Vita di corte, bosco e paesaggio in uno studio di Maria Luisa Margiotta Mercoledì la presentazione alla Provincia con Dino Di Palma e i soprintendenti QUANDO a Portici abitavano i "gatti mammoni". Nel parco della reggia per la quale si incapricciarono Carlo di Borbone, che il giardino laveva nel sangue grazie alla madre Elisabetta Farnese, e Amalia di Sassonia - che con il marito divise ogni passione e follia edilizia, scampati a un naufragio nellapprodo del Granatello. Se ne parla nel libro "Il Real Sito di Portici" a cura di Maria Luisa Margiotta (editore Paparo) che verrà presentato mercoledì alle 11 nella Sala Cirillo della Provincia in piazza Matteotti. Saranno presenti il presidente della Provincia Dino Di Palma, lassessore alla Cultura Antonella Basilico, i soprintendenti Enrico Guglielmo e Stefano Gizzi che seguono il programma di recupero del sito di Portici, di cui questo libro è una tappa. A volte dopo unavventura in mare non si vuole più tornare, re e regina invece ebbero una tale voglia di metter su casa a Portici, che cominciarono a costruir muri e recintare prima ancora di concludere il contratto con i proprietari del fondo, tra i quali il conte di Mascambruno e il principe di Caramanico. La coppia Borbone è ammirata dalla bellezza del sito e annichilita dalla paura del Vesuvio: in una parola, è il sublime. Si reclutano le archi-star dellepoca: a Portici lavora a staffetta una squadra di grandi nomi, da Medrano e Canevari (autori il primo del teatro San Carlo, e insieme della reggia di Capodimonte), Vanvitelli, Fuga. Dove si scava per trovare i resti dellantica Ercolano, si preleva terreno che viene trasferito nel parco. I paesaggisti del re progettano tempietti alla turca, pagliaie, gabbie dove verranno esibiti gatti mammoni (una scimmia o il gatto himalayano?) e pantere, leoni, tigri ma anche stalle per cammelli, mucche, cavalli. Il bestiario del re era fitto di animali. Bosco superiore e inferiore, Peschiera, una Montagnola cresciuta come belvedere artificiale per godersi la veduta: con questi e altri escamotage paesaggistici il sito porticese attraversa gli anni e le mode, scivolando dal modello del giardino allitaliana e francese a quello inglese. Carlo III ci starà dal 1740 al 1744 nel buen retiro suo e di Amalia, che destina a Portici una delle più amabili curiosità conservate a Napoli: il Salottino Cinese, trasferito a Capodimonte. Sarà una rivelazione per molti, il libro della paesaggista Maria Luisa Margiotta, che ha riunito i testi di Filippo Barbera, Annalisa Porzio, Renata Cantilena, Mascilli Migliorini, Gabriella DAmato, Massimo Visone, Angelo Cirasa, Ilaria Punzo e Alessandra De Martino. Margiotta, autrice di tanti restauri di verde storico campano, ha premesso al testo la sua accurata ricostruzione dovuta ad anni di frequentazione del sito reale, che invita a riscoprire dignità e bellezza di un posto sconosciuto a molti non-vesuviani.