Museo Campano Presentato il progetto di riqualificazione che prevede una nuova sistemazione per le famose statue Riqualificazione del Museo Campano, non un taglio di nastro a operazioni concluse quanto una prima pietra virtuale di un nuovo museo, laddove il nuovo sta per rinnovato ruolo e destinazione di un complesso architettonico antico e ricco di antichità. Questo di Capua è di proprietà della Provincia, non per ciò svincolato dalla normativa che regola la gestione dei Beni culturali, casomai garantito da maggiore sveltezza in tutto quanto attiene la sua conduzione e la sua proiezione sul territorio. Vecchio il progetto di rivitalizzare uno scrigno di storia e reperti, su tutte la Matres Matutae, statue tufacee del IV e V secolo avanti Cristo, simbolo di fertilità umana e naturale; antica l'aspirazione di riproporre a un pubblico più vasto di visitatori, non soltanto a studenti e specializzandi in archeologia museale, le bellezze e le ricchezze custodite e finalmente la Provincia avvia il progetto, quello presentato ieri. «Alla rinascita del Museo Campano - ha detto il presidente Sandro De Franciscis - abbiamo destinato cinque milioni di euro prelevati da fondi ordinari, nessun ricorso a finanziamenti dedicati, soltanto lo sforzo di rilanciare un bene culturale di enorme interesse. I lavori dureranno un anno, poi il museo sarà altro, per andare oltre». Poi, in sintonia con quanto aveva rilevato il sindaco Carmine Antropoli, De Franciscis sottolinea il ruolo di Capua. «Quello - dice - di farsi polo attrattore di tutto quanto, nel Museo ed in altre parti della provincia, possa raccontare la nostra storia. Contiamo molto anche sull'apporto di privati e della Curia vescovile il cui museo diocesano è un ulteriore capitolo delle nostre memorie». Tra gli intervenuti, il direttore regionale dei Beni culturali Pio Baldi, che ha detto: «La strabiliante collezione di antichità, testimonianze preromane e rinascimentali, merita parecchio di più che un bacino di utenza regionale. Il museo dovrà presentarsi con nuovi apparati e percorsi didattici particolari. In definitiva, dovrà incuriosire, polarizzare attenzione, promuovere interesse». Il progetto firmato dall'architetto Cesare Mari prevede l'organizzazione della visita come una esperienza multisensoriale, ricorrendo a tecnologie di comunicazione per realizzare una reale interazione fra gli oggetti in esposizione e i fruitori. «Saranno ridisegnati i cortili - dice - anche per collegare agevolmente i due palazzi che insieme sono museo. Uno dei punti di forza dell'intero complesso resta, comunque, la collezione delle Madri che saranno inserite in una nuova collocazione scenografica, di forte impatto visivo». A tutto quanto servirà per far respirare il museo, a trasformarlo in un contenitore di vitalità hanno garantito impegno e collaborazione il rettore della Seconda Università, Francesco Rossi, i soprintendenti Mario Pagano, per i Beni archeologici, e Enrico Guglielmo per i Beni artistici e monumentali, oltre al vescovo Bruno Schettino ben lieto di aprire i sui tesori artistici a un più vasto pubblico di «cacciatori di cultura». Il presidente della Provincia De Franciscis: «Saranno impiegati 5 milioni di euro, i lavori dureranno un anno e trasformeranno completamente il luogo»