Li realizzò negli anni Cinquanta un pool di progettisti formato da Samonà, Calandra, Caracciolo e Bonafede Cè chi ha tirato su una famiglia con sei figli in soli 55 metri quadri di spazio «Queste case sono state costruite con i soldi degli americani». È più di una convinzione, una certezza granitica, che si ritrova a ogni angolo di Falsomiele, quando attraversi via del Cigno, via dellUsignolo, via dellAntilope: tutti nomi di animali. Perché forse non cera il tempo di riunire la commissione toponomastica per dare un nome alle strade. Più facile chiamarle così. Metà anni Cinquanta, Palermo è un fiorire di cantieri, ma non è il centro storico lobiettivo degli interessi. Ruspe, gru e manodopera agricola riconvertita a impastare cemento, a sagomare tondini di ferro, sono tutte in mezzo ai giardini di agrumi. Palermo, capitale della Regione, ha bisogno di case e si avvia a perdere il millenario disegno di urbe circondata dal verde. Così il Comitato nazionale della produttività assegna lincarico per la realizzazione di un quartiere a Falsomiele. Si mobilità un pool di primordine guidato da Giuseppe Samonà, Roberto Calandra, Edoardo Caracciolo, Antonio Bonafede. Nasce il "Nucleo residenziale Borgo Ulivia", che verrà completato nel 1961. Si sperimentano nuove concezioni dellabitare, nuove idee urbanistiche. Il pool progettuale pensa ad uno schema strada-nucleo-casa calato nel verde. Tanta attenzione nei bisogni di chi dovrà abitare forse non si è mai vista in città. Nelle costruzioni compaiono i laterizi, non più relegati al ruolo di banali elementi riempitivi, ma come pezzi che si mostrano sui prospetti, a coronamento dei terrazzini, nei separè. È un mattone semipieno in laterizio, appositamente progettato per loccasione. Le palazzine, di tre - quattro piani, hanno appartamenti con metrature non certo smisurate. «Ci mancava tanto la privacy da ragazzi - ammette Rosalia Confalone, 42 anni - la nostra era una casa davvero piccola, con due stanzette, una cucina e il bagno. Abbiamo dovuto abbattere tramezzi per allargare il soggiorno. Non so se i ragazzi di oggi sopporterebbero le privazioni che abbiamo vissuto noi». Ma non pretendete gli ascensori, nelle palazzine. Daltronde a Palermo, alla Noce, non hanno tirato su anche 7 piani senza montacarichi. «Meglio, così ci si tiene in forma - dice Casimiro Santino; per me le case, anche se solo di tre stanze, sono comode. Lo spazio bisogna farlo bastare. Come si dice, a casa cape quanto vuole u patruni». Cè chi è arrivato a Falsomiele sullonda del dramma. Era il 68, il terremoto aveva lesionato la sua casa nei pressi della cattedrale e Gaetano Trafficante aveva adocchiato un appartamento libero. «Non era ancora finito, mancavano luce, acqua e gas. Mia moglie disse: questa è casa mia, e io lho occupata. La gente mi bloccava, e mi diceva: ma dove va? A casa mia». Cè tutto nel raggio di quaranta metri: farmacia, supermercato, la focacceria e il fiorista, il macellaio e la salumeria. Cè anche Padre Pio e di fronte la scritta "Viva Provenzano". E il verde, miseramente ridotto a un cimitero di canariensi, ko per il punteruolo rosso. Spunta un po di sole in via del Cigno. Gli anziani si danno convegno al circolo, ricavato in uno dei bassi. Normalmente ci stanno i negozi al piano terra, questo spazio però ci vuole. "Bisogna pure socializzare, ma al coperto". Giorgio Traina è riuscito a tirare su una bella famiglia di sei figli in appena 55 metri quadri. Unesperienza da giapponese, forse, ma lì non si fanno tanti figli, qui sì. «Ci abitiamo da 42 anni, quattro figli sono nati qui, uno scurava da mia suocera. Ma mi ha portato fortuna la casa: ho sempre lavorato, prima muratore, poi camionista». E se lo spazio non basta e ci si sposa, male che vada ci sono i suoceri. Angelo Petruzzella, 30 anni, non aveva scelta e così condivide lappartamento di largo delle Rondini. Operai, impiegati, poliziotti, carabinieri, autisti dellAmat. Era questa la composizione del quartiere quarantanni fa. «Ma oggi sono cambiate tante cose - dice Giuseppe Tomasello, impiegato. - Le case sono perfette, io ho riscattato la mia, di 80 metri quadri, dopo 25 anni; è importante non avere grilli per la testa e può bastare tutto. Ma direi una sciocchezza se affermarsi che cè la stessa tranquillità di quarantanni fa». E che le cose cambiano e larchitettura evolve lo denunciano anche i prospetti delle case rosse, duecento metri più sotto. Lì mancavano i balconi a sbalzo. Ce li hanno aggiunti due proprietari su tre. «Ma come hanno fatto a dimenticarseli i progettisti?»
SICILIA - Grandi firme per piccole case ecco gli alloggi di Falsomiele
Il quartiere di Falsomiele a Palermo è stato costruito negli anni Cinquanta con il contributo di un pool di progettisti guidati da Giuseppe Samonà, Roberto Calandra, Edoardo Caracciolo e Antonio Bonafede. Il quartiere è stato realizzato con i soldi degli americani e si caratterizza per le case a tre-quattro piani con appartamenti di metrature non smisurate. Le strade del quartiere sono state nominate con nomi di animali, come via del Cigno, via dell'Usignolo e via dell'Antilope. Il quartiere è stato progettato con uno schema strada-nucleo-casa calato nel verde, con tanta attenzione ai bisogni di chi lo abiterà.
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