Annidata discretamente e quasi a sorpresa sulla collina di Posillipo, offre a chi vi entra un sapiente gioco di volumi, geometrie di luce, dialoghi fra spazi interni ed esterni che tra sperimentazioni compositive moderne ed echi mediterranei suggellano l'armonia e la compenetrazione possibili tra artificio e natura, paesaggio e architettura, tradizione e innovazione: intrecciati nitidamente, senza confusioni, in questo progetto abitativo unifamiliare - firmato da Luigi Cosenza in collaborazione con Bernard Rudofsky tra il 1934 e il '37, su commissione del medico e professore universitario Augusto Oro - come la solidità porosa e ruvida del tufo giallo napoletano e l'aerea leggerezza di strutture costruite, candide e levigate, poggiate con delicatezza sul costone di roccia e protese come tolde di nave a picco sull'azzurro abbagliante del Golfo di Napoli. Si intitola non a caso «Villa Oro. Una ricerca per l'abitare» la mostra documentaria e grafica a cura di Giancarlo Mainini, Alfredo Buccaro (già curatori di un bel volume per il centenario della nascita, Luigi Cosenza oggi, edito da Clean), Francesco Viola ed Evelyn Hendreich che da domani (ore 17, presentazione della Sala Conferenze alla presenza tra gli altri del Soprintendente Stefano Gizzi) fino al 13 marzo, nella Sala Dorica di Palazzo Reale, presenterà una monografia (esito di un attento lavoro di documentazione sugli aspetti più significativi di questa casa-paradigma dell'architettura contemporanea ma anche incubatore di destini incrociati, svolto da architetti della Brandenburgischen Technischen Universität di Cottbus) e spaccati assonometrici, schizzi, elaborati per il modello, disegni esecutivi del progetto originario e tavole dell'attuale progetto di restauro in corso di elaborazione da parte dell'architetto Andrea Cosenza: tutti preziosi materiali integrativi, messi a disposizione dall'Archivio Cosenza. «Villa Oro è un fulgido esempio del respiro europeo, di grande attualità, della ricerca di Cosenza per un'arte socialmente utile, attenta all'architettura come costruzione dopo una buona progettazione; è un laboratorio di sperimentazione di nuove forme e linguaggi, che oltretutto rilancia la riflessione sul tema della casa in un momento di emergenza abitativa e di grossa deriva formalistica del sistema di archistar, slegati dalla realtà e troppo attenti all'edilizia pubblica», sottolinea Mainini, docente di composizione architettonica alla Facoltà di Ingegneria di Napoli che da cinque anni, con un convegno sugli «artisti scienziati», ha non a caso inaugurato un corso di ingegneri-architetti nel segno appunto di Luigi Cosenza: un ingegnere-architetto europeo non contro l'architettura (per parafrasare il titolo del pamphlet di Franco La Cecla) ma semmai oltre, teso eticamente (e politicamente) verso soluzioni di grande e innovativo impegno civile. A ricordarne la valenza, ieri a Villa Oro in una presentazione ospitata dagli affabili padroni di casa (Marilù Oro, figlia del luminare Augusto precocemente scomparso, e il marito Carlo Cocozza di Montanara, protagonisti di un amarcord sul filo emotivo di una intensa storia privata e insieme pubblica), anche lo storico dell'architettura Alfredo Buccaro e l'architetto Ugo Carughi, vicesoprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli e Provincia che ha promosso con il Mibac la mostra, organizzata dal Centro interdipartimentale «L. Pisciotti» e dalla Facoltà di Ingegneria dell'università Federico II con il contributo degli Ordini professionali degli Ingegneri e degli Architetti della provincia di Napoli: «L'opera di Cosenza - conferma Carughi - travalica i confini napoletani e italiani, recupera un razionalismo europeo e senza la retorica nazionalista dello "spirito latino" lo integra con un genius loci mediterraneo bene esemplificato da Villa Oro, approdando a un'essenzialità esistenziale e a un minimalismo povero che confermano l'interesse della nostra istituzione a tutelare i suoi lavori con vincoli precisi sull'architettura moderna e contemporanea». Un'architettura dove conta molto lo sguardo sulla «dimensione sognata», come ricorda l'architetto Nicola Pagliara, ma anche «l'attenzione alle esigenze del territorio e della comunità che l'abita», come sottolinea Giancarlo Cosenza: testimone, con il fratello Gianni, del sodalizio procidano tra il padre e il brillante collega austriaco Benrnard Rudofsky che per un intero anno, nel 1934, coltivando l'idea di Villa Oro scrisse una bella pagina della storia dei rapporti tra paesaggio e architettura.
CAMPANIA - Villa Oro è sospesa come un sogno tra terra, cielo e mare.
Villa Oro è un'architettura moderna progettata da Luigi Cosenza e Bernard Rudofsky tra il 1934 e il '37. La casa è stata realizzata su commissione del medico Augusto Oro e si trova sulla collina di Posillipo a Napoli. La mostra documentaria e grafica sulla villa è stata organizzata dal Centro interdipartimentale L. Pisciotti e dalla Facoltà di Ingegneria dell'università Federico II. La mostra presenta documenti, schizzi e disegni esecutivi del progetto originario, nonché tavole dell'attuale progetto di restauro. La villa è un esempio di architettura europea moderna e contemporanea, che combina elementi di tradizione mediterranea con sperimentazioni compositive moderne.
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