AMBIENTE. La denuncia dopo la frana Ieri l'appello in Provincia del comitato di Torresani «Non si tratta di fare allarmismi ma la questione va affrontata in tutta la sua serietà, ammettendo che è stato ripetutamente minimizzato un problema reale che ha già causato vari danni alla popolazione: l'ultima frana, che ha distrutto una casa per fortuna disabitata, lo dimostra». Sono parole decise quella che arrivano da Andrea Torresani, coordinatore del comitato «Voce per l'ambiente» sorto a difesa dei beni ambientali, architettonici e culturali, e coordinatore anche del circolo del Partito Democratico di Garda. Ieri mattina, affiancato da Sergio Ruzzenente, ha convocato in Provincia un incontro per lanciare un appello sulla grave situazione in cui versa la Rocca di Garda, al confine con il Comune di Bardolino, ricordando come fin dal 2003 il comitato avesse segnalato con un esposto inviato alla Procura, al Comune di Bardolino e alla Sovrintendenza una profonda crepa che partiva dalla Rocca e che poteva generare frane. «E ora, all'inizio di febbraio, la cosa si è verificata», denuncia Torresani, «una frana di oltre 35 tonnellate è precipitata su una casa. Si tratta di una casa disabitata, ma a soli 15 metri da un'altra in costruzione. La cosa si trascina da troppo tempo: nel 2004, a seguito della nostra segnalazione, era stato effettuato da un gruppo di geologi convocati dal Comune di Bardolino un sopralluogo: si era detto di creare una protezione tramite resine epossidiche, paramassi, reti e rilevatori. Niente di questo è stato fatto e, colmo della situazione, nel febbraio 2005 la Veneto Strade minimizzava i rischi di frane sulla gardesana orientale: nel maggio però del materiale terroso invadeva la strada, per fortuna di primo mattino, quando non passava nessuno, e ancora nell'ottobre 2005 un masso è crollato e ha distrutto una macchina. I nostri appelli non hanno trovato alcun ascolto: al contrario, sono state antropizzate ulteriormente le pendici del colle, nonostante questo sia stato inserito dalla Regione nel piano di assetto idrogeologico con massimo rischio di frana attiva». Il Comitato chiede dunque che non solo vengano prese quelle misure di sicurezza (paramassi e reti di contenimento) ma anche che le autorità competenti ripensino le possibili omissioni dei geologi e blocchino ulteriori interventi edilizi in una zona a rischio.