La nostra attrattività per servizi scadenti e prezzi troppo alti perde posizioni. Va colta l'occasione per un cambiamento Il Pil degli Usa sprofonda a -1,3 mentre la disoccupazione raggiunge lo storico livello del 9. Il Giappone registra l'apertura di un abisso nel dato della ricchezza prodotta, -12 su base annua nell'ultimo trimestre. L'Europa a 27 sta rivedendo al ribasso la dinamica del Pil ben oltre il già inquietante -1,5 previsto. Gli osservatori dell'economia italiana sono ormai pronti ad accettare revisioni al ribasso anche del già catastrofico -2,5 previsto come Pil 2009. E non è solo il sistema manifatturiero a preoccupare. In realtà oggi stanno per essere investiti dalla crisi anche i settori più rilevanti del mondo dei servizi, e quello che sembra doverne temere i contraccolpi più pesanti è il settore del turismo. In generale perché è un servizio la cui domanda è molto legata e dipendente dall'andamento del reddito pro-capite dei turisti potenziali, in particolare perché il sistema turistico italiano fa acqua da tutte le parti. Nonostante infatti che l'Italia sia la cassaforte naturale del 65 dei beni culturali di pregio storico artistico del mondo, il Travel Tourism Competitiveness Report del 2008 curato dal World Economic Forum ci avverte che abbiamo attratto 41 milioni di turisti stranieri contro i 79 della Francia, i 59 della Spagna, i 51 degli Usa e i 50 della Cina scendendo al quinto posto delle presenze. In termini di valore questo flusso vale per l'Italia 38 miliardi di dollari nell'ultimo anno calcolato, contro gli 86 degli Usa, i 51 della Spagna e i 43 della Francia, collocandola al quarto posto del ranking mondiale (insidiatissimo per altro da Cina e UK entrambe a 35). Lo stesso studio, che calcola un importante indice di attrattività dei flussi turistici, ci avverte però che siamo precipitati in quella fondamentale classifica al 28 posto. Fanno meglio di noi persino sistemi di accoglienza come quelli della Svezia, dellIslanda, di Honk Kong, Cipro ed Estonia. Una volta tanto i motivi sono molto chiari. Primo: i prezzi del ciclo turistico italiano, dai ristoranti agli intrattenimenti passando per gli alberghi, sono troppo elevati. Secondo: a fronte di tali salatissimi prezzi si erogano servizi assolutamente inadeguati. Terzo: prezzi alti e servizi scadenti sono l'effetto di una dimensione media troppo frazionata della proprietà delle imprese della filiera turistica. Troppe imprese, troppo piccole, troppo spesso a conduzione familiare, senza un briciolo di quella cultura dell'accoglienza, essenziale ormai per il successo delle attività legate alla persona. Il quarto motivo è legato al fatto che in Italia quella che abbiamo chiamata filiera turistica è così solo per noi osservatori. Troppo spesso le imprese non mostrano di possedere il benché minimo senso di appartenenza a una tale entità senza capire che sono ormai chiamate a rispondere in solido della qualità che tale filiera eroga nei diversi punti. Il quinto motivo si riferisce infine al modello di turismo da perseguire, e questo riguarda molto anche la costa toscana labronico-maremmana in quanto tale (un meravigioso Chianti con il mare unico al mondo). Finora il modello di attrazione turistica è stato mediocremente quantitativo, più ne vengono meglio è. Per capire quanto sia folle questo atteggiamento per uno scrigno come la costa degli Etruschi basta chiedersi: è meglio un turista che sta 10 giorni o 10 che stanno un giorno? La risposta è ovvia, ma per dargli seguito occorre una sorta di nuova frontiera del marketing per l'attrazione dei flussi turistici, orientato all'accoglienza e all'obiettivo di massimo radicamento dei turisti. La crisi potrebbe essere un'occasione di razionalizzazione anche per questo settore, un'occasione per cambiare modello di sviluppo turistico. L'Italia e la costa toscana, prima di essere mete turistiche sono state mete intellettuali, poetiche e ideali per generazioni di nord-europei e non solo, che agognavano al viaggio in Italia come al Viaggio alla scoperta di se stessi. Come sarebbe bello poter tornare ad essere il luogo dove si va alla ricerca di sé (e abbracciare i nuovi Byron, Shelley e così via).
CRISI - prossima vittima il turismo
La crisi economica sta avendo un impatto negativo sull'industria del turismo in Italia. Il Pil degli Stati Uniti è sceso del 1,3% e la disoccupazione raggiunge il 9%. Il Giappone registra una perdita di ricchezza prodotta del 12% nel quarto trimestre. L'Europa a 27 sta registrando una contrazione del Pil del 1,5%. L'Italia sta rivedendo al ribasso le previsioni del Pil del 2009, che erano state previste al 2,5%. Il settore del turismo è particolarmente a rischio, poiché la domanda di viaggi è legata al reddito pro-capite dei turisti.
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