Se vi trovate al centro dell'area scavata dagli archeologi giapponesi nella cosiddetta villa di Augusto, a Somma Vesuviana, e vi sembra di vedere solo alcune malridotte colonne di pietra lavica, oppure dei muri alti sei-sette metri che stanno in piedi quasi per scommessa, provate allora a inforcare gli occhiali messi a punto da Altair4 Multimedia in collaborazione con l'Ikeuchi Lab Institute of Industrial Science, Computer Vision Laboratory dell'Università di Tokyo, e tutto cambierà. Niente più muri diroccati; del tutto assente il calpestìo sconnesso o la terra battuta; nemmeno l'ombra di colonne spezzate. Vedrete le colonne ma diritte, alte e impreziosite alla loro sommità da stupendi capitelli corinzii; mosaici con migliaia di tessere; sarete stupiti dalle architetture che si presentano con archi che finiscono in chiavi di volta avveniristiche, visto che vennero realizzate 2000 anni fa. E, nelle nicchie poste ai lati delle aperture che mettono in comunicazione i saloni con vani affrescati, anche statue di marmo raffiguranti Dioniso, Apollo o sacerdotesse coperte da pepli finemente drappeggiati; le pareti, poi, sono dipinte con colori vivaci e impreziosite con eleganti motivi floreali, oppure risultano coperte da rilievi di stucco colorato. Potenza della tecnologia digitale. Di più. Le sensazioni ricavate da chi guarda attraverso le lenti consentono di sentirsi immerso nella storia dei luoghi proprio come dovette essere per chi 2000 anni fa si trovava nelle stanze e nei locali sino ad oggi scavati. La struttura riportata alla luce era infatti molto di più di una villa, così come la intendiamo noi. Secondo le ipotesi che sono state elaborate dagli studiosi che da circa otto anni stanno lavorando nella zona periferica di «Starza della Regina» il complesso recuperato in quasi otto anni di lavoro non sarebbe che un piccolo assaggio di quello originario. La cifra di riferimento sono le grandi ville-città che l'aristocrazia romana, tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo, si faceva costruire in Campania, da Baia a Sorrento fino a Capri. Insomma un complesso, per intendersi, simile alla villa di Lucullo, che si dispiegava dall'attuale Piazza Municipio al Chiatamone e oltre: oppure come la villa dei Papiri a Ercolano, con i suoi trecento e passa metri di fronte al mare, i quattro piani di sviluppo in altezza e gli oltre quattrocento metri di penetrazione in direzione del Vesuvio. «Quella che stiamo scavando - ha osservato Giuseppina Cerulli Irelli, archeologa e in passato soprintendente archeologa di Napoli e Pompei - ci dà sempre maggiori certezze circa la sua appartenenza alle proprietà imperiali. E, visto che ci troviamo presso Nola, dove morì Augusto, allora non si comprende come un privato avesse potuto realizzare una struttura di tale ricchezza e bellezza senza incorrere nelle ire dell'imperatore. Dunque, manca la prova certa, ma i rinvenimenti ci indirizzano sempre di più verso una proprietà imperiale». Forse, appunto quella dove morì Augusto il 19 agosto del 14 dopo Cristo. Gli occhiali prodotti con la tecnologia made in Japan (che pesano pochissimo e possono essere inforcati anche sugli occhiali da vista), muniti di micro telecamere, e le ricostruzioni virtuali effettuate dagli specialisti italiani dell'Altair4 Multimedia (collabora con il magazine «National Geographic» e ha realizzato il corto virtuale della casa di Polibio, a Pompei, e degli ultimi istanti di vita dei suoi abitanti) permettono di muoversi senza alcun impedimento e di vedere inseriti nel quadro generale anche gli altri eventuali visitatori. Forse, in un futuro molto prossimo, consentiranno di ricostruire anche la storia dei cristiani che abitarono la villa. «Abbiamo scoperto una croce - rivela Antonio De Simone, archeologo e docente del Suor Orsola Benincasa - tracciata con un carbone. Credo che sia stata segnata poco prima dell'eruzione del 472 dopo Cristo, quando già il cristianesimo era stato diffuso nell'area da Paolino da Nola. Altro dato interessante è la presenza, al di sotto del braccio orizzontale della croce, di "Alfa" e "Omega"». Il Principio e la Fine, dunque. Solo il «principio», però, per la villa che sta tornando alla luce.