Via i vecchi inquilini, un piano di rilancio negli spazi vuoti Patto tra Comune e commercianti "Più negozi ma anche cultura" Via gli inquilini che con affitti stracciati ci vivono da decenni. Via le associazioni che a prezzi altrettanto irrisori hanno i loro uffici sotto le volte. Lo sfratto generale è iniziato da tempo e ormai lobiettivo è chiaro: svuotare la Galleria per riempirla di qualcosa di più redditizio, griffe e negozi. Ma non solo. Lidea, assicura chi ha lavorato al tavolo tecnico tra Comune e Unione del commercio per scrivere il futuro delle volte, è portarci anche cultura nella veste di un Museo della fotografia. Un museo che a Milano manca da sempre, tra annunci puntualmente disattesi e raccolte che nel frattempo sono emigrate altrove. Lidea sembra fuori tempo massimo, anche perché nel frattempo la Provincia ne ha aperto uno a Cinisello, ma tantè è proprio lidea del museo fotografico quella messa a fuoco dal confronto bilaterale tra Comune e Unione del commercio per il futuro della Galleria. Le sale espositive sono prenotate per una piccola parte delle migliaia e migliaia di metri quadrati vuoti o disastrati dei piani superiori. Là dove nel frattempo il Comune ha già concesso allalbergo a sette stelle Town House di allargarsi, inglobando e ristrutturando quello che un tempo era un dopolavoro dei comunali. E dove, soprattutto, dovranno arrivare altri inquilini paganti: allargando allinsù negozi già aperti al piano terra, aprendo nuove attività commerciali che non necessitano della vetrina sul passaggio, affittando uffici nobili. Per una «messa a reddito» che manca da sempre. «Nuove funzioni» le definisce il documento con cui si è chiuso il confronto tra tecnici di Palazzo Marino da una parte e rappresentanti dellUnione del commercio dallaltra. Arrivando a quelle «linee guida» che adesso dovranno essere tradotte dai politici. «Il Museo della fotografia è una nostra proposta - dice Giorgio Montingelli, che per lUnione del commercio ha trattato il dossier - una funzione museale servirà a valorizzare davvero la Galleria rendendola attrattiva anche per un utilizzo turistico di qualità. Sicuramente già oggi ci stiamo avviando verso una sistemazione da un punto di vista estetico». Buio fitto, però, su quanto potrebbe costare riempire il museo con raccolte fotografiche di pregio. Dallaltra parte, sempre nella promessa di dare qualità al malandato regno delle griffe, si è condiviso che allOttagono ci dovrà essere solo una «programmazione di eventi di qualità». E ancora, la Soprintendenza ha imposto che sia migliorata lestetica dei dehors di bar e ristoranti: Comune e commercianti hanno preparato un nuovo modello in stile liberty, in ferro come le volte. Quello che continua a mancare è il milione e mezzo di euro per restaurare almeno la pavimentazione: «Nonostante la crisi, sono fiducioso che riusciremo a fare il restauro con uno sponsor» ripete lassessore allArredo urbano Maurizio Cadeo. Quello che è certo è che il risultato del confronto apre al matrimonio tanto caro al sindaco Moratti e al leader dei commercianti Carlo Sangalli: la nascita di una Fondazione per la gestione della Galleria, creata insieme dal padrone di casa (il Comune) e dagli affittuari (i commercianti). «Sarà uno strumento di gestione e di valorizzazione più efficiente perché più snello» dice lassessore al Demanio Gianni Verga.