Caro direttore, tre ministri della Repubblica, Ronchi, Matteoli e Pecoraro Scanio dichiarano la colmata a mare di Bagnoli una «bomba ecologica» da rimuovere perché i suoi veleni, tra i quali gli idrocarburi policiclici aromatici altamente cancerogeni, hanno inquinato le spiagge e i fondali marini di Coroglio. Talché, nell'aprile 2003, il ministro Matteoli, il governatore Bassolino, la sindaca Iervolino, il presidente della BagnoliFutura Santangelo e il presidente dell'Autorità portuale Nerli firmano un accordo sul trasferimento della colmata a Napoli est per riempire la darsena di levante. Costo 40 milioni di euro. Ma non se ne fa nulla. Talché, nel dicembre 2007, i ministri Bersani, Bianchi, Di Pietro, Pecoraro Scanio e Mussi e, tra le tante autorità toscane e campane, Bassolino, la Iervolino, Santangelo e Nerli firmano un altro accordo per il trasporto della colmata a Piombino. Costo 970 milioni di euro. Ma solo un anno dopo, nel dicembre 2008, il provveditorato regionale alle opere pubbliche viene incaricato di precisare quanto costa bonificare le spiagge e i fondali marini di Coroglio (15 milioni di euro ), «detossicizzare» la colmata (40 milioni) e trasportarla a Piombino (60 milioni). In tutto 115 milioni di euro. Ed ecco la sorpresa che non ti aspetti in una regione come la Campania che amministra migliaia di milioni di euro e che non esita a sperperarne un miliardo per finanziare la realizzazione di centinaia di opere né utili né urgenti. Il commissariato regionale all'emergenza bonifiche fa sapere che questi soldi non li ha. Nessun problema. Lasciamola dov'è. «Potremmo utilizzarla come l'agorà del Forum universale delle Culture del 2013» pensa il vicesindaco Sabatino Santangelo (lo stesso che fino al dicembre 2007 la pensava diversamente). Ovviamente dopo averla «messa in sicurezza». Basterebbe costruire un muraglione in cemento armato profondo venti metri, alto quattro, pari all'altezza della colmata, e lungo novecento metri, che è la distanza tra due pontili. Un'opera costosissima e difficilissima esecuzione, che, tra l'altro, non risolverebbe il problema della bonifica delle spiagge e dei fondali marini di Coroglio. E che seppellirebbe per sempre il sogno di rivedere la famosa «spiaggia dei napoletani». Quella che abbiamo frequentato fino agli anni '40 quando uno scellerato direttore dell'Italsider decise di cancellarla scaricandovi gli scarti della siderurgia. Ma c'è un piccolo dettaglio che sfugge ai due amministratori. Bisognerebbe approvare una variante al Pua del 2005, necessaria anche per tener conto della rinuncia a realizzare il portocanale (era ora). A questo punto occorre gridare «basta» con questa BagnoliFutura, con i suoi ritardi, con i suoi errori, con le sue incapacità. L'intera città deve chiedere al governo i 55 milioni di euro che servono per la bonifica delle spiagge e dei fondali marini di Coroglio e per la rimozione della colmata. E la nomina di un commissario che prenda in mano questa «penosamente irrisolta» trasformazione urbana di Bagnoli. Gerardo Mazziotti Napoli