TERAMO. Chiusi con il lucchetto anche se il loro recupero è costato migliaia di euro. I reperti archeologici di Teramo, i gioielli della città, sono inaccessibili al pubblico. Domus Romana di piazza Sant'Anna, primo secolo avanti Cristo, prigioniera da anni di una teca in cristallo e tubi di ferro, voluta dall'ex sindaco Angelo Sperandio , che ci spese un fortuna, e chiusa con l'arrivo a palazzo di città dell'ex giunta di Gianni Chiodi . La Domus è la testimonianza della grande Interamnia, la città tra i due fiumi, Vezzola e Tordino, municipio e poi colonia di Roma, capitale dei Pretuzi. Ma questo prezioso pezzo di storia d'Italia non è visitabile. La cooperativa che prima, di tanto in tanto, spalancava per qualche ora la porta di vetro, è sparita. La Domus resta vietata al pubblico. Accanto ad essa sorge la chiesa di Sant'Anna, opera bizantina del sesto secolo dopo Cristo, che invece ha le porte sempre spalancate. Anche di notte quando chiunque può entrare e fare razzìa. E' invece sbarrato con un cancello di ferro, chiuso con catena è lucchetto, il villaggio protostorico scoperto accanto alla basilica della Modonna delle Grazie. I reperti sono stati recuperati grazie a investimenti di migliaia di euro. L'ultima spesa di cinquantamila euro, sempre con Sperandio sindaco di Teramo, porta la data 2004. Ma anche in questo caso, con l'avvento dell'ex giunta Chiodi, nessuno ha più aperto quel cancello: dal 2007 i ragazzi della cooperativa del museo sono scomparsi. Il villaggio protostorico è deserto, non ci sono neppure i cartelli che ne spieghino età, valore e storia. Chissà come hanno speso quel fiume di finanziamenti concessi a Teramo dalla Regione. Ma il vero pozzo di San Patrizio è la necropoli della Cona, la terza tappa di questa mini inchiesta sui gioielli che non si possono visitare. Ispirata all'architettura ellenista e romana, custodisce sepolcri del primo secolo avanti Cristo. Il suo recupero comincia con la prima giunta Sperandio (1995), va avanti a lotti, è finanziato dalla Regione, è controllato dalla Soprintendenza e prevede viottoli, panchine e verde tra le tombe allineate secondo il ceto sociale. Ma finora la necropoli ha solo inghiottito tre milioni di euro. Resta inaccessibile.
Teramo, resti archeologici chiusi col lucchetto
La città di Teramo ha chiuso con il lucchetto i suoi reperti archeologici, tra cui la Domus Romana di piazza Sant'Anna e il villaggio protostorico scoperto accanto alla basilica della Modonna delle Grazie. La Domus, un edificio del primo secolo avanti Cristo, è stata prigioniera di una teca in cristallo e tubi di ferro voluta dall'ex sindaco Angelo Sperandio, che ci ha speso un fortuna. La necropoli della Cona, un sito archeologico ellenistico e romano, è stata finanziata dalla Regione e dalla Soprintendenza, ma finora ha inghiottito tre milioni di euro senza essere visitabile.
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