Vola Palazzo Pitti, poi solo delusioni: -7 di visitatori nel 2008 Numeri choc da Arezzo a Pistoia. E le Marche fanno sempre più concorrenza Certo un po' dispiace. D'altra parte le cifre parlano chiaro: in fatto di affluenza di visitatori presso siti d'interesse storico-artistico, siamo diventati il fanalino di coda del centro-nord. La Toscana nel 2008 è riuscita a fare peggio dell'Umbria, dell'Emilia-Romagna, delle Marche. Strano, per la terra che al mondo ha regalato il Rinascimento. E per la regione che da sola è solita richiamare il 77 per cento dei visitatori dell'area centro-settentrionale. Ed è proprio questo che dispiace: pur con tutti i tesori che contengono, i musei toscani hanno perso appeal. Il ministero per i Beni e le attività culturali ha fatto una verifica. Ha analizzato i numeri relativi all'afflusso di visitatori nei musei italiani nel primo semestre del 2008, e li ha confrontati con quelli del primo semestre del 2007. L'accostamento è scoraggiante: il dato Italia parla di una perdita di utenti pari al -3,7. E ancora più scoraggiante è il risultato dell'area del centro-nord, che nei primi sei mesi del 2008 ha perso 300mila ingressi (-5,7). Nel 2007 i visitatori erano stati quasi 5,5 milioni, nel 2008 se ne sono visti meno di 5,2 milioni (gli introiti sono passati da oltre 17,1 milioni di euro a circa 16,7). Numeri capaci di togliere serenità anche alla Venere del Botticelli. Ma ecco la mazzata finale: la regione del centro-nord i cui musei e siti archeologici hanno strappato meno biglietti è quella in cui nacquero Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Le Marche hanno fatto un figurone: sono in netta controtendenza, l'unica regione dell'area che nel confronto 2007-2008 ci guadagna (2,7); malino l'Umbria (-1,8); male l'Emilia-Romagna (-2,7); molto male la Toscana (-7). E guai a tentare di consolarsi con la speciale classifica dedicata ai musei del centro-nord che più hanno guadagnato in fatto di visitatori e incassi. È vero, al primo posto c'è il complesso museale Palazzo Pitti (196,3 di ingressi), un nostro gioiello; ma altri fiori all'occhiello sono in testa alla classifica dei siti in decrescita: la Cappella Bacci di Arezzo, affrescata coi capolavori di Piero della Francesca, ha accusato un ammanco di visite pari al 51,8, e ancora peggio ha fatto il Museo nazionale di Palazzo Reale di Pisa (-58,9). Per non parlare della pur affascinante ex Chiesa del Tau di Pistoia, peraltro a ingresso gratuito (-99,42). E del museo di Casa Vasari (-30,56). E dell'area archeologica di Vetulonia (-29,14). E della Villa Medicea di Poggio a Caiano (-26,22). Insomma una discreta débacle. Perdono qualcosa perfino gli Uffizi: -3,67. Ci si pongono delle domande. Ovviamente si cercano soluzioni. Una potrebbe essere, suggeriscono gli addetti ai lavori, la bigliettazione unica con relative politiche di aggregazione, ovvero la creazione di "circuiti museali": col biglietto che hai comprato non visiti solo il celeberrimo museo X, ma anche i meno noti (però interessanti) siti Y e Z. In molti - tra cui Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze - sarebbero favorevoli a creare sinergie tra i vari spazi della cultura e dell'arte. Magari collegando tramite eventi condivisi i luoghi celebri con quelli troppo poco valorizzati. Sennò il rischio è che la gente continui ad ammassarsi all'ingresso di quei due o tre soliti musei arcifamosi, ignorando del tutto che vicino, magari a due passi, magari dietro l'angolo, ci sono cose altrettanto belle che in pochi conoscono. E infatti lì non c'è mai nessuno. C'è carenza d'informazione, abbiamo siti e monumenti meravigliosi che nessuno pubblicizza mai, si osserva. Colpa delle istituzioni, dice qualcuno. È la maledizione di chi ha troppi tesori: noi in Toscana ne siamo così pieni che ci passa la voglia di metterli in mostra, dicono altri. Nel frattempo è iniziato il 2009, a giugno il ministero per i Beni e le attività culturali farà il confronto col primo semestre del 2008; ne risulterà il nuovo ritratto dello stato di salute dei nostri musei. Sarà gioioso come una natività o mesto come una deposizione?