Lo scontro ai vertici dei Beni culturali sembra essere arrivato al capolinea. Da un lato il ministro Sandro Bondi e la sua idea di riforma della gestione e la valorizzazione della cultura; dallaltro il mondo dei soprintendenti e delle associazioni di tutela che, fin dal primo momento, hanno contestato gran parte delle proposte del ministero perché accusate di indebolire le soprintendenze. In mezzo, però, ci sono i dati che parlano di un settore in crisi. Dai musei ai siti archeologici, dalla formazione e dal ricambio del personale alla digitalizzazione degli impianti: i risultati sconfortanti dellindotto cultura sono sotto gli occhi di tutti e proprio da qui nasce la scommessa di Bondi. Che è quella di invertire la tendenza con linnesto di nuove professionalità. Oggi Salvatore Settis - presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali e direttore della Scuola Normale di Pisa - a quanto annunciato, dovrebbe rassegnare le sue dimissioni dal Consiglio insieme ad altri (probabilmente quattro) membri in aperta polemica con le decisioni del ministro. Un annuncio condito dai "veleni" di Repubblica che ieri ventilava lipotesi di un cambio della guardia al Mibac, con Bondi in uscita e Gaetano Quagliariello pronto a prendere il suo posto. Una notizia destituita di fondamento. Che il clima tra Settis e Bondi non fosse idilliaco lo si era già compreso dalla decisione del ministro di affidare allex amministratore delegato di McDonalds Italia Mario Resca la direzione generale per la valorizzazione dei musei. Poi vi è stata la contestata scelta di prestare alcune opere di Leonardo a un museo del Nevada. E, in ultimo, la decisione del ministro di affiancare Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, come commissario per larea archeologica romana. A tutto questo il direttore della Normale ha reagito anche in sede "ufficiosa", affidando alle pagine dellEspresso uno sfogo a tutto campo titolato "I musei degli orrori". Da parte sua il ministro Bondi ha replicato spiegando che «anziché inforcare la polemica sulla stampa di opposizione, un tecnico come lui, responsabile del principale organo consultivo del ministro, avrebbe potuto investire meglio il suo tempo elaborando una serie dì misure urgenti per ovviare alla "mala gestione" che egli stesso denuncia: e cioè ridefinire i criteri di selezione dei nostri soprintendenti e prima ancora ridisegnare gli stessi criteri di formazione del personale tecnico del ministero». Ma cosa ha fatto, in concreto, il Mibac in questo anno di legislatura? Come ha spiegato ancora lo stesso ministro in unintervista al Giornale, lidea di base è quella di «valorizzare il patrimonio dei beni culturali attraverso una gestione più razionale ed efficace rispetto a quella tradizionale, dando spazio a figure nuove, con specifiche competenze manageriali, in grado per esempio di leggere un bilancio, di stilare un programma finanziario, o elaborare un piano costi-benefici». Ciò si è tradotto, quindi, prima di tutto nellistituzione della Direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale (decreto ora allesame della Commissione cultura di Camera e Senato): il cui ruolo di nuovo direttore generale designato è stato affidato a Mario Resca. Insieme a questo, vi è stata la ridefinizione del ruolo dei soprintendenti e una maggiore volontà di promozione dei luoghi della cultura, superando lantitesi tutela-valorizzazione che spesso ha bloccato fondi e progetti di sviluppo. Un altro aspetto è stato quello della sensibilizzazione e lincoraggiamento dellapporto dei privati alla produzione culturale e alla valorizzazione dei siti museali e archeologici, così come succede negli Stati Uniti. Oltre a questo, lazione del ministero si è concentrata anche nello stabilire alcune "priorità": come il commissariamento degli scavi di Pompei con lavvio della risoluzione dei gravi problemi di tutela, valorizzazione e ordine pubblico dellarea; e lannuncio del commissariamento dellarea archeologica di Roma. Per ciò che riguarda la Biennale di Venezia, il ministero ha nominato due curatori, Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, con il compito di riportare alla Biennale la tradizione pittorica e le nuove leve delle arti visive nazionali in un padiglione ampliato da 1.000 a 1.800 mq. Infine una delle opere più importanti della gestione Bondi è stato il restauro del teatro San Carlo di Napoli, reso possibile da unazione di commissariamento. Se tramite la stampa di opposizione, e con toni decisamente roboanti, dirigenti e associazioni di tutela si sono schierati in maniera critica contro le decisioni di Bondi cè stato anche chi, come larcheologo di rilievo internazionale Andrea Carandini ha imputato a questa rivolta il carattere di una difesa corporativa da parte della vecchia dirigenza dei Beni culturali. Opinione condivisa anche da ampi settori della maggioranza che, riguardo alle annunciate dimissioni di Settis, lanciano un appello. «Mi auguro che Settis ci ripensi, perché il mondo della cultura ha bisogno di una figura di prestigio come la sua», così Paola Frassinetti, vicepresidente della Commissione cultura alla Camera, ha commentato la decisione dellaccademico. «Se le dimissíoní dovessero essere confermate - ha continuato il vicepresidente - significherebbe non comprendere quello che di buono il ministro Bondi sta facendo in termini di concretezza: prima dì tutto la volontà di rimettere in piedi dei luoghi di eccellenza archeologica come Pompei». Anche sulle critiche ai metodi e alle nomine del ministro la Frassinetti si è augurata che non siano frutto di una reazione a priori: «Non vorrei che fossero una difesa dello status quo da parte di alcuni soprintendenti che per preservare se stessi preferiscono esser; retroguardia invece che stimolo al rinnovamento della cultura».