La bicentenaria Brera ha ancora voglia di rinnovarsi e stimolare il dibattito artistico attuale. Ne ha loccasione con la manifestazione per i 200 anni della Pinacoteca milanese, organizzata dalla Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio e Varese, con la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia. Primo ospite deccezione il Caravaggio, la cui «Cena in Emmaus», da settantanni a Brera, è esposta fino al 29 marzo con la precedente versione della National Gallery di Londra, il «Ragazzo con canestro di frutta» della Galleria Borghese di Roma e «I musici» del Metropolitan Museum di New York. Molte le iniziative di alto profilo, non ancora tutte annunciate, tra omaggi alla storia, attuali rinnovamenti e prospettive future. È levento più atteso. Il 19 marzo sarà presentato il restauro dello «Sposalizio della Vergine» di Raffaello, in corso nella sala XVIII. Lopera fu dipinta nel 1504 su commissione della famiglia Albizzini per la cappella di San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello, dovette essere donata al generale napoleonico Lechi nel 1798 e nel 1804 giunse a Milano, allOspedale Maggiore e, grazie al viceré Eugenio de Beauharnais, a Brera, dove fu già restaurata alla fine dell800 e a metà900, a seguito di un atto vandalico. Lintervento è stato intrapreso nel gennaio 2008 da Paola Borghese, Andrea Carini e Sara Scatragli «per recuperare larmonia cromatica falsata da stratificazioni di vernici alterate e patinature e per verificare i difetti di adesione della pellicola pittorica» ed è occasione per Brera di partecipare in prima linea al sempre più urgente dibattito internazionale sul restauro. Con una significativa scelta di restauro del Bello ideale, dallarte di Raffaello a quella di Canova: il 5 maggio sarà presentato nelloriginaria collocazione nei saloni napoleonici il calco in gesso della statua di Napoleone tratto dal marmo canoviano (allApsley House di Londra) e appena restaurato. La versione canoviana in bronzo dellimperatore trasfigurato in «Marte pacificatore» è dal 1809 al centro del cortile di Palazzo Brera. Altrettanto significativa la mostra che, dal 15 ottobre 2009 al 15 febbraio 2010, suggella il riscatto del pittore veneziano Carlo Crivelli, formato nelle botteghe dei Vivarini e Bellini e attivo soprattutto nelle Marche, ritenuto dal critico Roberto Longhi «un discepolo di Cosmé Tura, anche più fantastico e irreale» del maestro ferrarese, ma degno dessere ricordato solo per le tre opere nei Musei Vaticani e amante dei «polittici che può disseminare a sua voglia nella Marca, troppo isolata dai centri di rinnovamento artistico per adontarsene». Polittici a cui toccò un destino frequente, fortemente denunciato dal critico Federico Zeri: furono smembrati tra le sedi originarie e diversi musei italiani e stranieri. «Brera è il secondo museo al mondo, dopo la National Gallery di Londra, per numero di opere dellartista - spiega la vicedirettrice della Pinacoteca Emanuela Daffra -. La mostra ricostruisce il decennio di attività dal 1480 al90, a partire dalle tredici tavole pervenute a Brera da polittici diversi, riunisce quelle del polittico di Camerino - cinque rimaste a Brera e tre cedute in anni in cui non si era consapevoli che i polittici fossero opere darte in sé concluse - e presenta i risultati straordinari del recente restauro di un polittico». Palazzo Brera ospita lAccademia e dispone di trentotto sale espositive, già riallestite da Pietro Portaluppi nel 50 a seguito dei bombardamenti del 43 (una delle pagine di storia in mostra dall 1 di novembre 2009 al 10 gennaio 2010). Per poter gestire il grande patrimonio darte, in parte esposto, in parte in depositi o, a partire dall800, richiesto da chiese, anche bergamasche, e uffici pubblici per ornare altari e pareti sintende traslocare lAccademia, eccetto il nucleo di biblioteche e discipline teoriche, nella caserma di via Mascheroni, restaurare e ampliare la Pinacoteca nella sede storica, rilanciare una Grande Brera che comprenda anche Palazzo Citterio. «Brera è già un grande museo - premette la soprintendente Sandrina Bandera -. Ma oltre mille opere sono conservate in depositi interni e, a gruppi di collezioni, in depositi esterni: sintende recuperarle ed esporle, raggruppandole per scuole artistiche. E cè la collezione dellAccademia. Bisogna ristudiare completamente lallestimento, lavorando con un architetto. E, quando partirà il progetto della grande Brera, sinizierà il nuovo catalogo generale di tutte le opere». Nel frattempo la Pinacoteca si è fatta un restyling per il bicentenario. Lurgenza, tra perduranti ponteggi allingresso, pavimenti da rifare, illuminazione carente, assenza dindicazioni, punti di ristoro e di accoglienza per turisti, è stare al passo con gli standard museali, sempre più alti. «Lilluminazione non è ancora risolta del tutto - precisa la soprintendente -. Ci vogliono un progetto, un iter di gare e di prove. È pronta dalla fine del 2008 una sala campione, la XXII: modello su cui baseremo lilluminazione delle altre sale. Già apposti i cartellini, dati i colori alle pareti, ristrutturati i bagni. Il finanziamento di 250 mila euro elargito dal Comune di Milano copre buona parte delle spese. La gara è partita già coperta con uno stanziamento di due milioni e 300 mila euro per il progetto; è ora necessario quello di 52 milioni per lesecuzione. Comunque il Ministero per i Beni e le attività culturali è molto allentato su Brera». «I grandi cambiamenti verranno tra pochi anni; pare che siamo arrivati a un punto di svolta - sottolinea la vicedirettrice della Pinacoteca Emanuela Daffra -. Il circuito museale non ha guadagnato un metro, ma alcune sale sono state riallestite per mostrare più dipinti, in particolare del primo 800, anche su doppio registro (in origine erano esposti anche in quarta fila). Si è dato un colore alle pareti, vicino al gusto dellepoca dei dipinti, per esaltare le tonalità degli stessi: i toni di grigio e panna sono sostituiti ad esempio da un color tortora vicino al tono di fondo degli affreschi nel corridoio iniziale, da un color tabacco nella sale delle opere leonardesche e, in quelle dell800, da un azzurro verde petrolio molto intenso, deciso come i colori delle tappezzerie dei musei dellepoca. Si sono recuperati dai depositi capolavori di artisti quali Luini e il Garofalo e una «Presentazione al tempio» di un maestro vicino a Donato de Bardi». Le scuole pittoriche più rappresentate, per ragioni legate alla provenienza, restano quelle emiliana e ferrarese, veneta, lombarda, fiamminga. Tra gli artisti legati a Bergamo Moroni, Cariani, Palma il Vecchio, Previtali, Fra Galgario e Gozzi (in pinacoteca), Diotti, Tallone e Galizzi (in collezione dellAccademia); in deposito, la pala di Simone Cantarini dal convento di Matris Domini.