Pronto, c'è un custode? Macché E a Palazzo Reale non va più nessuno «La bigliettazione unica di cui si parla tanto? Pisa è stata la prima città in Italia ad attuarne una capace di unire enti privati, locali e statali», dice Mariagiulia Burresi, direttrice della sezione didattica del Museo nazionale di Palazzo Reale, che comprende anche quello di S. Matteo. «Purtroppo non è bastato». Peccato. Uno faceva un'unica fila e si vedeva i tesori d'arte amministrati dagli enti privati (l'Opera del Duomo), quelli gestiti dal Comune di Pisa e quelli ospitati dai locali di Palazzo Reale e S. Matteo. È durata poco. «Per forza. Come si fa a proporre un biglietto unico sapendo che parte dei siti che comprende non sono accessibili? L'utente spende i soldi immaginando di fare un certo percorso e invece poi che trova? I portoni chiusi. È chiaro che così la cosa non regge, non dura». Infatti non ha retto, non ha durato. Ad avere il portone quasi sempre chiuso era, neanche a farlo apposta, una delle attrazioni più importanti, il museo di Palazzo Reale. E non perché non ci siano dentro cose belle da rimirare, anzi. Ma per via di una carenza ormai cronica di personale. Attualmente, il museo lo si trova sicuramente aperto solo il sabato mattina dalle 9 alle 14. Per gli altri giorni è una specie di terno al lotto: al mattino presto bisogna chiamare lo 050 926539 e chiedere se per caso c'è almeno un custode disposto a far entrare la gente. «Brutto dirlo, ma la situazione oggi è questa». È questo il cruccio della dottoressa Burresi. Che parla di «un sentimento di impotenza che, a chi deve lavorare in queste condizioni, casca addosso come un macigno». Mancanza di personale. Il Palazzo Reale è rimasto senza re e senza scorta. Ci vuol niente a spiegare quel brutto risultato evidenziato dai dati del ministero (un 58,9 di visitatori persi dal primo semestre del 2007 al primo del 2008). «Naturale. Ovvio. Come potrebbe essere altrimenti? Dal 1 settembre 2007 al 31 agosto 2008 la struttura è rimasta aperta solo 87 giorni. 87 giorni in un anno! Ma si fa prima a dire che negli ultimi due anni e mezzo è stato chiuso praticamente sempre. Anzi, peggio: due anni e mezzo di attività zoppicante, intermittente, che è la cosa che il pubblico digerisce di meno in assoluto». Un Palazzo Reale zoppicante. Triste immagine. Una specie di beffardo ossimoro. «Invece è quel che succede quando si hanno cinque custodi in tutto. In servizio su due turni. Il che vuol dire che abbiamo tre persone la mattina e due il pomeriggio. E questi cinque devono gestire sia l'accesso al museo, sia quello agli uffici della Soprintendenza.». È eloquente, il tono della Burresi: «Su 87 giorni d'apertura abbiamo avuto 300 visitatori. All'inizio, nel 1988, di visitatori ne accogliemmo parecchi. Il primo anno in cui abbiamo fatto bigliettazione gli ingressi sono stati 5000. Solo che a quel tempo di persone ne avevamo nove: il minimo indispensabile, per tenere aperto almeno la mattina. Poi i fondi si sono assottigliati sempre più, quelli che andavano in pensione o passavano ad altro incarico non venivano più rimpiazzati, e così...». «Recentemente - spiega Mariagiulia Burresi - abbiamo aperto di nuovo per ospitare la mostra sui Lorena. Un successone. Merito anche dei volontari, gli Amici dei musei di Pisa, che ci hanno dato un grande aiuto. Chissà, magari questo ci farà guadagnare qualche posizione, nella prossima classifica del ministero». Lo dice con amara ironia. Dispiace perché il Palazzo Reale di carte da giocare ne avrebbe. «Da un punto di vista numerico, abbiamo la collezione più ricca al mondo di armi metalliche, 900 pezzi. Solo una piccola parte è esposta, gli altri sono in deposito. Come mai? Per restaurare un elmetto ci vogliono 400 euro: li moltiplichi per 850... E abbiamo i ritratti di Eleonora di Toledo e del figlio, eseguiti dal Bronzino. E una parte della predella della pala di San Sepolcro, opera di Raffaello. Poi un Rosso Fiorentino, un bozzetto del Canova, l'unica opera firmata di Giusto de Menabuoi, tra i più importanti pittori del Trecento. Per fortuna molte nostre opere vengono esposte nelle più importanti mostre estere...». A.L.