Sul centro storico di Napoli si cambia e si comincia. Si cambia allinsegna della semplificazione di metodi e procedure per conseguire in tempi certi obiettivi più chiari. Cè intesa con lassessore al centro storico Nicola Oddati sulla perimetrazione delle due aree di intervento che saranno portate allapprovazione della cabina di regia istituita presso la Regione Campania. La prima sarà Neapolis, la zona dei Decumani, larea su cui rinascerà la Cittadella degli Studi, delle Arti e della Cultura. Rinascerà, perché cè sempre stata; si tratta ora di richiamarla a nuova vitalità potenziando e mettendo a sistema le prestigiose istituzioni in essa esistenti e le relative realtà monumentali: dalluniversità, ai musei, alle chiese e complessi religiosi, allAccademia, al Conservatorio, alle biblioteche. Cittadella, perché duna piccola città avrà tutte le caratteristiche, prima delle quali la presenza di case con relativi abitanti. Altrove, operazioni urbanistiche del genere hanno determinato esodi a volte forzati e hanno abbassato la qualità della scena urbana. Qui, occorrerà delicatezza e temperanza progettuale, sensibilità storica, ma anche sensibilità sociale per affermare politiche di inclusione. La seconda area su cui si interverrà sarà la fascia costiera che va da piazza del Carmine a piazza Municipio, ove Castel Nuovo diventerà il grande Museo Civico di Napoli. Nella zona dei Decumani rinascerà la cittadella della cultura, poi sarà la volta della fascia costiera Non sarà una operazione di mera facciata come in passato Se la zona di Neapolis è il classico museo a cielo aperto che non ha finora espresso tutte le sue potenzialità, il tratto costiero orientale, via Marittima per intenderci, è lemblema di come questa città abbia sprecato le sue risorse paesaggistiche, negando da un lato il rapporto con il mare e dando vita dallaltro ad una "palazzata" tra le più brutte e disordinate delle città costiere italiane. Piazza Mercato dovrà diventare la porta orientale del centro storico e da un concorso di idee potrebbero venire soluzioni allaltezza del luogo e dei problemi. Larea di Piazza Municipio, con il porto, la confluenza di due linee metropolitane, il Municipio, il Museo Civico, Palazzo Reale, i teatri San Carlo e Mercadante, sarà il vero "centro del centro storico" della città. Non dovrà essere operazione di mera facciata. Un centro storico con monumenti, palazzi e strade ben restaurati ma nel quale permangano degrado sociale, povertà, inquinamento ambientale da traffico, insicurezza abitativa, crisi endemica del commercio e dellartigianato, vetustà di acquedotti e fognature, obsolescenza delle funzioni e assenza dun carattere urbano più generale, al di là delle apparenze è immagine di insuccesso politico e progettuale. Per questo motivo occorre ribadire che il Grande Programma non restaura solo chiese e palazzi per dirla in modo sbrigativo ma interviene in modo integrato su più fronti per conseguire obiettivi di reale sviluppo. Il coinvolgimento in questa operazione dellassessorato allUrbanistica e della società Sirena, dapprima assenti, e lintenzione di indire concorsi nazionali e internazionali su aree di particolare valore sono due ulteriori segnali della volontà di avvalersi di più saperi, più esperienze, per meglio governare la complessità del tema progettuale. Tutto ciò non potrà essere fatto con gli ormai celebri duecento milioni di euro già stanziati, dei quali cinquanta circa riservati allAlbergo dei Poveri (ma su questo tema occorre una riflessione seria, perché lAlbergo è un monumento economicamente onnivoro). Il concorso dei privati non è auspicabile, è indispensabile. Perciò il programma non può essere di sola spesa ma di incentivazione per il capitale privato. Vè concreta promessa di risorse aggiuntive da parte della Regione non solo per potenziare la parte "integrata" dei progetti ma anche per intervenire sui Quartieri spagnoli e Montesanto, alla Sanità-Vergini, al Borgo Marinari-Monte Echia. A condizione che il Comune mostri dessere in grado di spendere, bene e nei giusti tempi, quelle già acquisite. Infine, dovranno essere studiate forme di integrazione economica e urbanistica di questo programma con quello del Forum mondiale delle Culture. Si cambia e si comincia anche in tempi brevi, con quattro azioni preliminari, nellattesa di perfezionare progetti e accordi di programma. Apertura della "Casa del centro storico" nel complesso di SantEligio al Mercato, che sarà la sede della struttura di progettazione, laboratorio di tutte le attività progettuali, seminariali, di formazione, legate al Grande Programma. Apertura di "cantieri pilota" su monumenti e aree urbane già dotate di progetti esecutivi e rientranti nelle aree di intervento sopra definite. Apertura del confronto con la città articolato su tre piani: il mondo della produzione, le associazioni, luniversità. Lobiettivo è quello dun programma, per quanto possibile, condiviso. Poi, la costituzione duna commissione con il compito di preparare una bozza del "Piano di Gestione" del centro storico Unesco di Napoli. Sarebbe auspicabile una quinta azione preliminare di valore altamente simbolico: scegliere una personalità di assoluto valore etico e culturale (non importa né la cittadinanza né la specializzazione) e nominarlo "garante culturale" del Grande Programma, per validarne la qualità in sede internazionale. Siamo pronti a partire. Non a ripartire, perché mai vè stata finora partenza su questo argomento. Sarà rassicurato così anche Giustino Fabrizio che allindomani della bella festa del San Carlo con il Capo dello Stato giustamente esprimeva preoccupazioni per le "finte ripartenze" che troppo spesso hanno segnato la storia passata e recente di Napoli. Lautore è assessore allEdilizia e Supporto tecnico al recupero del centro storico del Comune di Napoli