Il piatto forte sarà la mostra sul 400 italiano. Dopo la deliziosa rassegna sul Guercino, che a settembre volerà al Kunsthalle di Berna, cè molta attesa per levento del 2010. Ci stanno già lavorando Marzia Faietti, col suo braccio destro Giorgio Marini, e lo storico dellarte Hugo Chiampan. La mostra, gemellata col British museum, riunirà i capolavori del Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi con quelli del museo londinese. Intanto cè da dare una mano al Metropolitan di New York che, lanno prossimo, metterà su una mostra sul Bronzino, grazie al prestito di disegni della collezione degli Uffizi. La gestione dei prestiti e delle mostre è un compito delicato per Marzia Faietti, dal 2004 direttrice della prestigiosa istituzione. Limmenso patrimonio, costituito da oltre 15omila opere, è un mare di carta fragile e rugosa che solo periodicamente si concede alla luce, in occasione di mostre. Come i fogli ingialliti e preziosi del Guercino, ancora sotto le teche della prima sala del Gabinetto. Quando Marzia Faietti è arrivata dallEmilia, le hanno subito messo in mano un decalogo di cose da fare: in primis la digitalizzazione di tutte le opere, quindi la ricerca sulla grafica; a seguire organizzare le collane didattiche, promuovere i workshop e i convegni sulla catalogazione, studiare cataloghi «lievi ed approfonditi», come piacciono a lei. Ma il suo obiettivo è anche quello di frugare fra gli anonimi, montagne di fogli ormai del color del tè «a cui sarebbe meraviglioso dare un nome, lappartenenza a una scuola». «Sono rimasta folgorata - racconta Marzia Faietti - quando mi sono trovata fra le mani lautoritratto di Andrea Mantenga e solo qualche tempo dopo il disegno del busto di una statua riconoscendo subito il tratto del Parmiggianino. Anche prima di venire a Firenze, mentre lavoravo su una recensione a Bologna - continua - ho trovato un famosissimo ritratto di Alessandro Achillini, che si riteneva perduto. Vede - commenta lasciando dondolare gli orecchini di giada in tono con i suoi occhi - è come se gli artisti chiamassero. Le scoperte sono intorno a noi, come le persone». Era un pensiero che certamente condivideva il principe Leopoldo dei Medici, grazie al cui bernoccolo per il collezionismo, prese slancio una collezioni oggi ambita al prestito, da tutto il Mondo. Giravano per lItalia e per il mondo i suoi emissari esperti darte, alla ricerca di dipinti, gemme e medaglie, di cui il principe era avido. Ma non tornavano mai dai loro viaggi daffari senza includere nel bottino i fogli dei maggiori artisti antichi e contemporanei. Ne misero insieme 12 mila assecondando i gusti del futuro cardinale. Quel cospicuo nucleo costituì la pietra miliare di un fondo che negli anni a venire si arricchì via via di lasciti privati, in buona parte provenienti da membri della famiglia Medici ma anche dai Lorena che, col nuovo corso del Regno, rimpolparono la collezione acquisendo il fondo Gaddi, Hugford e Michelozzi, per un totale di 800 disegni sciolti e 8 mila stampe. Le collezioni darte medicee-lorenesi divennero patrimonio nazionale con lUnità di Italia e questo diede il là a una vistosa crescita di donazioni che trovarono degna sistemazione col Novecento nei locali ricavati dal vecchio teatro mediceo costruito dal Buontalenti. Custodite nel buio e in un microclima ad hoc, il fondo conta oggi 15omila opere che lo staff del Gabinetto disegni e stampe, 13 persone capitanate da Marzia Faietti con lo storico dellarte Giorgio Marini, sta procedendo a catalogare. «E un lavoro che non finirà - chiarisce subito la direttrice - suscettibile di modifiche man mano che la ricerca va avanti». Ma se il passato va maneggiato con cura, esige non meno perizia il futuro che, nei progetti del Gabinetto disegni e stampe, planerà sulle donazioni di opere a matita di artisti contemporanei. Il monumentale trittico «Notturno» di Omar Galliani, unopera su tavola, costituita da tre pannelli di 258 x 185 cm, è riuscito a farsi largo fra le comprensibili perplessità dei Beni Culturali nei confronti della proposta di acquisizione, aprendo al nuovo corso pubblico-privato, grazie alla presenza dello sponsor (Gruppo Cremonini). Con Omar Galliani il «disegno», fondamento del Rinascimento italiano, è così ritornato agli Uffizi in una veste modernissima. In questa logica si stanno valutando altre donazioni. Le proposte sono tante ma non tutte saranno accolte. «Quello che manca - aggiunge la Faietti - è lo spazio per la consultazione. Nellex sala dove fino agli anni Settanta aveva sede lArchivio di Stato si sono arenati i lavori di adattamento. Peccato, erano già a due terzi. Ci vorrebbe uno sponsor per portarli a termine, perché gli spazi pubblici, sono la cosa più importante».