Dalloperazione di corso Svizzera allacquisto di via Montebello: ai cda non cerano altri componenti Il patron, il fido notaio e lavvocato Consigli sprint, riservati ai soliti tre Verbale numero 28 anno 2006: in tempi record Soria ottiene il sì per la nuova sede Verbale numero 28, anno 2006. Con una riunione che dura meno di una assemblea di condominio, in ballo cè una montagna di quattrini, il 26 settembre il consiglio di amministrazione del Premio Grinzane Cavour «allunanimità» autorizza il presidente Giuliano Soria a compiere una serie di operazioni assai onerose. Il fidato notaio Carlo Boggio, con lui da sempre, approva. Lavvocato Giuseppina Pippione, compaesana del padre padrone dellassociazione, nelle vesti di segretaria dice sì e verbalizza. Non ci sono altri soci, non sono presenti mecenati o finanziatori. Passa il progetto di acquistare appartamenti e uffici nel palazzo di via Montebello 21, la storica sede del Premio in affitto da 25 anni, con un esborso di 2 milioni 494 mila euro per il primo piano e di 1 milione 318 mila per il quinto piano e due studi e un negozio soppalcato al piano terra. Passa anche la proposta di contrarre un mutuo ipotecario. Le carte sequestrate ed esaminate dagli specialisti della Guardia di finanza, coordinati al pm Valerio Longi, stanno aprendo ampi squarci documentali sulla gestione dellassociazione e sugli affari immobiliari conclusi dal presidente factotum. Per conto del Premio. E come privato cittadino. Cifre. Atti notarili. Dettagli. Amenità. Per se stesso Soria prende il mega appartamento da undici stanze al terzo piano e tre alloggi adiacenti, 720 mila euro dichiarati al rogito. Una cifra non indifferente, nemmeno per uno che di lavoro fa il professore universitario. Erano tutti suoi? Se li è fatti prestare? Ha acceso un mutuo? Gli investigatori, per rispondere, chiedono tempo. Invitano alla prudenza, «a non trarre conclusioni affrettate, suggestive e non riscontrate». E intanto continuano a sentire «persone informate sui fatti», alla ricerca di conferme e di nuovi spunti. Ieri, in vista del briefing in programma questa mattina a Palazzo di giustizia, è stata la volta di un gruppo di consulenti del Premio. Anche loperazione corso Svizzera si arricchisce di nuovi particolari, certificati dalle carte. Giuliano Soria nel 2005 compra per conto dellassociazione, dalla società Brunilde della Gabetti, la palazzina duffici affacciata sul viale a ridosso dellospedale Amedeo di Savoia. Il ministero dei Beni culturali finanzia lacquisto, convinto che lì si insedierà il quartiere generale dei beneficiati. «Per il 2003 e il 2004 - Soria informa il solito notaio Boggio e lavvocato Pippione, durante un altro velocissimo consiglio di amministrazione - il ministero ha impegnato 500 mila e 750 mila euro, per il 2005 siamo in attesa di deliberazione per 750mila euro». Poi mette in vendita lo stabile che non gli piace più. È il 10 ottobre 2008 quando finalmente riesce a piazzare la palazzina di corso Svizzera. E qui saltano fuori altri risvolti degni di attenzione e di approfondimenti. Giuliano Soria incassa contributi a destra e a manca ma non paga tutti i debiti. Lacquirente di corso Svizzera è una azienda che avanza soldi dallassociazione, il colosso delle costruzioni Zoppoli Pulcher. La storia la racconta il presidente del Cda, Giampiero Astegiano. «Stavamo facendo noi i lavori di ristrutturazione del castello di Costigliole dAsti, finanziati con fondi pubblici (3,8 milioni dalla giunta regionale Ghigo, 970 mila euro dalla giunta Bresso e 7 milioni dallo Stato, secondo i calcoli dellassessore alla Cultura Gianni Oliva) ma a un certo punto lassociazione Grinzane Cavour non ci ha più pagato. Ha lasciato scadere le fatture senza onorarle. Abbiamo chiesto la risoluzione del contratto un arbitrato. Eravamo sotto di parecchio, 1 milione e 160 mila euro. Giuliano Soria, lho visto due o tre volte e mi è bastato, ha continuato a prendere tempo, a non saldare. Poi ci ha offerto, a parziale rimborso dei quattrini che ci doveva, la palazzina di corso Svizzera. A noi non serviva e non piaceva. Io ero contrario allo scambio. Labbiamo presa per non rimetterci ancora di più e ci è toccato pagare la differenza. Siamo andati a pari con il debito, abbiamo dovuto aggiungere 850mila euro di tasca nostra».