Lo scultore: fare squadra per rilanciare Milano. Pac insufficiente, subito il Museo d'arte contemporanea «La cultura dev'essere vitale, aperta alle novità, alle contaminazioni. Va evitata la museificazione e vanno sostenuti i giovani» «A Milano si parla tanto di cultura, non sempre a proposito, ma da tempo si conclude poco e si realizza meno...». È un giudizio piuttosto duro, maestro. «Vivo e lavoro qui dal 1954 e sa una cosa: sento parlare di un Museo dell'arte contemporanea da allora. Non è bastato mezzo secolo a colmare questa voragine. Io un contributo l'ho dato, con la mia Fondazione: ho iniziato il progetto da solo e oggi è un luogo vivo, la dimostrazione che la "cultura del fare" può ancora produrre contenuti». Lo scultore Arnaldo Pomodoro, 82 anni, interviene nel dibattito sul Manifesto prendendosi una pausa dal lavoro nel suo studio (ascolta musica lirica, deve disegnare scenografie per la Fenice di Venezia). È tempo di un nuovo Manifesto della cultura? «Qui non si tratta di partorire il Futurismo o il Costruttivismo, ma di dare un'anima a un modo d'intendere e fare cultura. Io dico: ci sto. Sediamoci attorno a un tavolo, fissiamo i punti: la cultura nasce dalle persone». Che ruolo può avere la politica? «La politica vive troppo spesso la cultura come un fastidio, oggi sono i privati a svolgere il ruolo più delicato nelle arti figurative, nella scultura e nella pittura e sono visti quasi come una tribù . Io raccolgo la riflessione del professor Abruzzese: "Servono avventurieri delle idee, persone che creino lo spazio per la circolazione dei pensieri". Idee e nuovi spazi». Si diceva dell'importanza di realizzare un Museo d'arte contemporanea: il progetto c'è, sarà realizzato a CityLife... «Sarà. Intanto, vediamo cosa c'è. Il Pac è troppo piccolo, non è un vero museo, senza luce, sacrifica artisti come Marino Marini... Eppure il pubblico c'è. E ha voglia di cultura». E l'offerta non riesce a star dietro alla domanda? «Ha visto quante gente ha partecipato alle conferenze in via Palestro con Germano Celant e Angela Vettese? Tanta, davvero. Un successo. Poi c'è Rampello, ha ridato vita alla Triennale: finalmente ha aperto un dialogo, interroga le persone. Ecco, ci vuole il coraggio di continuare così. Milano avrebbe molto di più se avesse luoghi adeguati e giusto dialogo». In che senso «avrebbe di più», maestro Pomodoro? «Gli artisti sarebbero più generosi... La Galleria d'arte di Roma è nata così, spontaneamente. Persino Rovereto ha il Mart. Noi non possiamo perdere altro tempo, no: serve freschezza, una stagione di apertura». Le sembra che la città si sia chiusa sui suoi difetti? «Non vede? Si calunniano gli stilisti, loro che sono sempre stati così attenti agli artisti. Oggi questo rapporto s'è sfrangiato, ma tocca alle istituzioni trovare un collante, tenere insieme i sogni, organizzare e favorire gli scambi tra artisti, letterati, poeti, musicisti, stilisti e designers. Noi, alla Fondazione, facciamo questo: uniamo sfilate e libri, le canzoni di Ornella Vanoni e le letture di Aldo Nove». Il Comune non lo fa? «L'assessore Finazzer Flory ci sta provando, è un compito difficilissimo: gli auguro buon lavoro e buona fortuna». La crisi è un ostacolo o un'occasione di rilancio? «È in queste circostanze che gli artisti hanno più motivazioni e vanno incoraggiati, pensi cosa sono stati i movimenti nel Dopoguerra... Speriamo che non crollino del tutto i finanziamenti pubblici, la cultura è già abbastanza maltrattata». C'è la prospettiva Expo. «Mah, per ora vedo contraddizioni incredibili. Io ne sento il richiamo, vorrei io lasciare un segno... Non per altro: ho donato una Sfera grande all'Expo di Montreal, ho inviato opere all'Esposizione di Brisbane. Qui non mi ha chiamato nessuno, eppure qualche idea ce l'ho...». Può spiegarle ora, se vuole. «Un grande portale di dieci metri per dodici in periferia, in un punto d'ingresso alla città. Vede, Milano non ha unità urbanistica oltre le Mura spagnole, servirebbero nuovi Archi. Io sono pronto a regalare il mio». È fiducioso o pessimista sul futuro della cultura milanese? «Fiducioso. Perché dipende solo da noi, dal nostro coraggio. Giulio Carlo Argan mi diede un consiglio, vent'anni fa: "Fai girare le opere d'arte». È un pensiero ancora attuale: la cultura dev'essere vitale, aperta alle novità, alle contaminazioni. Va evitata la museificazione e vanno sostenuti i giovani».
Corriere della Sera
23 Febbraio 2009
MILANO - Pomodoro: patto anticrisi tra cultura, moda, design
AR
Armando Stella
Corriere della Sera
Arnaldo Pomodoro, scultore e fondatore della Fondazione Arnaldo Pomodoro, interviene nel dibattito sul Manifesto della cultura. Egli sostiene che la cultura nasce dalle persone e che la politica deve dare spazio alle idee e ai nuovi spazi. Pomodoro critica il Museo d'arte contemporanea Pac, che secondo lui è troppo piccolo e non offre abbastanza spazio alle opere d'arte. Egli propone l'idea di creare un nuovo Museo d'arte contemporanea a CityLife, con un grande portale di dieci metri per dodici in periferia.
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