Cento impiegati per migliaia di pratiche arretrate. Lazzaro: "Dovremmo poter bloccare i lavori in qualunque momento" "Tempi troppo stretti". Il dirigente dellEdilizia privata contro il silenzio-assenso "La legge non è chiara bisognerebbe sedersi con i Beni culturali e stabilire quando serve o no il parere" I problemi riguardano gli edifici costruiti prima del 1939, per i quali interviene la Soprintendenza Un ufficio carico di lavoro con appena un centinaio di dipendenti e migliaia di pratiche arretrate. Un ufficio che poco più di un anno fa, a causa dello scarso rendimento, è stato totalmente ristrutturato. Un ufficio, quello allEdilizia privata del Comune, che fa i conti con iter burocratici complessi e che sempre più spesso finisce nel mirino degli inquirenti per concessioni rilasciate senza accurate verifiche. Colpa del silenzio assenso, anzitutto. Si tratta di un procedimento che permette a chi vuole costruire di presentare una domanda allEdilizia privata, attendere sessanta giorni, e, nel caso in cui non ottenga alcuna risposta, partire con i lavori. Una procedura che, nei fatti, facendo leva su una scadenza che lamministrazione non rispetta, mette il coltello dalla parte del manico in mano a chi vuole edificare. E, contemporaneamente, mette i tecnici dellEdilizia privata a rischio: perché spesso i sessanta giorni che la legge concede allufficio per esaminare la pratica non bastano. Così capita che i lavori comincino quando i tecnici hanno appena iniziato a valutare la richiesta. Richieste che - assicura il dirigente coordinatore dellEdilizia privata Federico Lazzaro - richiedono una grandissima attenzione e molti approfondimenti. «Non è facile esprimersi su una concessione - spiega Lazzaro - perché ci sono zone vincolate dal piano regolatore e zone che non lo sono. Ci sono tipologie di costruzioni per le quali non serve alcunché e altre tipologie che invece prevedono la richiesta di parere alla Soprintendenza». Il caso più complesso è quello dei netti storici, quelle costruzioni realizzate prima del 1939, ma non per forza con una valenza storica o paesaggistica. «Di fatto - continua Lazzaro - non cè una legge che prevede la richiesta di parere da parte della Soprintendenza per i netti storici. Ma è una consuetudine che ormai portiamo avanti da anni. Bisognerebbe sedersi a un tavolo con i Beni culturali e stabilire per quali netti storici serve il parere e per quali no». Così può capitare che un privato presenti una richiesta di concessione per abbattere un netto storico, che lufficio non risponda entro sessanta giorni, che i lavori abbiano inizio e che pezzi di storia possano finire in briciole senza che nessuno ne sappia il reale valore. E può capitare che solo dopo il Comune si renda conto che mancava il parere della Soprintendenza, sempre più spesso perché scatta unindagine e il relativo sequestro. «Credo che il Comune dovrebbe avere la facoltà di interrompere i lavori iniziati con il silenzio assenso in qualunque momento, se cè una illegittimità - aggiunge il dirigente - ma nei fatti, quando succede, si aprono lunghi contenziosi davanti al Tar con limpresa che reclama la regolarità del suo operato». Diverso il meccanismo della Dia, la dichiarazione di inizio attività: in questo caso è il privato che inizia i lavori correndo il rischio che entro sessanta giorni il Comune glieli blocchi. Anche se, pure in questo caso, è difficile che lufficio riesca a esaminare la pratica per tempo. Ma la grana maggiore per chi vuole costruire è leterno contenzioso tra i cittadini che vogliono costruire e quelli che non vogliono che si costruisca davanti a casa propria. «Le concessioni sono sempre rilasciate salvo diritto di terzi - conclude Lazzaro - ma non sempre il diritto dei terzi è fondato. Però scatta la denuncia. La verità è che bisognerebbe rivedere il piano regolatore perché ci sono nuove aree che andrebbero sottoposte a vincolo e aree per le quali i vincoli sono forse eccessivi». sa. s.
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Il Comune di Milano ha un ufficio carico di lavoro per la gestione delle pratiche arretrate, ma con solo un centinaio di dipendenti e migliaia di pratiche da esaminare. Il dirigente dell'Edilizia privata Federico Lazzaro sostiene che i tempi sono troppo stretti e che il silenzio assenso è un problema. La legge non è chiara e bisognerebbe stabilire quando serve il parere della Soprintendenza per i netti storici. I problemi riguardano gli edifici costruiti prima del 1939, per i quali interviene la Soprintendenza. Lazzaro sostiene che il Comune dovrebbe avere la facoltà di interrompere i lavori iniziati con il silenzio assenso in qualsiasi momento.
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