E' DURATO poco, il rinascimento dei castelli e dei musei pugliesi. Il tentativo di ridare smalto all'offerta culturale del territorio, anche attraverso il contributo dei privati, ora deve fare i conti con alcuni dati desolanti. Ad esempio, lo sciopero, proclamato per oggi, dei dipendenti di Novamusa, la società che gestisce i servizi di biglietteria libreria e visite guidate in numerosi musei: l'azienda è in crisi e i dipendenti sono senza stipendio. Sono lontani i tempi in cui l'arrivo delle società di promozione culturale - alle quali, grazie alla legge Ronchey, erano affidati i "servizi aggiuntivi" del patrimonio pubblico - sembrava destinato a richiamare folle di visitatori. Da allora sono trascorsi quattro anni. Ma la tendenza all'aumento di turisti registra una battuta d'arresto. Il calo è generale ma ha un'eccezione importante: il Castello Svevo di Bari. Dove, in controtendenza, i turisti aumentano. La ragione? Semplice, banale: sono gli eventi, le mostre - in questo caso le due esposizioni dedicate a Modigliani (ventimila spettatori) e a Ceroli (sedicimila) - a far salire introiti e ingressi. Nel 2003 si sono persi quasi tremila visitatori. Il 2002 era stato l'anno del boom, con 77mila biglietti strappati in più rispetto all'anno precedente. L'ultimo bilancio si chiude con 496mila euro entrati nelle casse dello Stato (e in misura minore delle società di servizi). Una montagna di denaro considerevole ma ancora insufficiente: il Touring club italiano calcola addirittura, come ha riportato recentemente il Sole24 ore, che se ci fosse uno sfruttamento a regime delle risorse la regione otterrebbe risorse per due miliardi di euro, dando posti di lavoro a 48.500 giovani. A partire da questi dati - elaborati e analizzati da Marisa Milella, direttrice per la Soprintendenza del castello di Copertine - la Cgil tenta di avviare una riflessione pubblica sul tema della valorizzazione del patrimonio culturale, coinvolgendo, oltre a tutti i soprintendenti pugliesi, docenti, lavoratori e rappresentanti di associazioni come Legambiente, Wwf, Assotecnici e Città plurale. Il convegno, in programma venerdì mattina al Castello Svevo di Bari, fa il punto sugli "esiti immediati" del nuovo codice voluto da Giuliano Urbani, ministro dei Beni e le attività culturali. Un bilancio del passato recente - l'impatto della legge Ronchey sul sistema pugliese - e un tentativo di prevedere cosa succederà con la riforma in atto. Finora si nota una sproporzione tra lo sviluppo dell'offerta museale in provincia di Bari - dove si concentrano i due terzi dei visitatori complessivi e il resto della regione. E questo malgrado la maggior parte del tesoro archeologico pugliese sia custodito a Taranto (che attira poco più di un decimo dei turisti di Castel del Monte e la metà di Trani). Decisive sono le mostre: ovunque siano state organizzate il numero dei visitatori è cresciuto. «La ricetta - commenta il soprintendente regionale, Ugo Soragni - è coniugare l'importanza dei siti con l'interesse delle attività che questi immobili storici sono in grado di esprimere. Bisogna che gli uffici del nostro ministero, oltre a svolgere le loro attività, programmino iniziative e mostre: il sito monumentale da solo non è in grado di attrarre visitatori». In effetti, fa notare Giuseppe Gesmundo, della Cgil, la decisione di «esternalizzare a imprese private la gestione dei servizi "a reddito" ha senz'altro migliorato la"customer satisfaction" del visitatore. In Puglia, però, dove i servizi aggiuntivi sono partiti nel 2000, pochissime istituzioni sono riuscite a garantire ai concessionari margini economici interessanti. Il numero di visite necessarie per mandare a pareggio i servizi - aggiunge Gesmundo - si attesta sulla soglia di 200mila visitatori l'anno, raggiunta nel 2002 solo da Castel del Monte, che non l'ha mantenuta nel 2003». (Proprio ieri, però, il Comune di Andria ha annunciato che dal primo aprile al 30 settembre sarà di nuovo attivo il centro di accoglienza turistica). Ma forse in Puglia la via verso la privatizzazione soft - contrapposta, dalla Cgil, alla "svendita" minacciata dall'attuale governo - non è stata intrapresa con sufficiente decisione. Nel migliore dei casi, nei musei si riescono a trovare caffetterie e librerie poco fornite. In altre realtà, ad esempio la Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, ci sono ottimi ristoranti e piacevoli caffè all'aperto. «Un sito monumentale - conclude Soragni -funziona se c'è un'intesa tra chi lo gestisce e gli enti territoriali. Se si costituisce un distretto culturale a Castel del Monte con Andria, Barletta e Trani, allora sì che si crea un'intesa virtuosa. Tutto, ora, si muove in questa direzione. Basti pensare all'accordo programma quadro e ai 'Pis'. E al progetto Acri sviluppo Sud lanciato dalla "Fondazione cassa di risparmio di Puglia" con le fondazioni del Nord: sono stati valutati solo gli interventi che presuppongano un partenariato tra più soggetti, sia pubblici che privati».