Vertice ad alta tensione con una lettera a Bondi. Probabile cancellazione della Turandot "Se continua così chiederemo che il teatro sia riconsegnato alla famiglia" un prestito per riaprire in fretta il Petruzzelli. Dal faccia a faccia di ieri tra Michele Emiliano e Nichi Vendola è arrivata lultima offerta della Regione: anticipare al commissario straordinario per la ricostruzione del Petruzzelli, Angelo Balducci, i 6,5 milioni di euro necessari per coprire le spese extra sostenute per il restauro del politeama barese. Dopo aver atteso invano i Fas, dopo aver chiesto inutilmente al Governo di stornare dai fondi europei destinati alla Puglia la somma necessaria per chiudere la partita, ieri la giunta Vendola ha tentato lultimo rilancio possibile. "Per garantire la riapertura del in tempi brevissimi - spiega lassessore al Bilancio, Michele Pelillo - la Regione Puglia sta valutando la possibilità, nellambito della redazione del Bilancio, di anticipare al commissario straordinario parte delle somme necessarie per il pagamento delle imprese". E questo il massimo che il sindaco Michele Emiliano è riuscito ad ottenere dalla Regione. Dopo le numerose porte in faccia chiuse dal ministero, la giunta Vendola proverà per lennesima volta a strappare un "via libera" a Sandro Bondi. Ma su un punto, la squadra del governatore non è disponibile a trattare: nessun assessore firmerà mai di suo pugno lassegno di 6,5 milioni per pagare direttamente le spese di ricostruzione di un teatro privato. «E intenzione della Regione - spiega Pelillo - sbloccare parte delle somme necessarie su richiesta del commissario straordinario, stazione appaltante dei lavori, a titolo di prestito, in modo da poter consentire limmediata apertura del teatro e la sua restituzione alla cittadinanza barese». Solo sotto questa forma, i 6,5 milioni di euro della discordia potranno essere impegnati dalla Regione senza infrangere la legge o incorrere in accertamenti da parte della Corte dei conti: «I debiti infatti - sottolinea lassessore al Bilancio - non sono della Regione ma del commissario straordinario e quindi del governo nazionale». Ma i tempi per ammaliare il ministro Bondi con questa offerta sono ormai strettissimi. Se la riconsegna del teatro non avverrà entro questo fine settimana, la prima del Petruzzelli, in programma per il 27 marzo, slitterà unaltra volta. Ma la proposta del prestito non convince il centrodestra pugliese. A chiedere una presa di posizione più chiara è il capogruppo di Forza Italia, Rocco Palese: «Il Governo Vendola dica una volta per tutte se vuole o non vuole onorare limpegno assunto un anno fa di stanziare gli ulteriori 6,5 milioni di euro per garantire la riapertura e la restituzione del Teatro Petruzzelli alla città di Bari, come peraltro già fatto da Comune e Provincia, attingendo dai propri bilanci». Ma Palese stuzzica la maggioranza anche sul piano politico: «Non vorremmo che la dichiarazione odierna di Pelillo, rilasciata a margine di una complessa riunione di maggioranza, fosse una sorta di contropartita al segretario regionale del Pd e sindaco Emiliano per aver aperto alla sinistra estrema sullo sbarramento previsto dalla legge elettorale regionale». E lo stesso Pelillo a replicare al capogruppo dellopposizione: «Noi attendiamo una risposta da Bondi, non certo da Palese - dice - ci teniamo a tener lontani i corvi dal Petruzzelli e a impedire che si facciano giochi sul teatro che è pronto ma non viene aperto e consegnato dal commissario straordinario governativo». Lultima certezza è che si naviga a vista. Con unaggravante. La barca, suo malgrado, fa acqua da tutte le parti. A meno di un mese dallormai solo presunto debutto per il 21 marzo della Turandot sul palcoscenico del Petruzzelli, la Fondazione lirico sinfonica prende atto che il condizionale non è dobbligo anzi simpone. E il sindaco Michele Emiliano, in qualità di presidente dellente lirico, sottoscrive al termine di un lungo consiglio di amministrazione una lettera indirizzata ieri sera con un fax al ministro Sandro Bondi. Un atto formale per interrompere un silenzio altrimenti imbarazzante visto che, ad oggi, dal ministero tutto tace rispetto allannunciata e mai espletata consegna del politeama allente lirico. E nel silenzio si chiude lo stesso Emiliano, lasciando che a parlare sia il vicepresidente della Fondazione, Onofrio Sisto. «Se entro sabato mattina non avremo le chiavi del Petruzzelli - annuncia - saremo costretti a cancellare la messa in scena della Turandot. Una responsabilità di cui, evidentemente, dovrà farsi carico il ministro Bondi. Non ci sarebbero, del resto, i tempi tecnici per debuttare il 21 marzo. Un impegno che era stato assunto, beninteso, sulla scorta delle rassicurazioni di Bondi rispetto alla consegna del teatro a febbraio». Rassicurazioni, finora, scivolate nel silenzio. Impensabile in tempi così brevi il ripiego della trasformazione in palcoscenico della Fiera del Levante, non resterebbe che una sola chance: lesecuzione in forma di concerto della Turandot. Al Piccinni, a quanto pare. «Il che significherebbe - spiega Sisto - mettere in discussione la credibilità della Fondazione, anche dinanzi a un artista come il maestro Roberto De Simone». Puzza di bruciato ha infatti sentito Gianluigi Gelmetti, il direttore dorchestra invitato per la Turandot al Petruzzelli, che ha preferito non assumere impegni in assenza delleffettiva riapertura del teatro. Al suo posto, suggeriscono voci di corridoio, giungerà un giovane direttore russo. E silenzio è scivolato anche sul capitolo dellorchestra. È datata 17 novembre 2008 la richiesta di parere favorevole sullassunzione a tempo indeterminato dei 51 musicisti della Sinfonica provinciale nellorganico della Fondazione. Ebbene è da allora che quella lettera giace, senza risposta, sulla scrivania di Salvo Nastasi, direttore generale per lo Spettacolo dal vivo al ministero. Da qui la risoluzione, assunta sempre durante il cda di ieri, di chiedere conto del mancato parere, formalizzata attraverso un fax firmato di pugno dal sovrintendente Giandomenico Vaccari. Servirà a qualcosa? I pessimisti, o maligni che dir si vogliano, pronosticano un prosieguo di questo gioco delle parti. Tantè che, lasciando gli uffici della Fondazione, che del Petruzzelli possiede solo una bella vista sulla facciata, il vicepresidente Sisto lancia una boutade: «Dovesse continuare così, finiremo col chiedere al governo che il teatro sia riconsegnato alla famiglia Messeni Nemagna. Vorrà dire che la Fondazione proseguirà le sue attività al Piccinni».