La Commissione condanna il governo per non aver esteso il benefido ai cittadini dell'Unione. Per ora agevolazione riservata solo agli over 65 italiani. Bruxelles non ci sta. L'Europa accusa il nostro Paese di «discriminare» i turisti over 65 del paesi della Comunità perché pagano i biglietti di entrata nel luoghi d'arte. Il ministero dei Beni culturali: la confusione è generata dagli enti locali che seguono regole differenti. Un over 65 può entrare in musei, gallerie, parchi, scavi archeologici senza pagare il biglietto. Una misura che è stata chiarita con un decreto legge del ministro dei Beni culturali. Ma gli over 65 non sono tutti uguali nemmeno davanti alla legge, ci sono gli italiani e gli altri cittadini europei. Proprio questi ultimi sono esclusi, sebbene ne abbiano diritto, da qualsiasi gratuità. Lo sostiene la Comunità europea che sul tema tira le orecchie al governo. Il Bel Paese è colpevole, per l'apposita commissione che si è occupata del caso, di farsi pagare dai turisti europei sopra i 65 anni, che invece avrebbero diritto alle agevolazioni d'ingresso. Tutto ciò, nonostante i ripetuti richiami al governo nel corso degli anni. Un trattamento che secondo la Commissione rappresenta un'esclusione inaccettabile nei confronti di francesi, spagnoli, tedeschi e quant'altri. In Italia, fa notare la commissione europea, «l'articolo 4 (3) del decreto numero 507 del ministro dei Beni culturali stabilisce che "l'ingresso gratuito deve essere accordato ai cittadini italiani sotto i 18 anni o sopra i 60"». «Con una lettera del 5 ottobre 1999 - si legge nel documento - le autorità italiane informavano la commissione di un imminente emendamento al decreto numero 507 che avrebbe esteso esplicitamente a tutti i cittadini degli Stati membri le agevolazioni previste per l'ingresso nei musei italiani». Ma anche a questa comunicazione non sono seguiti fatti e anzi la commissione ha ricevuto alla fine del 2000 «ulteriori proteste» da parte di turisti europei che si sono visti negare i privilegi. La Commissione ha dunque inviato un'altra lettera alle autorità italiane, che non hanno nemmeno risposto. Dopo questa serie di promesse non mantenute, richieste non accordate e risposte non comunicate, 1 Europa ha deciso di procedere con un'azione più energica, ritenendo davvero inaccettabile «la discriminazione» e «la disparità di trattamento» fra cittadini italiani e del resto dei paesi membri. E così, in base alle normative comunitarie, ha condannato l'Italia a pagare una pena pecuniaria. L'ingiunzione porta la firma dello scorso 16 gennaio. Il ministero dei Beni culturali replica: «L'Italia si è adeguata nel 1999 ai criteri della Comunità europea e ha alzato il limite di età previsto per usufruire della gratuità di entrata in musei, monumenti e gallerie a 65 anni, che valgono chiaramente per tutti i cittadini degli stati membri. Rimangono anche le riduzioni per i minorenni e per gli studenti. Il problema è che in alcuni musei locali ci sono tariffe d'entrata diverse. Ad ogni modo -concludono dal ministero -la nostra idea è di andare tutti in un'unica dirczione, ossia seguire dappertutto le stesse regole». Insomma, sarà colpa del decentramento, che, spezzettando le competenze, affida la gestione dei musei ad autontà locali che finiscono per seguire regole differenti che, ad ogni modo, al di là delle promesse da marinai o dei semplici malintesi, andrebbero il prima possibile uniformate.