L'intervista Jannis Kounellis e le radici dell'identità culturale mediterranea Il passato non è solo armonia, ma anche forza dialettica Greco di nascita (Pireo 1936), italiano per residenza, esperienze e studi artistici: la vita di Jannis Kounellis è come la Magna Grecia, un innesto di classicità. Forse anche per questo, ad accogliere il visitatore nell'atrio della Fondazione Puglisi Cosentino, c'è un suo grande lavoro, quasi un manifesto per una mostra intitolata «Costanti del classico ». Secondo Salvatore Settis ogni epoca per trovare identità e forza ha inventato un'idea diversa di classico: che cos'è il classico in arte? Quali sono le sue costanti? «Veniamo tutti dal Rinascimento che è appunto la rinascita del classico. La modernità è piena di classicità perché è un'identità stabile, come una radice, e per questo anche "Les Demoiselles d'Avignon" di Picasso non è un quadro anticlassico. Poi c'è anche il neoclassico, che invece è la versione ideologica del classico». Perché non riusciamo a liberarci dal confronto con la classicità? È qualcosa che ha a che fare con l'inconscio collettivo? «Nell'area mediterranea è una presenza ossessiva non solo nell'arte, ma anche nella letteratura e fin nella pubblicità: per esempio, anche il giornale dell'Alitalia si intitola Ulisse. Non ci si può fare niente, è la nostra identità, un fatto permanente». Perché Duchamp può essere considerato classico? Non è che confondiamo la classicità con l'eternità, qualcosa che il tempo ha consolidato? «La classicità non è solo armonia, bellezza o grazia, ma anche forza dialettica. È una mescolanza di queste cose e a me sembra evidente che il modo di pensare di Duchamp sia classico, perché parte dal passato». Lei ha portato in una galleria cavalli vivi, pappagalli, quarti di bue, dunque più che la classicità sembra aver praticato la trasgressione. «La trasgressione in realtà è volontà di misura, una riappropriazione in altri modi di profondità culturali che si sono perse e che appaiono come fantasmi. È la loro lontananza a fare scandalo. La mia intenzione non era quella di essere trasgressivo: non è certo questo che ti muove a fare una mostra. Accadeva quarant'anni fa e consideravo normale l'uscita dal quadro: lo so che appariva eccessivo, ma portava un segno di equilibrio e dava una visione sulla figura dell'artista. E poi tutti i quadri sono trasgressivi, anche Masaccio lo è, così come Fontana o Burri. O anche un certo tipo di classico, come il Laocoonte. Proprio a causa di questa nostra identità culturale che deriva dal Mediterraneo, la trasgressività partecipa del classico con cui stabilisce un dialogo». Curioso che, nell'esplosione novecentesca delle avanguardie, solo un pittore, De Chirico, abbia dichiarato: «Pictor classicus sum». Ed era, guarda caso, nato in Grecia. Secondo lei c'è una relazione? «Non penso. È vero che il mondo che ti circonda condiziona la visione, ma è nella normalità di fare arte, non è un'eccezione. E d'altra parte De Chirico era un cosmopolita e aveva anche una formazione tedesca e francese». Nel suo «Elogio della disarmonia », Gillo Dorfles sostiene che è proprio della nostra epoca la volontà di deformare e trasformare. Lei è d'accordo? «Io penso che è il senso della simmetria ad essere cambiato. Oggi anche l'architettura è completamente asimmetrica. Prima la simmetria era una forte visione della logica; oggi il concetto è dilatato». Lei è già considerato un maestro: è questa la felicità per un artista? «Non lo so. So soltanto di essere un pittore che la mattina si alza e prova a sedersi davanti ad uno spazio vuoto che sente di dover assolutamente segnare: da una parte questo riguarda la felicità, ma dall'altra anche il terrore. La felicità e la difficoltà sono legati nel mestiere di pittore. Io spero solo che il mio lavoro abbia una sua grazia».
Trasgredisco per illuminare l'altro volto della classicità
Jannis Kounellis, artista greco di nascita e italiano per residenza, è stato intervistato per discutere l'identità culturale mediterranea e il concetto di classicità. Secondo Salvatore Settis, ogni epoca ha inventato un'idea diversa di classico, che include non solo l'arte ma anche la letteratura e la pubblicità. La classicità non è solo armonia e bellezza, ma anche forza dialettica. Kounellis sostiene che il modo di pensare di Marcel Duchamp sia classico, poiché parte dal passato e pratica la trasgressione, ma in realtà la trasgressione è volontà di misura e riappropriazione di profondità culturali perse.
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