Un dato di fatto, tanto per iniziare: ogni palermitano sa dovè San Ciro. Troppo facile scoprirla appena si imbocca lautostrada per Catania: èlì a destra, abbarbicata alla collina, attorniata da una selva verde che, si scoprirà poi, copre una serie di discariche abusive. San Ciro è praticamente lì da sempre, lontana eppure raggiungibile, pochi sanno però che a poca distanza flottavano le sorgenti che scendendo a valle alimentavano il lago di Maredolce, su cui si specchiava il castello dellemiro Giafar, residenza favorita di Ruggero, luogo dei tristi banchetti di Enrico IV di Germania, primo sollazzo del giovane Federico II. Maredolce e San Ciro raccontano quindi una storia comune: e comune è stato il loro abbandono. Ma mentre per Maredolce si lavora al restauro, la chiesa è abbandonata. Un intervento della Soprintendenza (circa 45 mila euro) lanno scorso lha messa ìn sicurezza, liberandola anche da detriti, scorie, rifiuti, siringhe che riempivano anche la caverna delle sorgenti, sormontata dagli «archi di San Ciro». Matteo Scognamiglio e Lina Bellanca della Soprintendenza spiegano che per il momento non è previsto un intervento a breve termine, anche perché la chiesa è di proprietà della Curia, ma non disperano di poter un giorno avviarne il restauro, anche per liberare la cripta che corre parallela allasse stradale. Dunque, perché nel frattempo non cercare dì salvarla? Ci ha pensato lassociazione Castello di Maredolce, nata nel 1999, e presieduta da Domenico Ortolano. Nel corso di una visita guidata organizzata ieri dal Fai, è stata infatti annunciata lintenzione - già abbastanza avviata, come conferma Gaetano Renda, responsabile dei beni culturali della Curia - di ottenere San Ciro in comodato duso, per renderla sede dellassociazione. In questo modo si potrebbe tentare un recupero privato e scongiurare il pericolo che la chiesa ridiventi ricettacolo di tossicodipendenti o altro. La visita, guidata da Raffaele Savarese che del recupero di San Ciro ha fatto ormai una ragione di vita, ha permesso di scoprire uno dei tesori della città, a pochi passi della cosiddetta Grotta dei giganti (dove nel XVI secolo furono ritrovati quintali di ossa, in un primo tempo si pensò umane, poi si comprese che erano di ippopotami o cervi). San Ciro fu costruita nel 1738, a poca distanza da unoriginaria cappella della Madonna delle Grazie, con il contributo degli abitanti di Marineo, devoti al santo. Isolata e dimenticata, la chiesa è terra di nessuno, si sta sgretolando anche a causa del terreno friabile: ma è anche un raffinato esempio di perfetta architettura, quasi a croce greca. Impossibile dimenticarlo.