Un gemellaggio fra le soprintendenze ai beni archeologici di Napoli e dell'Emilia Romagna nel segno della mostra «Otium ludens». Dal 13 marzo nel Complesso trecentesco di San Nicolò a Ravenna, circa 175 reperti rinvenuti dalle ville di Stabia Antica. Dopo l'esposizione di circa un anno fa all'Ermitage di San Pietroburgo e la tappa orientale nel Museum of Art di Hong Kong. Durante la conferenza di ieri il soprintendente di Napoli e Pompei Pietro Giovanni Guzzo, curatore della mostra insieme con Giovanna Bonifacio e Anna Maria Sodo, ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa, «veicolo di diffusione in Italia e all'estero di un patrimonio inedito e ancora sottovalutato. Quella a Ravenna è l'unica tappa italiana della mostra annoverata dal quotidiano inglese Times nella top ten dei migliori eventi espositivi dell'anno passato», ha affermato il consigliere delegato della Fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae) Ferdinando Spagnuolo. Ma «Otium Ludens - Stabiae, cuore dell'Impero Romano» è anche l'avvio di un rapporto di collaborazione fra la Fondazione «RavennAntica» e l'area archeologica vesuviana di Castellammare di Stabia. Che potrà diventare più intensa e proficua se la Regione Campania nei Por 2007-2013 incoraggerà i progetti del Parco archeologico stabiese ai quali collaborano anche le Fondazioni americane.