Scontri Terremoto al Consiglio superiore che si riunisce oggi. Voci su Carandini alla presidenza. Resca: ecco il logo «Museo Italia» Settis si dimette, altri pronti a seguirlo. L'ira di Bondi: atteggiamento ideologico Il pacatissimo Sandro Bondi una volta tanto si infervora: «Amo il ministero e la cultura italiana tanto e forse più del professor Salvatore Settis. Ho lavorato in questi mesi per aiutare il ministero, nonostante le difficoltà economiche. Ho ripreso il progetto di Alberto Ronchey: come in tutti i Paesi europei, dico tutti, mettere a disposizione della macchina culturale italiana non solo gli scienziati del settore ma anche le professionalità manageriali». Poi arriva il nodo: «Amo le questioni concrete, come impongono i tempi, non le battaglie ideologiche». Settis starebbe ingaggiando una battaglia ideologica? «Si ritrova a combattere dalla parte della conservazione, della chiusura a ogni innovazione. Proprio lui che, paradossalmente, è da sempre nemico dell'immobilismo ». Oggi alle 13, al ministero dei Beni culturali nell'antico Collegio Romano dei Gesuiti, il duello Settis-Bondi arriverà all'atto conclusivo. Il presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali (il parlamentino del dicastero, che deve per legge «obbligatoriamente » esprimersi sui programmi nazionali per i beni culturali e paesaggistici e sugli accordi internazionali) si dimetterà in polemica col ministro. I capi d'accusa: aver accettato «supinamente» il taglio di un miliardo di euro nel 2009-2011, aver ridotto il dicastero «a uno stato larvale», aver nominato Mario Resca (ex manager della Mc Donald's) consigliere con la prospettiva di collocarlo al vertice della futura direzione generale per la Valorizzazione, aver «commissariato» l'area archeologica romana affidandola a Guido Bertolaso. Settis non sarà solo. Andrea Emiliani (ex soprintendente a Bologna) ha già inviato la lettera d'addio. Sempre in polemica con Bondi, che in una lettera a «Il Giornale» aveva risposto a Settis spiegando le ragioni dei commissariamenti delle aree archeologiche: «Pompei è da anni sotto la direzione di Pietro Guzzo, uno dei massimi esperti di archeologia romana. Ma lo stato di abbandono e le molte disfunzioni che colpiscono i turisti in quella che resta una delle aree socialmente più sensibili del Paese, ha reso necessario il ricorso a specifiche capacità organizzative e manageriali, come del resto gli stessi Fori Romani»: Emiliani ha ritenuto inaccettabili tali argomentazioni. Dovrebbero dimettersi anche Marisa Dalai Emiliani, presidente dell'Associazione Bianchi Bandinelli, lo storico dell'arte e dell'architettura Cesare De Seta, la docente di Metodologia della ricerca archeologica Andreina Ricci, la docente di Archivistica Mariella Guercio. Seguiti, con ogni probabilità, da Tullio Gregory e da Gianfranco Cerasoli, segretario della UilBeni culturali, che a dicembre votò (con Marisa Dalai Emiliani e Mariella Guercio) contro la riforma del ministero voluta da Bondi e quindi contro la nascita della futura direzione Resca. L'accusa di Settis è da mesi durissima: continuando così si abbatte il concetto di tutela, aprendo autostrade alla valorizzazione commercializzazione dei beni culturali, e l'apparato delle soprintendenze verrà smantellato. I collaboratori di Bondi (che ieri ha chiuso un accordo con la tv Arte, ottenendo l'inserimento dell'Italia nell'asse finora solo franco tedesco) rispondono escludendo sdegnosamente ogni accantonamento delle soprintendenze ma ricordando che i tagli imposti dalla situazione italiana e internazionale non riguardano solo i Beni culturali ma ogni piega della macchina statale. E che il miliardo di euro in tre anni risponde al 30 tremontiano. In quanto al futuro, al ministero è già pronto un marchio nuovo di zecca: «Museo Italia». Un'idea di Resca, messa a punto con l'altro consigliere di Bondi, Alain Elkann. Una denominazione sotto la quale l'Italia potrebbe raggiungere grandi accordi internazionali di prestiti e scambi economicamente proficui, nel pieno rispetto della tutela, proprio per favorire l'arrivo di denaro da investire nel settore. Al Collegio Romano c'è chi cita il caso Louvre- Abu Dhabi: un miliardo di euro piovuto (tra enormi polemiche) in Francia, e di questo denaro ben 400 milioni dovuti al solo marchio «Louvre» sotto il quale creare il doppio del museo parigino. Un approccio che Settis e gli altri dimissionari, spalleggiati da centinaia di studiosi e soprintendenti, rifiutano in nome della tutela affidata allo Stato dall'articolo 9 della Costituzione. Ieri sono stati in molti a schierarsi a favore di Settis (Legambiente, Italia Nostra, Comitato per la bellezza, Patrimonio Sos, il Pd, la Uil Beni culturali che sollecita le dimissioni di Bondi). Ma al ministero c'è già chi sussurra il nome del possibile successore di Settis: Andrea Carandini, archeologo di grandissima fama, neo-nominato presidente del comitato scientifico per l'area archeologica romana. Fanta-cultura? Chissà.
Beni culturali, l'ora della resa dei conti
Il presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali, Salvatore Settis, si dimetterà in polemica con il ministro della Cultura, Sandro Bondi. Settis accusa Bondi di aver ridotto il dicastero a uno stato larvale, di aver nominato un manager della McDonald's come consigliere e di aver commissariato l'area archeologica romana. Settis sostiene che Bondi sta ingaggiando una battaglia ideologica e che sta smantellando l'apparato delle soprintendenze. I collaboratori di Bondi rispondono escludendo ogni accantonamento delle soprintendenze. Il ministero della Cultura è già pronto a presentare un nuovo marchio, Museo Italia, che potrebbe favorire l'arrivo di denaro da investire nel settore.
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