La Torino artistica, tanto inedita quanto preziosa, non cessa di stupire. Basti pensare alla storia di questa che è considerata una delle collezioni private più importanti e prestigiose d'Italia e non solo, sfolgorante di opere degne della sindrome di Stendhal. Uno scrigno che contiene perle che vanno dai maestri «dei fondi oro» del Trecento e del Quattrocento alle vedute di Francesco Guardi e ai mobili di Piffetti e Prinotto; dai vasi e dai libri antichi a Pellizza da Volpedo; da Giacomo Balla e Umberto Boccioni a Giorgio De Chirico e ad Alberto Burri. E' una raccolta in cui spiccano almeno venti capolavori assoluti, secondo i giudizi degli esperti, e che arriva a comprendere gli ultimi decenni del Novecento. Dal valore chiaramente inestimabile, l'ha messa assieme, in anni di certosina e sapiente ricerca in Italia e all'estero, l'imprenditore Francesco Federico Cerruti, titolare a Torino d'una rinomata legatoria industriale ereditata dalla famiglia. È ora notizia di questi giorni, trapelata in ambienti artistici e anche politici, che Cerruti, anziano e senza figli, ha costituito una fondazione allo scopo di dare un futuro al suo straordinario museo personale, frutto di un gusto attento e ricercato. Naturalmente, la collezione suscita molto interesse in città. Tra i pochi che l'hanno potuta vedere, data l'estrema riservatezza tutta sabauda del personaggio, ci sono il sindaco Sergio Chiamparino e Fiorenzo Alfieri, assessore alla Cultura del Comune. Forse la loro idea è di chiedere a Cerruti di esporre i suoi tesori, o almeno una parte di essi, nelle ex Officine ferroviarie di via Pier Carlo Boggio, destinate a ospitare il raddoppio della Gam e diventare un grande contenitore d'arte e di eventi artistici. Pure la Regione, tuttavia, sembra essere interessata, magari nell'ambito delle future destinazioni, peraltro da definire, della reggia di Venaria Reale. Si vocifera, per esempio, di un progetto che mira a ospitare negli ambienti juvarriani delle scuderie e delle citroniere delle significative collezioni d'arte. A questo proposito, tempo fa, si era già fatto avanti Giuseppe Panza di Biumo, il noto collezionista di pop art e arte ambientale, proponendo per la dimora dei Savoia una parte delle opere di sua proprietà. Non se ne fece niente, però, e adesso hanno trovato casa a Villa Litta Modignani, vicino a Varese. Chissà che, invece, stavolta l'accordo pubblico-privato non si concretizzi, facendo di Venaria un luogo di sicura attrazione per il pubblico internazionale dell'arte. Tra tante ipotesi e tante voci, a ogni modo, una cosa pare certa: la fondazione Cerruti non ha ancora trovato una sede adeguata. Sembra infatti che sia tramontata l'idea di sistemarla in un palazzo ottocentesco di Borgo Nuovo, un luogo ideale non soltanto per le atmosfere suggestive o per i ricordi d'un maestro del Novecento quale Felice Casorati, che da quelle parti ebbe lo studio, ma pure per la presenza nutrita di artisti e di gallerie. Nel medesimo quartiere, inoltre, vi è l'edificio di corso Vittorio Emanuele, progettato da Gino Levi Montalcini e da Giuseppe Pagano, in cui Riccardo Gualino mise i suoi uffici. E proprio il nome del tycoon biellese, passato alla storia anche per le sue ricchissime raccolte d'arte, è venuto fuori a proposito di Cerruti, che parrebbe possedere un dipinto acquistato probabilmente da Gualino. Si tratterebbe di un quadro di Marc Chagall, però non si hanno conferme, a riprova dell'aura velata di mistero che circonda l'industriale. Questa vicenda, in ogni caso, non fa che ribadire la fama di Torino quale capitale del collezionismo. Non solamente dell'arte moderna e contemporanea come si sapeva da tempo, ma anche di quella antica. Non mancano, d'altronde, gli illustri precedenti, ovviamente a partire da Gualino e proseguendo con Pietro Accorsi, che ha lasciato una fondazione che ne conserva parte delle opere nel palazzo di via Po che fu di sua proprietà, e al celebre antiquario Giuseppe Rossi, la cui raccolta venne smembrata e venduta all'asta a Londra da Sotheby's nel 1999, suscitando non poche polemiche a Torino. Per arrivare, infine, a Giovanni Agnelli e alla pinacoteca del Lingotto.