Serve un«alleanza culturale» perché i beni culturali, soprattutto quelli ecclesiastici, «siano tutelati e resi usufruibili ai più: non sono semplici oggetti darte ma introducono ad altro». Così monsignor Silvano Provasi, arciprete del Duomo di Monza, ha presentato, negli spazi del Museo del Duomo, il volume «Amministrazione e tutela dei beni culturali della Chiesa» di Vito Cicale, esperto di beni culturali e membro del Reparto carabinieri tutela patrimonio culturale della Lombardia e con la prefazione e un capitolo di monsignor Gianfranco Ravasi. Un volume che per la prima volta illustra la normativa sia dello Stato italiano sia della Santa Sede in riferimento alla tutela dei beni culturali e artistici. Un libro che «arriva come ausilio agli operatori specializzati ma soprattutto dovrà finire nelle mani dei parroci» ha auspicato monsignor Franco Giulio Brambilla, vicario episcopale per i Beni culturali della diocesi di Milano. Nelle chiese ogni anno avvengono 508 furti. Dal 1970 al 2007 ci sono state quasi l9mila sottrazioni. Nello stesso periodo sono stati recuperati 3.079 oggetti ma ne restano 54.665 da ritrovare. Tra gli oggetti più appetibili, candelieri (6.946), candelabri (4.014) calici (2.810) e crocifissi (2.649). «La diocesi ha avviato da poco un lavoro di archiviazione dei beni - ha fatto sapere Brambilla -. Il decanato di Asso ha appena terminato linventario. Il 2009 sarà la volta di Lecco. Abbiamo sette zone pastorali e ne seguiamo una allanno. Stiamo organizzando una task force per questo lavoro. Il mio sogno? Che questi beni non siano solo ambientati in musei ma diventino memoria viva per tutti». Come? Per esempio creando, propone il vicario, «in occasione del 2013, per i 1.700 anni dellEditto di Milano e per lExpo 2015, una rete che li colleghi e riporti questi oggetti a dialogare con il pubblico».