Caro Direttore è ora che lassessore al Turismo della Regione torni ai suoi affari? Lavrebbe dovuto fare da mesi Claudio Velardi, dopo che in una intervista a «Repubblica» dichiarò che si era «alla fine di un regime». Parole pesanti, ma inutilmente cercai la notizia delle sue dimissioni, né lindomani lannuncio che il presidente della Regione laveva rimosso dallincarico. Nulla accadde. Evidentemente «il fine regime» se lo vogliono godere assieme. In un anno lassessore ne ha fatto di cotte e di crude: le imprese in cui si cimenta tanto, esiste una letteratura sullargomento e «Al Mattino» in questi giorni ne ha scritto. E un «bullo della politica» come lo qualifica un suo collega di giunta? Non lo so e non mi interessa. Velardi ha di certo un rapporto bilioso con chiunque avanzi dubbi sulle sorti progressive della politica intrapresa dal suo assessorato e ha una idiosincrasia per gli intellettuali. Appena insediato insultò Gerardo Marotta, ora è toccata a Roberto De Simone: perché lui ha mano pesante, ma se incontra un ostacolo batte in ritirata. Loccasione a me pare propizia perché dia conto di un episodio della sua politica turistica nellinteresse della Regione che ha strette analogie con lultima vicenda. Avevo presentato, non a lui sia ben inteso, ma al suo predecessore Marco Dì Lello un progetto per una mostra dal titolo Campania Felix alla Reggia di Caserta. La mostra intende presentare al mondo limmagine affascinante del paesaggio campano dal Cinquecento allOttocento che faccia dimenticare lo sconcio dei rifiuti. Un progetto del tutto funzionale a una politica di rilancio del turismo campano. Di Lello e il soprintendente mi risposero positivamente. Mi attendevo un cenno dal nuovo assessore, non giunse mai, né mai lo sollecitai: il 2 luglio, per caso, incontrai Velardi allinaugurazione della mostra del San Carlo e gli chiesi che intendeva fare di quel progetto. Mi rispose su due piedi subito di sì: a condizioni che il Soprintendente di Caserta fosse daccordo e gli assicurassi di farla entro laprile 2009. Larchitetto Guglielmo era presente e gli confermò la sua disponibilìtà. Convenni con entrambi che avrei presentato il progetto definitivo e la lista delle opere per i prestiti entro la fine di luglio. Subito mi misi al lavoro con i miei collaboratori essendo il tempo davvero ai limiti. Lintesa fu siglata da una stretta di mano. La mia fiducia era mal riposta: a fine luglio, mentre mi affannavo a ultimare la lista dei prestiti, mi chiamò un suo collaboratore per dirmi che non se ne faceva niente. Da Velardi non un cenno di scuse, gli intellettuali vanno strapazzati, more De Sinone, Forse aveva percepito che il mio nome, malgrado i] successo della mostra di Philipp Hackert, non era gradito in Regione? I vassalli sono sempre attentissimi ai segnali del feudatario. Dopo aver cestinato il progetto di Campania Felix, mi aspettavo che avesse progettato un evento da far impallidire la mia mostra, invece ha annunciato a Caserta in aprile la mostra dal titolo Alla corte di Vanvitelli, a cura di Nicola Spinosa. Autore sul quale curai una grande mostra nel 2000: il curatore potrà attingere ai miei libri e al catalogo della mostra. Ma essa non potrà che essere una minestra riscaldata e raffazzonata. Se qualcuno mi avesse offerto di curare una mostra su Ribeca io non avrei esitato a rifiutare: perché così ci si comporta in una comunità civile. Costume che Velardi, e non solo lui, ignora: così come ignora le competenze e il lavoro altrui.