Un effetto, la proposta del ministro ai Beni culturali, Sandro Bondi, di commissariare le soprintendenze archeologiche di Roma e Ostia, l'ha sicuramente ottenuta: l'unità degli archeologi italiani, quelli che sul campo e ogni giorno sono impegnati nella salvaguardia e nella tutela del più grande patrimonio storico, artistico e culturale che si conosca al mondo. Si è infatti costituito un Coordinamento che coinvolge le due maggiori organizzazioni di categoria, l'Ana (Associazione nazionale archeologi) e la Cia (Confederazione italiana archeologi), nonché gli studenti di archeologia, le società di scavi e i liberi professionisti. Come dire non meno di duemila archeologi, i precari per definizione, i plurilaureati che sanno scavare nel passato e pagati qualche euro l'ora. Il Coordinamento ha approvato all'unanimità un documento nel quale, oltre a contestare, appunto, l'ipotesi commissariamento, si chiede una riorganizzazione strutturale del sistema archeologia in Italia e il riconoscimento della figura professionale e del ruolo sociale dell'archeologo, riconoscimento che nei paesi più avanzati è da sempre codificato.