Niente alberghi o abitazioni negli immobili dismessi (e non strategici) delle Terme. Con una mossa a sorpresa, a poche ore dal consiglio comunale che sarebbe poi stato chiamato ad approvare la variante al piano regolatore, sindaco (Ettore Severi) e assessore all'urbanistica (Alessandro Sartoni) hanno anticipato il futuro del blocco di edifici situati in zona nord-est. Nessun albergo. Da soli, i due esponenti di An (senza alleati e tantomeno l'assessore al termalismo, il forzista Lenzi) precisano che «il cambio di destinazione d'uso viene fatto per rendere gli immobili più appetibili in un mercato che ora li vede solo con una funzione termale», senza però che questi «entrino in conflitto con gli interessi pubblici» o «che il meccanismo possa dare adito a speculazioni». In altre parole: «Niente abitazioni, alberghi e negozi». «Anche se - dice Sartoni - qualcuno ci ha provato, in commissione, a proporre l'albergo...». Tutti gli immobili. Il cambio di destinazione d'uso per gli immobili situati tra via della Salute, via Trieste, viale Marconi, via Montebello e viale Bicchierai è stato il principale punto all'ordine del giorno del consiglio di ieri sera. Si tratta degli ex bagni gratuiti, che si trovano a sud delle Terme Redi; del complesso dei sali e dei prodotti derivati (altrimenti detto ex imbottigliamento che, con le ex serre, arriva a lambire il parcheggio di viale Marconi); dell'istituto di cura (situato tra via Trieste e viale Marconi); dei magazzini (adiacenti al vecchio ospedalino, in viale Marconi); e delle ex lavanderie (ubicate in via Trieste, di fronte alle Redi). Pubblica utilità. Gli immobili dismessi, qualora fosse passata la variante, potranno essere adibiti a pubblica amministrazione, attività culturali (musei, teatri, auditori, cinema, sale spettacolo, centro congressi, sale espositive, videoteche), attività assistenziali e sanitarie (centri di assistenza, poliambulatori, centri fisioterapici e riabilitativi, centri termali), pubblica sicurezza, ricreazione e tempo libero (parchi acquatici, centri fitness, palestre, scuole di danza e musica), parcheggi di uso pubblico. Dopo l'approvazione del consiglio, per il cambio di destinazione d'uso serve il parere della Soprintendenza e il via libera definitivo dalla giunta. Passaggi che devono essere ottemperati entro il 20 aprile, data in cui il Comune entra nella fase di ordinaria amministrazione pre-elettorale (motivo per il quale è stato convocato d'urgenza il consiglio di ieri). La Asl trasloca. Nella stessa variante è stato anche previsto di trasformare il complesso della Asl di via San Marco da sanitario a residenziale, commerciale e direzionale (mantenendo intatta la volumetria esistente: 8.500 mc su 2.650 mq). L'Asl 3 ha infatti da tempo dichiarato la propria disponibilità ad acquistare dalle Terme un immobile in cui localizzare tutte le attività socio-sanitarie distrettuali. «La Asl - spiega il sindaco - è interessata all'edificio dei prodotti derivati, ma noi vedremmo meglio una localizzazione all'ex istituto di cura e alle ex lavanderie, immobili più consoni a un distretto sanitario. Ma per prima cosa dobbiamo garantirle di poter vendere l'edificio di via San Marco per finanziarsi». Da qui la possibilità di realizzarvi abitazioni. Vendiamo noi. Ma perché, in definitiva, si è arrivati a questa variante? «L'operazione dismissione del patrimonio non strategico termale - spiega Severi - corrisponde a una espressa condizione posta dal pool di banche che hanno finanziato il piano industriale delle Terme. Se, infatti, queste non riuscissero a realizzare certi presupposti economici da qui al 2012, potrebbe scattare il meccanismo della vendita degli immobili da parte di un soggetto terzo. Per rientrare dal prestito le Terme devono quindi autofinanziarsi e con la variante si creano le condizioni per attrarre manifestazioni d'interesse da parte di soggetti pubblici o privati. In questo modo potranno essere direttamente loro a decidere del futuro degli immobili ed, eventualmente, versare alle banche il 50 del ricavato, come previsto dal contratto». David Meccoli