Pochi lo sanno: la stupenda dimora di San Casciano è aperta al pubblico Siamo andati a curiosare fra cantine giardino e interni da favola La tenuta di 260 ettari produce ogni anno 230 mila bottiglie di vino La strada curva prima del cancello, il parcheggio è proprio davanti al negozio dove si possono acquistare olio e vino. Da qui si va anche nelle cantine. Gli uffici sono poco più in là, per arrivarci si passa dal frantoio. Duccio Corsini, duca di Casigliano, erede del principe Filippo, ci aspetta insieme alla moglie Clotilde Trentinaglia de Daverio, nobile veneziana. Gli abbiamo chiesto di visitare la villa che nessuno vuol vedere. Dal 2003, infatti, villa Le Corti apre al pubblico una volta al mese (il primo mercoledì), ma finora nessuno ha mai telefonato per prenotare. Eppure è stato lo Stato a imporre ai Corsini lapertura al pubblico. «La villa è un bene notificato - spiega Duccio - e lo Stato ha contribuito al suo restauro con un finanziamento a fondo perduto. In cambio però ha preteso lapertura al pubblico un giorno al mese». Duccio e sua moglie Clotilde pensavano che il ministero e la Regione avrebbero pubblicizzato la cosa lapertura, o che il Comune di San Casciano promuovesse dei tour, invece non è successo niente. Così noi abbiamo fatto quello che nessuno ha mai fatto, abbiamo telefonato e prenotato. Si possono vedere il piano terreno e il giardino, non gli appartamenti privati dei Corsini, che vivono qui da sei anni. Il giro inizia dal giardino allitaliana, le siepi sono appena state tagliate, fa freddo, la campagna è bellissima. Ci accompagnano Duccio e Clotilde. «È mia moglie che si occupa delle visite» racconta lerede Corsini. Sono una bella coppia, è facile entrare in sintonia. «Sono un uomo del mio tempo» spiega Duccio. Ma poi entri nel salone intitolato al papa di famiglia, Clemente XII, e capisci che devi fare i conti con la storia. «I Corsini hanno anche un santo, santAndrea» racconta Clotilde. Clemente è quello che ha commissionato la fontana di Trevi, ha aperto al pubblico la biblioteca Corsiniana e inventato il gioco del Lotto per restaurare i monumenti. Il suo busto è in un angolo di questo immenso salone, che una volta era la sala da ballo. Alla parete un grande albero genealogico. Duccio si diverte a girare per queste stanze. I capelli riccioli raccolti in una coda, laria disincantata, nessuna traccia di altezzosa nobiltà. «Venite, venite». Entriamo nella vecchia sala da pranzo. Su una delle pareti più strette cè un piccolo sportello, da lì passa il calore diffuso dalla stufa che sta nella stanza accanto, una sorta di salottino allingresso della villa. «Funziona ancora» racconta Duccio. Sul soffitto, invece, gli stemmi di tutte le donne che sono entrate a far parte della famiglia. «Quando siamo arrivati - spiega Clotilde con i suoi modi gentili - questa stanza era un magazzino. Per rimettere a posto tutto cè voluto tempo e pazienza». Mentre Duccio si occupava della tenuta (260 ettari), la moglie pensava alla casa. Il restauro - la villa come è adesso è stata realizzata tra il 1604 e il 1614 - è stato minuzioso e attento. «Abbiamo salvato tutto quello che si poteva». Come le porte fuori squadra, dotate di un meccanismo strano ma semplicissimo per cui basta toccarle e si chiudono da sole. «Un marchingegno inventato per non disperdere calore, le porte dovevano sempre rimanere chiuse». Cè anche una sala con dei vecchi giochi recuperati ripulendo la casa. Palle da tennis, palline per il volano con le piume vere, una scacchiera, macchinine, una scatola magica, di quelle che proiettavano le immagini. Poi si va in cucina. È bellissima, con il pavimento in cotto e le vecchie credenze. Al centro dellimmensa stanza ci sono i fornelli. Sono in ghisa e funzionano a carbone. «Per poterli usare vanno scaldati due giorni» dice Clotilde. Cè anche il forno e un enorme acquaio in marmo. In un angolo il camino con il girarrosto che funziona con un contrappeso. Lunica concessione alla modernità è il frigorifero in acciaio, ma è quasi nascosto da un paravento. Oltre una piccola porta cè la stanza dei lumi. Clotilde ha raccolto qui tutte le lampade a petrolio trovate per casa. «Alcune funzionano ancora». Lodore del vino ci assale entrando nelle cantine (230 mila bottiglie prodotte ogni anno), il verde dellolio riluce nellorciaia. È un viaggio che vorresti non finisse mai.
TOSCANA - La reggia dei Corsini dimenticata dai turisti
La villa Le Corti di San Casciano è una tenuta di 260 ettari che produce ogni anno 230 mila bottiglie di vino. La villa è stata restaurata tra il 1604 e il 1614 e ha un'architettura unica. Il proprietario, Duccio Corsini, duca di Casigliano, ha deciso di aprire la villa al pubblico una volta al mese, ma finora nessuno ha telefonato per prenotare. La villa è stata aperta al pubblico grazie a un finanziamento a fondo perduto dello Stato. I visitatori possono vedere il giardino allitaliana, il salone intitolato al papa Clemente XII e la cucina, che è stata restaurata con attenzione ai dettagli.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo