il cielo: il tempo per nascere e per morire, il tempo per piantare e il tempo per sradicare, il tempo per demolire e il tempo per costruire». Indubbiamente, secondo i componenti di questo movimento, il municipio e la sua classe dirigente hanno scelto il momento di demolire. Come dicono più precisamente nella brochure distribuita al convegno: «Di demolire il castello millenario che ne ha fatto la sua storia, per farne un edificio scolastico e destinarlo ad una non meglio precisata scuola di musica». Dice Annibale Cogliano, storico e membro del comitato di lotta: «Per lamministrazione comunale è il tempo di ignorare la stratigrafia storica del maniero, i suoi dipinti, i suoi ambienti, il suo cortile rinascimentale, il teatro e la dimora gentilizia di Carlo Gesualdo. E tempo di scempio e di appropriazione selvaggia di pubbliche risorse, è il tempo del furto del passato per rubare il futuro». Di cosa si tratta? Lamministrazione municipale di questo paese di poco più di tremila abitanti, davvero uno dei più interessanti e belli dIrpinia nonostante le distruzioni post-terremoto e quelle di una malintesa modernità, ha presentato un progetto di restauro e recupero del Castello in cui Carlo Gesualdo si ritirò e scrisse le sue musiche più struggenti dopo aver architettato luccisione della moglie e del suo amante. I1 progetto già esecutivo (sono iniziati i lavori alcuni giorni fa) prevede in sintesi una trasformazione in aule scolastiche, oltre a modifiche di vario tipo quali tunnel, sale di attesa, segreterie, uffici dei dirigenti scolastici, e quantaltro; il tutto per una improbabile e fantasiosa scuola europea di musica polifonica. Ora, che si pensi (seriamente) a una scuola europea di musica polifonica e magari a ben altro riguardante il personaggio storico e la sua produzione musicale, potrebbe far fare salti di gioia a chi aspetta da tempo uno sviluppo nuovo del territorio. Ma nel progetto non siamo a questo,siamo piuttosto a una sorta di forma altisonante che serve a coprire una sostanza debole se non inesistente, che si rassomiglia molto ai lavori pubblici distruttivi del post-terremoto. Trasformare poi (di questo si tratta, non di restauro) un edificio storico per piegarlo a qualsivoglia uso, è aberrante oltre che fuorviante. Giacché si può benissimo conservare e restaurare il Castello senza manomissione alcuna, anzi portando alla luce, e sempre restaurando, i suoi tesori nascosti da anni di abbandono. E la spia di un progetto inutilmente distruttivo è proprio nella mancanza di schedatura seria dei materiali, dei particolari che fanno spesso il fascino degli edifici storici. Del resto il gigantismo degenerativo che serve di fatto a liquidare le grandi opere (vitali e necessarie) è atteggiamento tipico di classi dirigenti piccolo borghesi incapaci di pensare e agire davvero in grande ma eccitate dalla paura di lasciarsi sfuggire i finanziamenti pubblici. Dice Lello Petruzzo, architetto impegnato nel movimento: «E un progetto complessivamente indifendibile, e non emendabile, per lassoluta mancanza dei presupposti necessari per ogni tipo di restauro: la catalogazione delle decorazioni, degli affreschi, delle pavimentazioni, di unanalisi stratigrafica delle sedimentazioni e trasformazioni storiche, di unipotesi di allestimento museale del periodo storico di Carlo Gesualdo. Cè, poi, una genericità su varie questioni, quanto mai preoccupante». Annibale Cogliano aggiunge: «La trasformazione è assurda. E come se si volesse cambiare linterno del Colosseo in appartamenti o garage. Dobbiamo dire basta a scempi di storia e memoria che abbiamo tollerato per troppo tempo sotto qualsiasi amministrazione politica. E mi chiedo come possa un ente di tutela come la Soprintendenza, conquista storica della democrazia italiana, chiudere gli occhi e approvare cose dei genere. Ma il problema è anche sociale: una comunità che accetta il silenzio complice non è più una comunità». Nellassemblea prende la parola il giovane Amerigo DOnofrio, gesualdino emigrato e arruolato nellarma dei carabinieri al Nord: «Se cade il Castello finisce Gesualdo. Per curare troppo gli interessi personali noi giovani siamo sempre stati costretti ad andarcene. Gli interessi personali devono stare sotto i nostri piedi, è linteresse collettivo che deve prevalere». E il problema giovanile è davvero la questione drammatica nei paesi del Sud. Tra vuoto di prospettive, voglia di fuggire e oppressione di una sottocultura politico-amministrativa davvero insopportabile, la gioventù delle zone interne meridionali attraversa uno dei periodi più bui e alienati. Alfredo, studente di archeologia, è uno dei giovani impegnati in questa battaglia. «Per me - racconta è importante per almeno due motivi. Intanto comincio a conoscere tante cose sul mio paese che prima ignoravo. Poi mi sento coinvolto in quanto studente di archeologia, come se investissi sul campo. Sento insomma questa battaglia come cosa mia, parte del mio lavoro. Ciò che invece mi preoccupa è la difficoltà di coinvolgere i miei coetanei, li sento lontani. Allassemblea è venuta molta gente ma pochi giovani, e si che ce nè bisogno perché non sarà una battaglia facile. Mi auguro che le istituzioni, soprattutto quelle preposte alla salvaguardia dei monumenti, si muovano. Non sarà facile ma limportante è essere fiduciosi». Il primo obiettivo del comitato di lotta è quello di coinvolgere gli enti competenti per far bloccare i lavori. Qualcuno propone anche loccupazione del castello e il blocco dei lavori nel caso la richiesta non vada in porto. Intanto si prepara una grande mostra storico - documentaria (,,non è il materiale che manca» ripete Cogliano, «ma una volontà politica») su tutti i passaggi e le manipolazioni distruttive dellurbanistica negli ultimi decenni, e anche un concerto di lotta che aggreghi le forze vive dei territori vicini. A Gesualdo, consci che il Castello «non è una strada che si può fare clientelarmente 60 volte», che è non solo un bene della collettività ma il punto di sintesi e riconoscimento di una comunità, la mobilitazione è appena cominciata. Lamministrazione del piccolo comune irpino decide di trasformare il palazzo del musicista che dà il nome al paese. Per farne una scuola di musica polifonica. Coni fondi Ue. Ma nasce un comitato che accusa: così lo distruggono Il un principe musicista e un comitato di lotta Carlo Gesualdo, principe e musicista noto oltre che per la sua musica anche per la sua esistenza tragica (luccisione della moglie e dellamante) ha intrigato musicisti (Igor Strawinski, in visita negli anni 50 dei secolo scorso, pianse davanti al castello), artisti e registi del nostro tempo (Werner Herzog, Bernardo Bertolucci). Dopo lunghe traversie con i proprietari privati, il maniero è diventato proprietà della Provincia e del Comune. II progetto di recupero del Castello da parte dellamministrazione comunale e i lavori iniziati hanno suscitato nella comunità locale un vespaio di polemiche che si stanno diffondendo ovunque. E nato il comitato di lotta "Gesualdo - Salviamo il Castello" che abbraccia vari strati della popolazione e che in sintesi si mobilita su due punti di critica e di proposta. Nel primo si ritiene che «il progetto non esiste, né è migliorabile con parziali modifiche, li restauro di un bene storico-architettonico non può essere giustificato esclusivamente dalle finalità e dalle funzioni di uso o di spesa pubblica». Nel secondo si richiede «la sospensione delle procedure esecutive in corso, lannullamento del progetto, la realizzazione di un nuovo progetto fondato su uno studio concreto, elaborato da più professionisti di acclarata competenza, per una vera proposta di restauro».
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