Mentre in Calabria la Cgil indiceva un referendum popolare per opporsi al trasferimento dei Bronzi di Piace a La Maddalena in occasione del GB (unidea di Silvio Berlusconi che già voleva esporne una copia al summit di Genova), lesito delle elezioni in Sardegna dava occasione al neo-governatore Cappellacci di dire la sua: no ai Bronzi di Riace, sì ai giganti di Monte Prama. Ma poiché fra i due «litiganti» entrambi godono, si delinea ora lipotesi di unesposizione simultanea dei colossi di bronzo e dei giganti di pietra. In questo senso vanno infatti le dichiarazioni di Sandro Bondi in seguito allincontro del 19 febbraio col sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scoppeliti e quelle di Guido Bertolaso recatosi in visita nello stesso giorno al Centro di conservazione e restauro di Li Punti a Sassari. Al ministro dei beni culturali, il quale dichiara che «i Bronzi di Riace possono adeguatamente rappresentare lItalia ed il suo straordinario patrimonio culturale al vertice del G8», fa eco il numero uno della protezione civile assicurando che «avere i colossi sardi e calabresi a luglio è un obiettivo che stiamo cercando di rendere realtà». Ma se tutti hanno ammirato almeno una volta - seppur in foto la maestosità dei Bronzi di Piace, a pochi è nota la storia dei giganti sardi: nel 1974 nellarea funeraria e sacra di Monte Prama, nel Sinis di Cabras (Oristano), la lama di un aratro riportò fortuitamente alla luce un volto di pietra. Tra i11975 e 111979 una campagna di scavi svoltasi per conto della soprintendenza archeologica di Cagliari condusse alla scoperta di circa 30 statue e 4000 frammenti da ricomporre raffiguranti arcieri, guerrieri, pugilatori e modellini di nuraghe. Lintero contesto scultoreo si data, secondo una prima ipotesi, fra la metà dellVIII e i primi decenni del VII sec. a.C, ma qualche studioso propende per una cronologia più alta (XI-X sec. a.C). Quello che si profila dunque in vista del G8 è un patchwork archeologico di tutto rispetto che, sotto la propaganda della valorizzazione dei beni culturali del nostro paese, dimostra lintento spettacolare delloperazione. Di spettacolo trattasi, poiché - non a caso - sono stati scelti due complessi statuari imponenti (2 metri circa laltezza dei Bronzi di Piace, 2 metri e mezzo, secondo unipotesi ricostruttiva, quella dei giganti di Monte Prama), di pregevole fattura artistica ed esteticamente seducenti. Le problematiche legate allo stato di conservazione delle opere scultoree ed al loro trasporto sembrano non essere in grado di ostacolare limpresa. Il rischio esiste, tanto per i Bronzi di Piace, che dovrebbero affrontare un viaggio oltremare (anche questo - cè da scommetterci - potrebbe diventare uno show di sicuro effetto mediatico) quanto per le statue di Monte Prama che sono attualmente in corso di restauro, Ma anche con tutte le (r)assicurazioni del caso, cè da chiedersi perché ciò che è patrimonio dellumanità intera debba esser ridotto ad antiquariato di lusso per i big del mondo. Il concetto di arte come «bellezza pura», teorizzato per primo dal Winckelmann nella sua Geschichte der Kunst des Altertums (1764) e la sua venerazione perla statuaria classica greca come forma di rappresentazione «ideale» delluomo, sono ormai superati. Così come di gusto rétro è la mania del collezionismo di oggetti archeologici che colpì nellottocento sovrani e antiquari dEuropa. Oggi la scienza archeologica non può prescindere dallo studio e dalla comprensione del contesto storico, territoriale e culturale che fu, in ogni tempo, animato dalla creatività delluomo. Seguendo questottica, appare ancora più inopportuno il temporaneo trasferimento dei Bronzi di Piace, espressione sublime dellarte greca del V sec. a. C., nellisola dei nuraghi, in nome di uno spirito nazionalista che vuol celebrare se stesso con lartificio dello stupore. Persino più svilente è il richiamo allidentità sarda» che - nel vezzeggiare gli isolani e nel celebrare il presidente eletto quale Sardus Parer - giustificherebbe lesposizione dei giganti di Monte Prama a La Maddalena. Se di simbolo identitario di un popolo si tratta e non di banalizzazione del localismo che tracima nel folk, le statue avrebbero meritato in primis una presentazione al grande pubblico. Questa era anche lidea di Renato Soru che nel 2005 con il lancio del progetto Bevile - concorso internazionale di architettura per la costruzione di un museo sullarte nuragica e contemporanea a Cagliari - sognava di far riscoprire le statue di Monte Prama al pubblico più largo e innanzitutto agli stessi sardi, Infatti, quella che avrebbe potuto essere fin dallinizio una scoperta in grado di aprire suggestivi scenari sul mondo nuragico e sui rapporti di questa civiltà con i popoli coevi del Mediterraneo, finì miseramente risepolta nei magazzini del Museo archeologico nazionale di Cagliari per ben trentanni. Nel presentare il concorso Betile, conclusosi nel 2006 con la vittoria dellarchitetta angloirachena Zaha Hadid, Soru sottolineava come linterazione fra le statue di Monte Prama e le ricerche artistiche contemporanee avrebbe messo in luce non soltanto il valore estetico ma anche quellaspetto fondamentale della civiltà nuragica che è rappresentato dallapertura, dal dinamismo e dallintreccio culturale con gli altri popoli del Mediterraneo. 11 governatore uscente parlava in quelloccasione didentità intesa non soltanto come «forza che proviene dalla propria tradizione ma anche come disponibilità al confronto, allincontro con laltro, al mutamento». Dellevoluzione del progetto Betilenon si hanno notizie recenti (e non vorremmo predirne un infausto epilogo) ma dal 2005, grazie ad un finanziamento di un milione e duecentomila euro disposto dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) i circa 4000 frammenti delle statue di Monte Prama sono stati trasferiti nel Centro di conservazione e restauro di Li Punti a Sassari. I lavori di consolidamento e montaggio, eseguiti dai tecnici del Cca (Centro di conservazione Archeologica di Roma), sono oggi un cantiere aperto al pubblico, previa prenotazione. Un anno fa Roberto Nardi, direttore del Cca, dichiarava in unintervista a Sardegna Venti righe che «la ricerca degli attacchi è impresa ardua e che sarà impossibile ricostruire per intero tutte le statue». Ci si chiede dunque come si procederà ora per rimontare in tempi rapidi i guerrieri nuragici, che per lappuntamento del G8 non dovranno sfigurare accanto a quelli greci. I Bronzi di Riace e i giganti di Monte Prama, possono magnetizzare alla vista qualunque spettatore. Ma cosè la bellezza, come pura esperienza estetica, senza il viaggio nella conoscenza? E quale messaggio filantropico potrà mai trasmettere allItalia e al mondo questa mostra elitista, concepita come scenografia per un defilé politico? La cultura, certo, può esser luogo di incontro, dialogo e pace. A patto che sia condivisa e ispirata a principi di eguaglianza.