Imparare a conservare. La formazione e la qualificazione del restauratore, i suoi rapporti con le realtà istituzionali assieme alla presentazione delle più recenti e innovative soluzioni in materia di marketing, tecnologia e sicurezza sono stati i temi caldi dell'undicesima edizione del Salone del Restauro e della Conservazione di Beni Culturali, che si è conclusa domenica a Ferrara. Presenze di eccezionale importanza nello scenario della cultura nazionale, quali l'Istituto Centrale per il Restauro di Roma e l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze si sono alternate ad un fitto numero di istituzioni culturali a carattere regionale o provinciale giunti da ogni parte d'Italia a presentare progetti o resoconti di restauri del patrimonio locale. Musei, Istituti di credito Fondazioni per l'arte, centri di ricerca e catalogazione, hanno attirato l'attenzione soprattutto dei molti giovani visitatori, coloro che oggi studiano per diventare gli operatori della cultura di domani. Nei padiglioni della fiera della citta estense, erano numerosi gli stand di ditte specializzate nei materiali e nelle più avanzate tecnologie per il recupero di edifici storici, materiali lapidei, pitture a fresco; i settori di attività andavano dal risanamento alla conservazione, dalla diagnostica attraverso attrezzature e software tecnologicamente all'avanguardia, alle soluzioni multimediali per la promozione e la valorizzazione. Conoscere per valorizzare, dunque. Ma l'evento ferrarese è stato un'occasione importante per fare il punto della situazione sulle metodologie del restauro e sulla formazione dei suoi professionisti. Le università, anch'esse presenti al salone, non possiedono ancora le strutture specifiche che garantiscano un adeguato supporto alle materie curriculari, quali attrezzature, spazi, disponibilità di opere su cui intervenire. Tuttavia, il Consiglio dei Ministri individua, tra i soggetti abilitati all'insegnamento del restauro, le Regioni, attive nell'organizzazione di corsi di formazione. Il mondo del lavoro, quindi, è stato un altro tema fondamentale del Salone: nell'assenza, almeno per il momento, di un Albo dei restauratori, ha debuttato a Ferrara l'ARPEA (Associazione per il Recupero del Patrimonio Edilizio e Architettonico), che riunisce restauratori professionisti che, attraverso un proprio statuto, promuovono le regole tradizionali di manutenzione e valorizzazione del patrimonio. Ad animare l'appuntamento ha contribuito un ricco programma di convegni, incontri tecnici e seminari. Ben dieci mostre hanno invitato il visitatore a calarsi in tematiche specifiche, per valutare tutte le operazioni culturali, tecniche, scientifiche che concorrono alla buona riuscita di un intervento di recupero. Interessante la presentazione del progetto per la ricostruzione del ponte cinquecentesco di Mostar, in Bosnia, distrutto durante la guerra civile nel 1993. Affascinante, invece, per l'atmosfera e per un senso di appartenenza, la mostra sul ritorno della Fenice il cui obiettivo è di documentare i diversi saperi storico-filologici, artistici, artigianali e tecnici che sono stati coinvolti nell'opera di restituzione del teatro com' era e dov'era alla città. Un intero settore del Salone è stato dedicato, infine, alle delegazioni estere di esperti, coordinate dall' Istituto per il Commercio con l'Estero, provenienti da Cile, Egitto, Tunisia, Giordania, Russia e Ucraina.