Ancora una volta è il 1968 il punto di partenza per una riflessione sul rapporto tra larte visiva e la storia sociale del nostro Paese. Non si tratta però delle consuete immagini di manifestazioni politiche né di presunti cambiamenti epocali dei costumi: la ricorrenza che muove Sicilia 19682008, inaugurata lo scorso weekend (fino al 31 maggio) al Riso, nuovo museo darte contemporanea a Palermo, origina dalla tragedia consumatasi nellisola proprio nel 68, il terribile terremoto che distrusse il Belice e in particolare Gibellina. Un luogo che divenne il simbolo di come la cultura e larte sarebbero potute servire da stimolo propulsore per ricostruire da zero unidentità violata: il "Cretto" di Burri a ricoprire le macerie del borgo originario come un lenzuolo a cielo aperto; la "Stella" in acciaio di Pietro Consagra, la simbolica visita dellartista sciamano Joseph Beuys, il lungo soggiorno di Schifano che proprio in Sicilia lavora al ciclo "Orto botanico" del 1984. Poi molte strade si sono interrotte, e il sogno di portare stabilmente larte contemporanea nel Sud Italia è rimasta unutopia, nonostante i periodici tentativi di dare continuità sul territorio alle numerose voci di siciliani stimati in ogni parte della penisola, molto meno a casa loro. La notizia di oggi, quindi, non si lega tanto alla mostra quanto alla sfida di "fare sistema" collegando le diverse risorse sul territorio, stabilendo per cominciare un ponte con Catania dove, negli stessi giorni, aprono al pubblico due nuove fondazioni, la Puglisi Cosentino, con unesposizione dedicata alle "Costanti" di qualità dal 900 a oggi, e la più militante sede del collezionista inglese Brodbeck. Non ultimo, il rilancio dellAtelier sul Mare a Castel di Tusa, operazione pionieristica in Italia di hotel dellarte e interventi ambientali. In mancanza di unattività pubblica continuativa, il collezionismo privato rappresenta il fiore allocchiello nella voglia di novità di una regione, per cultura e abitudine, solitamente ancorata alla tradizione. Eppure, a giudicare dalle opere proposte in questa prima rassegna (e altre ne verranno, sotto lattenta regia di Renato Quaglia, che non essendo né un critico né un curatore ma un manager culturale si muove con logiche che privilegiano una visione generale al particolarismo iperspecialista), non cè traccia né di gattopardismo né di montalbanesimo, cioè lidea che il siciliano basti e avanzi a se stesso, senza troppo badare a ciò che accade nel mondo. Nei due piani di Palazzo Riso, bellissimo il secondo, restaurato ma non deturpato dallideologismo degli architetti contemporanei, è come se vedessimo due mostre con due sguardi diversi solo in parte complementari. Tra 1968 e 1989 la prospettiva è ancora fortemente localista, dunque netta la predominanza di artisti italiani scelti da Sergio Troisi; con il 1990 si entra in una realtà globale, che predilige il gusto internazionalista, e dunque anche il collezionista siciliano comincia a girare per il mondo alla ricerca di opere esteticamente condivisibili altrove, fatto che giustifica la massiccia presenza di stranieri (questa sezione è curata da Valentina Bruschi). Tra la prima e la seconda ipotesi corre il filo di una storia parallela tra la Sicilia e il mondo, anche se gli eventi possono risultare scollegati tra loro. Dal 1968 a oggi, per ogni anno cè unopera "simbolo" acquistata in Sicilia, in un continuo movimento tra interno ed esterno. Non sempre le connessioni risultano facili e immediate, ma linsieme risulta suggestivo; e tra le opere, alcune riportate alla luce o addirittura mai esposte, cè qualche capolavoro. Ad esempio "La Vucciria" di Renato Guttuso (1974), acquisita per lUniversità di Palermo e diventata unicona del capoluogo siculo; il piccolo disegno di Beuys per Gibellina, con dedica a Ludovico Corrao, animatore della rinascita della città distrutta; il patchwork di bandiere in raso di oltre dieci metri, che Alighiero Boetti assemblò nel 1985; l'Obelisco Cassodoro" di Arnaldo Pomodoro (1988), gemello del Monumento ai Caduti di Lampedusa. Si tratta di opere che hanno tutte un forte legame con il territorio, mentre la selezione al secondo piano si concentra sulla lungimiranza e lattenzione dei collezionisti privati, informati e un po modaioli. Gran parte dei protagonisti dello star system ci sono anche in Sicilia: Julian Opie, Cattelan (i piccioni imbalsamati e scagazzanti, acquistati nel 1997 dallarchitetto Grasso Cannizzo), Tony Cragg, Serrano, Jonathan Monk, la Favaretto e altri. Molto importante, invece, il "ritrovamento" della gigantesca installazione che Kounellis realizzò per la sua mostra personale allAlbergo delle Povere di Palermo nel 1993, una dozzina di armadi sospesi sulla nostra testa dal soffitto. Un lavoro poetico e poderoso, soprattutto testimone di una breve stagione in cui la pubblica amministrazione parve scommettere sul contemporaneo e che oggi, simbolicamente, torna per inaugurare il nuovo corso ambizioso e stimolante fortemente voluto dalla Regione Sicilia. In tempi di magra, inoltre, il Museo Riso è tra le poche istituzioni che mira a costruirsi un patrimonio in termini di collezione pubblica. Da incoraggiare e seguire con attenzione.