Quattordici ricorsi contro il Comune Hanno impugnato le carte, privati e aziende ma anche la parrocchia di Santa Maria Assunta QUARRATA. Quattordici ricorsi contro il nuovo regolamento urbanistico. Li hanno presentati privati e aziende, ma anche una parrocchia. Dieci sono stati inviati al Tar - e di questi 4 riguardano le aree a pianificazione differita -, 4 al Presidente della Repubblica. In tutti i ricorsi si chiede l'annullamento della delibera con cui è stato approvato il regolamento urbanistico. Il Comune ha deciso di costituirsi in giudizio e ha stanziato 80.000 euro in bilancio per resistere contro i ricorrenti. Il regolamento urbanistico è stato adottato nel marzo del 2007 e approvato dal consiglio comunale con delibera n. 94 del 31 luglio 2008, dopo che l'ufficio urbanistica aveva dovuto confrontarsi con quasi 900 osservazioni. Nei mesi successivi sono iniziati i ricorsi da parte di aziende e privati (e anche di una parrocchia). Ne ha chiesto notizia con un'interrogazione nell'ultima seduta del consiglio comunale il capogruppo dell'Udc Alessandro Cialdi all'assessore all'urbanisitica Luca Gaggioli. «I ricorsi sono stati 14 - informa Gaggioli -, 10 al Tar e 4 al Presidente della Repubblica. Tutti i ricorrenti chiedono l'annullamento della delibera di approvazione. Quelli contro le aree Apd sono stati fatti tramite lo stesso studio legale e provengono da proprietari di aree che erano edificabili sul vecchio Prg. Nessuna questione di principio contro il nuovo regolamento urbanistico, quindi, bensì a causa di un peggioramento delle possibilità edificatorie su specifiche aree. Resisteremo, perché tutti i ricorsi chiedono l'annullamento della delibera, e non possiamo permettere che scelte urbanistiche fondamentali per il nostro futuro siano determinate da una decisione giurisprudenziale». Per fare un esempio, il gruppo di ricorrenti di via Piemonte (tra cui diversi ditte, la parrocchia di Santa Maria Assunta e alcuni privati) denunciano il fatto che con il nuovo regolamento l'area in questione è passata da edificabile (nel piano regolatore approvato nel 1999) ad Apd. Secondo i ricorrenti, la vocazione edificatoria non è mai potuta sfociare in un piano attuativo per i comportamenti del Comune, che avrebbe mutato continuamente perimetro e regolazione del comparto, determinando l'impossibilità di esercitare lo jus aedificandi. Il nuovo regolamento ha cancellato le precedenti previsioni e trasformato la zona in Apd 2 (a pianificazione differita per produzione e servizi). Da qui la decisione di ricorrere. Ma in molti, tra cui lo stesso Cialdi (geometra) e il consigliere di An Maurizio Ciottoli, continuano a vedere nella stessa scelta delle Apd un grosso errore da parte dell'amministrazione. «Un regolamento urbanistico - afferma Ciottoli - non può dire che il "terreno forse può essere edificabile se il progetto piace al Comune", com'è la regola delle Apd. Questo criterio andava bene per un piano strutturale, non per un regolamento, che deve determinare se quel terreno è edificabile, e non rimandare a un bando».