Intervento Caro Settis, il suo sensazionalismo non aiuta i musei Il professor Salvatore Settis continua a dispiegare le sue molteplici doti. Archeologo di chiara fama, accademico dei Lincei, presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, polemista di riferimento del Gruppo La Repubblica-EspResso, mostra ancora una volta di prediligere la denuncia a mezzo stampa anziché il sobrio operare a servizio delle istituzioni. Lultima intervista al settimanale LEspresso rispecchia, infatti, non solo lubiquità in cui versano alcuni dei nostri migliori studiosi, dimidiati come sono tra il richiamo irresponsabile della ribalta e lesigenza di rigore proprio allopera, ma purtroppo anche la disfunzione che affligge gran parte del personale tecnico del ministero dei beni culturali. Il professor Settis spara a zero contro «la malagestionee» dei nostri musei e del patrimonio storico artistico nazionale, denuncia i tagli di oltre un miliardo imposti dalla finanziaria triennale, e lamenta il clima di generale frustrazione che a dir suo si respira al Collegio Romano. Stupisce veder cadere nella rete del sensazionalismo medìatìco uno studioso tanto autorevole e stimato da esser stato più volte riconfermato a capo del massimo organo consultivo del ministero. Se avesse voluto cercare un espediente per rassegnare le dimissioni il professor Settis non ne avrebbe potuto trovare uno migliore. Ma tantè. Il dissenso di fondo che sembra oppone Settis ai vertici del ministero, di cui egli stesso fa parte, riguarda la valorizzazione e la tutela dei beni culturali, le due missioni istitutive dello stesso ministero sin dallepoca della sua creazione a metà degli anni Settanta, ora, io considero mia precipua missione valorizzare il patrimonio dei beni culturali attraverso una gestione più razionale ed efficace rispetto a quella tradizionale, dando spazio a figure nuove, con specifiche competenze manageriali, in grado per esempio di leggere un bilancio, di stilare un programma finanziario, o di elaborare un piano costí-benefici. Di conseguenza, ritengo che ai soprintendenti, e cioè ai ruoli tecnici del ministero, reclutati con severi concorsi e invidiati da tutto il mondo, spettino i soli compiti di tutela. A questo fine abbiamo approvato un nuovo regolamento, ora allesame del Consiglio dì Stato, che prevede una razionalizzazione delle direzione centrali e periferiche del ministero, e la creazione di una nuova direzione per la valorizzazione del patrimonio che verrà affidata, dopo lentrata in vigore del regolamento di attuazione, a un manager di chiara fama come Mario Resca. Il professor Settis avrebbe auspicato una personalità con specifiche competenze in fatto di management culturale. E votando contro il nuovo regolamento del ministero ha chiesto e ottenuto che i compiti di valorizzazione e tutela non fossero confusi. Eppure, adesso, anziché inforcare la polemica sulla stampa di opposizione, un tecnico come lui, responsabile del principale organo consultivo del ministro, avrebbe potuto investire meglio il suo tempo elaborando una serie di misure urgenti per ovviare la «malagestione» che egli stesso denuncia: e cioè ridefiníre i criteri di selezione dei nostri soprintendenti e prima ancora ridisegnare gli stessi criteri di formazione del personale tecnico del ministero, attraverso accordi da siglare ad hoc con le università italiane, come la Bocconi ma anche straniere come il Bard College, che da tempo dedicano corsi e risorse al management culturale. I nostri tremila musei, le nostre aree archeologiche sono infatti in mano a studiosi ferrati, esperti di chiarissima fama, specialisti incontestabili, ma versano spesso in uno stato lamentevole e languono nelle classifiche per numero di visitatori al di sotto delle prime venti istituzioni mondiali, pur essendo il nostro il patrimonio più ingente del mondo. Pompei, per esempio, è da anni sotto la direzione di Pietro Guzzo, uno dei massimi esperti di archeologia romana. Ma lo stato di abbandono denunciato dagli organi di stampa, le molte disfunzioni che colpiscono i turisti in quella che resta una delle aree socialmente píù sensibili del paese, ha reso necessario il ricorso a specifiche capacità organizzative e manageriali, come del resto gli stessi Fori Romani . Collaborare alla guida del ministero, lavorare per le istituzioni, non contro; sarebbe già un passo avanti per rinnovare e migliorare la nostra missione comune. Ministro per i Beni Culturali