Un altro importante museo finisce "ne] mirino" degli inquirenti italiani che danno la caccia ai "Predatori dellarte perduta" e indagano sulla Grande Razzia, il più vasto saccheggio archeologico degli ultimi secoli in un Paese occidentale, che dal 1970 in poi ha riguardato forse un milione di antichità e 10 mila persone. Dopo alcuni dei maggiori musei americani, come il Getty, il Metropolitan, Boston. Cleveland e Princeton, che sono stati costretti a restituire parte dei capolavori scavati di frodo in Italia, ora tocca alla Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen; e per la prima volta, il Pm Paolo Giorgio Ferri ventila lipotesi di una confisca dei reperti illegittimamente acquistati. E che beni: i decori dorati di un carro di un principe sabino scoperti nel 1970 nellantica Eretum; terrecotte, oggetti di metallo e vasi di un santuario arcaico nel Cosentino, a Francavilla Marittima; unantefissa con Menade e Sileno da un tempio etrusco, e molto altro: «La Ny Calsberg detiene forse 300 oggetti di provenienza italiana, tanti dei quali sono illegittimi», dice lAvvocato dello Stato Maurizio Fiorilli. «Sono 145 solo i reperti della "Tomba del carro" di Fara Sabina», dice larcheologa Daniela Rizzo ai giudici del processo contro lex curator del Getty Marion True e Robert Bob Hecht, uno dei massimi mercanti internazionali. Perché i finimenti, le redini, parti di ruote, rilievi con leoni addormentati e decori dorati della "Tomba del carro" il museo li compera proprio da Hecht, che li aveva avuti da Giacomo Medici: il "re dei trafficanti" nel Centro Italia, condannato in primo grado (lappello riprenderà il 4 marzo) a 10 anni di carcere e a 10 milioni di provvisionale allo Stato peri danni recati al patrimonio italiano. Medici li vende per 64 mila dollari, e Hecht li cede per 900 mila al museo danese, tra il 1970 e il 1971. «Roba di 40 anni fa», obietta Francesca Coppi, che, con il padre Franco e lo studio Isolabella di Milano, difende Marion True. «Ma io chiedo la trasmissione al mio ufficio della deposizione di Daniela Rizzo», replica il Pm Ferri, «per procedere, anche se il reato fosse prescritto, alleventuale confisca, sulla base alla convenzione di Strasburgo del 1990», sui reperti che sono frutto di contrabbando e di riciclaggio. Perché il museo conosce benissimo lorigine illegale di questi capolavori, come spiega lispettrice dellistituto Jette Christiansen; ma, finora, ha rifiutato di collaborare con i magistrati italiani: la prima rogatoria, rigettata, risale al 2001, dopo che nellarchivio di Medici a Ginevra si erano trovate le foto di alcuni degli oggetti appena scavati, sporchi di terra, ancora prima del restauro. Non solo: ma Flemming Friborg, direttore della Glyptotek, ha anche accusato i carabinieri italiani di essere complici nellesportazione clandestina. Eppure, la situazione è più che chiara: «Nel 1970, durante lavori edilizi, una ruspa scopre la tomba, ed avviene il saccheggio», racconta Paola Santoro, archeologa di un istituto del Cnr; seguono gli scavi ufficiali: «Abbiamo ritrovato parte del corredo del medesimo sito, e la collaborazione scientifica con la Ny Carlsberg, negli ultimi anni, sta dando i suoi frutti». Nel medesimo luogo, la necropoli di Colle del Forno, nel 2006 lei ha trovato unaltra tomba, «purtroppo crollata», con i resti di un altro carro di un antico principe sabino. La Fondazione dei proprietari dellomonima birra fonda la Ny Carlsberg nel 1888: è famosa per larte moderna, tra laltro ha 35 opere di Gauguin, una versione delle Tre Grazie di Canova, dipinti dei maggiori autori tra cui dei Van Gogh e un Autoritratto di Cézanne, e per la ricca collezione archeologica; nel 2006, ha riaperto dopo tre anni di restauri, con una mostra dedicata proprio agli etruschi e al Carro di Fara Sabina. Negli anni, ha comperato molto dai Predatori: da Medici, che vendeva tramite Hecht, e da Gianfranco Becchina, il "re del Centro Sud", che sta per essere processato, e al quale sono stati sequestrati altri 4.000 oggetti e un formidabile archivio. La Ny Carlsberg ha dovuto mandare in Italia alcuni dei suoi documenti: perfino lettere scambiate con Hecht, in cui i reperti sono chiamati "bambini"; e dove si spiega che a restaurarli sono Fritz e Harry Búrki di Zurigo, padre e figlio (il padre era bidello nellateneo dove Hecht studia), restauratori anche del famoso Cratere di Eufronio pagato un milione di dollari dal Metropolitan e da poco tornato in Italia; anzi, i trustees del museo, per sincerarsi della bontà dellacquisto, vanno perfino a vedere il corredo durante il restauro, racconta Daniela Rizzo, per cui ne conoscevano benissimo la genesi illegittima. Tra i reperti della Ny cè anche una Menade e Sileno danzanti, antefissa etrusca ricomposta: una metà, infatti, combacia con unaltra, restituita dal Getty; tutte provengono dalla razzia di un intero tempio, di cui Medici aveva le polaroid, con i materiali amnmucchiati allaperto, nel suo careau svizzero. E infine, numerosi materiali di Francavilla: un santuario spogliato; 3.000 mila reperti scavati di frodo e divisi tra vari musei; il Getty e Berna hanno restituiti i loro; Copenaghen non vuole imitarli.