Ecco un estratto dellappello a Napolitano firmato da Assotecnici, Associazione Bianchi Bandinelli, Comitato per la Bellezza, Eddyburg, Italia Nostra, Legambiente, PatrimonioSos e Wwf. Mentre le Soprintendenze stentano sempre più, per mancanza di fondi, a svolgere i loro ordinari compiti di tutela e rischiano di agonizzare con larrivo dì sempre nuovi tagli di risorse accettati supinamente dal ministro Bondi, questi attacca frontalmente la sua stessa amministrazione. La delegittima sul piano tecnico-scientifico «dando spazio a figure nuove, con specifiche competenze manageriali, in grado per esempio di leggere un bilancio» (dallintervento del 23 febbraio sul «Giornale»), come se lattuale personale di Soprintendenza, tecnici e amministrativi, e quanti li hanno preceduti avessero portato allo sfascio, per ignoranza delle leggi economiche, le strutture della tutela e della valorizzazione. La svuota di poteri e di competenze specifiche moltiplicando ì commissariamenti calati dallalto e reclutando supermanager e superesperti che, oltre a mortificare la dirigenza dei Beni culturali, peseranno su di un bilancio già stremato che il piano Tremonti, da qui al 2011, riduce a cifre di pura sopravvivenza. Bondi e altri ministri di questo governo trattano poi la rete dei musei, dei monumenti, dei siti - evidentemente non conoscendola - come una sorta di antiquata e polverosa zavorra. Essi rimuovono il fatto che nel periodo 1996-2007 i visitatori dei musei e delle aree archeologiche sono saliti da 25 a 34,5 milioni e che i relativi introiti sono più che raddoppiati balzando da 52,7 a 106 milioni di euro. Risultati formidabili conseguiti da questa amministrazione pur sottopagata e con mezzi tecnici e finanziari sempre insufficienti. Si può fare certamente di più e di meglio (...). Ma incoraggiando, motivando (...). Il ministro Bondi ha invece scelto la strada della delegittimazione, dellesautoramento, del richiamo intimidatorio al silenzio. Che ora rivolge pubblicamente ad un personaggio di alta competenza internazionale come Salvatore Settis, ingiungendogli di allinearsi e tacere, di cessare cioè dalla funzione critica che, in ogni democrazia compiuta, viene riconosciuta agli intellettuali. E analogo trattamento viene riservato ad uno dei più valorosi studiosi e soprintendenti, a Guzzo. Un ordine rivolto affinché tutti i componenti critici del Consiglio Superiore intendano e chinino il capo in silenzio, pronti ad accettare qualunque cosa. (...) Unoperazione inaccettabile contro la quale protestiamo indignati chiedendo al presidente della Repubblica, custode attivo della Costituzione, la operante difesa e attuazione del dettato dellarticolo 9 («La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»), chiedendo alla pubblica opinione di non far passare sotto silenzio la rovina che viene rovesciata sui nostri beni culturali con lintento di smantellare - qui come nella scuola, nella sanità, nella ricerca - tutto ciò che è pubblico operando di fatto per la privatizzazione di quei beni in grado di produrre incassi e profitti.