Nuova suddivisione in quattro diversi comparti Il 4 febbraio scorso il Burt, il Bollettino ufficiale della Regione Toscana, ha pubblicato il nuovo Piano del Parco, rendendolo di fatto esecutivo a tutti gli effetti. Dopo aver ottenuto il via libera, all'unanimità, dalla Commissione Territorio Ambiente e poi dal consiglio direttivo dell'Ente Parco, il nuovo Piano aveva concluso il suo iter, nell'autunno del 2008, con l'approvazione del consiglio regionale. Ancora una volta tutti d'accordo: opposizione e maggioranza avevano votato insieme. Si tratta di un passaggio storico per l'area protetta, che ha compiuto da poco 33 anni di vita e che è già al secondo Piano regolatore, visto che molti parchi, anche nazionali, devono ancora portare a termine il primo strumento di governo del proprio territorio. I concetti-chiave. Tre sono le parole d'ordine che costituiscono l'anima del nuovo Piano del Parco: fruizione, conservazione e condivisione. Ci sono voluti 6 anni per redarre il Piano ma oggi alcuni annosi problemi, quali la mobilità, grande punto critico, hanno trovato una soluzione. «Nel contempo - spiega il direttore dell'Ente Parco - si è lavorato a politiche e strategie di settore rivolte alla conservazione della natura, alla tutela dei boschi e delle reti ecologiche, non dimenticando anche le esigenze dei protagonisti della nostra soft-economy». Tutela a tutto tondo. Il più importante strumento di governo dell'area protetta è arrivato così a conclusione dopo un lungo iter partecipativo iniziato nell'estate del 2002. Con il nuovo Piano aumentano le tutele naturalistiche: i monti dell'Uccellina diventano un unico grande sistema con la pianura alluvionale del fiume Ombrone, la zona umida della Trappola, la pineta litoranea di Marina di Alberese e l'area contigua che comprende il comprensorio agricolo e che giunge a toccare i crinali collinari. 9.000 ettari di territorio disciplinati nel dettaglio, con ambiti di interesse archeologico, architettonico e storico-culturale. Cosa cambia in concreto. Innanzitutto la zonizzazione del Parco passa dalle tre aree (forestale e palustre, agricola a regolamentazione speciale e agricola) ad una diversa suddivisione: 536 ettari di riserve integrali (circa il 6), 1.775 di riserve orientate (il 20), 5.072 di aree di protezione (il 55) e 1.676 di aree di promozione economica e sociale (il 19). Nel contempo il Piano, per la prima volta, prende in considerazione interventi su alcune improrogabili emergenze come l'erosione costiera e l'avanzamento del cuneo salino. Parla il presidente. Giampiero Sammuri è molto soddisfatto della conclusione del percorso. «La ricerca della condivisione è stata complessa ed ha indubbiamente dilatato l'iter del Piano e la tempistica. Questo, però, era l'obiettivo fin dall'inizio: ottenere il contributo del maggior numero possibile di soggetti e un'approvazione all'unanimità». Chi lo ha fatto. Gli apprezzamenti per il lavoro svolto ad Alberese sono bipartisan. Sammuri li gira a chi ha contribuito a concepire e strutturare il Piano: «dal direttore Enrico Giunta alla struttura, dal vecchio consiglio (che, a suo tempo, sostenne Agenda 21), a tutti i tecnici che hanno collaborato con l'Ente Parco; e ancora coloro che l'area protetta la vivono ogni giorno e che hanno sempre partecipato agli incontri, alle riunioni. Un ringraziamento, poi, alle associazioni di categoria e ambientaliste, promotrici di suggerimenti importanti, agli amministratori della Comunità del Parco. Infine, le associazioni del territorio, al nostro fianco negli ultimi 6 anni. Mi riferisco a Pro loco, Associazione degli Agriturismi del Parco, Comitato Ombrone e Comitato Uccellina». Infine Sammuri ribadisce che «l'approvazione all'unanimità di un Piano del Parco è un evento davvero raro in Italia, perché le divisioni, quando si parla di ambiente e delle attività collegate sono all'ordine del giorno. Oggi il Parco della Maremma è volano di tutela ambientale e di sviluppo economico di un territorio, e ha dimostrato negli ultimi anni di saper coniugare le due cose: una natura strepitosa ed economie locali che possono finalmente svilupparsi intorno e dentro all'area protetta».