Lintervista Il caposcuola del fotogiornalismo italiano: quelle sale vanno bene per unesposizione Uliano Lucas boccia il progetto "Senza gli archivi non ha senso" A Milano servirebbe eccome unistituzione del genere: ma bisogna recuperare il materiale degli eredi, fare ricerca A Uliano Lucas, classe 1942, caposcuola del fotogiornalismo italiano, autore di reportage sulla condizione operaia, il movimento studentesco, le guerre di liberazione in Africa, scappa una risata quando sente del progetto del Comune e dei commercianti di insediare un museo al secondo piano della Galleria. «È una cosa senza senso». Perché? «Il problema è molto semplice. Un museo della fotografia non è un luogo di esposizione ma di conservazione degli archivi dei fotografi. Un luogo dove si acquisiscono i patrimoni, si custodiscono, si studiano. Specialmente a Milano, la capitale del fotogiornalismo e della still life, dove tante eredità sono andate disperse». In che modo? «Il 40 della fotografia milanese dai primi del ï900 a oggi è andato distrutto, buttato in discarica dai grandi settimanali. Il 30 è nei bauli dei familiari dei fotografi. Lultimo 30 circola attraverso fondazioni e agenzie fotografiche». In Galleria si sta dunque sbagliando tutto? «È una iniziativa estemporanea, cè grande improvvisazione. Se si vogliono fare esposizioni la Galleria va bene, a Milano manca uno spazio dedicato. Però non sarebbe un museo. Un museo della Provincia e della Regione cè già a Villa Ghirlanda, a Cinisello Balsamo». A Milano non servirebbe? «Certo che sì, infatti lo vuole fare la Triennale. Occorre avere rapporti con le università, comperare i famosi bauli dagli eredi, quindi disporre di fondi considerevoli, fare lavoro di ricerca e pubblicare libri e tesi di laurea. Ci vuole un museo della fotografia nazionale». Cè il Museo Alinari a Firenze. «È privato, io parlo di una istituzione pubblica che copra tutti gli aspetti della comunicazione. Negli Stati Uniti i primi musei della fotografia sono sorti negli anni ï20 del ï900. Allestero questo sarebbe un discorso banale. In Germania, Francia, Inghilterra, Svezia, i musei fotografici hanno milioni di negativi e stampe. Da noi, tranne che a Venezia e al Dams di Bologna, la fotografia non è insegnata nemmeno nelle facoltà e scuole di giornalismo, come la De Martino a Milano». Cosa suggerisce? «Il problema non è appendere quattro foto al muro. La Maison européenne de la photographie di Parigi ha milioni di scatti. Noi cominciamo almeno ad acquisire il patrimonio dei più grandi fotografi italiani: Ugo Mulas, Franco Pinna, Tazio Secchiaroli, Luciano DAlessandro, Gianni Berengo Gardin, Pietro Donzelli, Paolo Monti, Nino Migliori, Mario De Biasi, Mario Dondero, Enzo Sellerio e tanti altri. Purtroppo cè un ritardo culturale enorme. Il maggior storico italiano dellarte e della fotografia, Arturo Carlo Quintavalle, in 30 anni ha raccolto milioni di foto. Per ciascuna sappiamo dove e quando è stata scattata, con quale macchina, se è stata pubblicata, chi era il committente. È così che si fa. Ma intorno a lui cè il disinteresse generale».
MILANO - museo al secondo piano della Galleria
Uliano Lucas, caposcuola del fotogiornalismo italiano, ha espresso la sua disapprovazione per il progetto di istituire un museo della fotografia al secondo piano della Galleria di Milano. Secondo Lucas, un museo della fotografia non è un luogo di esposizione ma di conservazione degli archivi dei fotografi. A Milano, la fotografia è stata molto dispersa, con il 40% dei suoi patrimoni andati distrutti o dispersi, il 30% nei bauli dei familiari dei fotografi e il 30% circolante attraverso fondazioni e agenzie fotografiche.
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