Nola. Le basiliche paleocristiane di Cimitile, il museo storico di Nola, l'area archeologica di Longola a Poggiomarino: tre pezzi importanti del patrimonio del Nolano-Vesuviano entrano a pieno titolo nella lista dei siti interessati dall'accordo di programma sottoscritto dal ministero per i Beni culturali e dalla Regione e che assegna a quest'ultima il compito di valorizzarli, conservarli e gestirli. Un impegno non da poco visto che fino ad oggi, nonostante l'indiscusso status e le riconosciute potenzialità, né i tre siti in elenco né, per la verità, le tante altre importanti impronte che la storia ha lasciato da queste parti, a cominciare dal villaggio della Preistoria di Nola, sono riusciti ad attrarre turismo e a produrre sviluppo. Brutti anatroccoli della favola che racconta le meraviglie di un territorio costellato di tesori, aspettano ancora di essere trasformati in cigni. Cosa serve? Risorse, ovviamente. Ma anche mirate strategie di marketing e comunicazione. Dice Giuseppe Vecchio, responsabile dell'area nolana per la soprintendenza archeologica: «Per centrare l'obiettivo della promozione occorrerà far diventare i siti dell'area nolana un sistema turistico dentro il quale ognuno sia collegato con l'altro e tutti siano messi in relazione con i grandi attrattori della Regione come Pompei e la penisola sorrentina». Creare una nuova offerta turistica e culturale «cercando - avverte però Vecchio - di attirare soprattutto l'attenzione di quello che in un contesto del genere rappresenta l'utente ideale, vale a dire le scuole». Legare e accreditare sembrano dunque essere le proposte lanciate al «comitato dei sei» che oltre ad avere il compito di curare l'attuazione dell'accordo siglato da Bondi e Bassolino dovrà anche occuparsi di progettare, studiare e reperire fondi per il finanziamento dei progetti. Non senza, ovviamente, aver prima preso coscienza delle condizioni attuali e delle emergenze che caratterizzano i tre siti del Nolano-Vesuviano. A Cimitile, dentro il monumento della cristianità, il grosso è fatto ma c'è ancora da fare i conti con la manutenzione continua del complesso e con la necessità di salvaguardare i reperti dai danni dell'acqua. Interventi indispensabili alla conservazione delle testimonianze archeologiche ed artistiche portate alla luce dopo anni di attesa, di scandali e di denunce. Non solo. Il suggestivo complesso dove si vuole che sorga il primo campanile della cristianità rischia di diventare una cattedrale nel deserto se non si procederà a migliorare il contesto cittadino che lo accoglie e soprattutto se non si disegnerà un progetto che in primis disegni parcheggi ed indicazioni stradali. Stesso discorso per il museo di Nola che a maggio si prepara a riaprire i battenti dopo una lunga chiusura dovuta all'ampliamento delle sezioni accolte dentro l'ex convento delle suore canossiane di via Cocozza. La vetrina sulla storia dell'hinterland è stata arricchita di nuove attrazioni culturali come la riproduzione di una delle capanne del villaggio delle preistoria e le prestigiose tele che in passato hanno arricchito alcune antichissime chiese come quella di Santa Chiara, a Nola, e di Santa Maria del Plesco a Casamarciano. I restauri sono in corso anche se con le risorse a disposizione non si riuscirà a ridare smalto a tutti i dipinti. La priorità però per il momento resta quella di assicurare l'apertura e soprattutto sperare che possano essere in tanti ad ammirare i reperti custoditi nelle teche lucenti. Più complicato il discorso per l'area archeologica di Longola a Poggiomarino dove c'è ancora tanto da fare in termini di recupero e conservazione prima di poter pensare alla promozione definitiva del sito.