Nola. Il villaggio della preistoria di via Polveriera riapre al pubblico. Dopo la pausa di 7 mesi imposta dai lavori per migliorare l'aspetto e la fruibilità dell'importante sito archeologico, saranno tolti i catenacci ai cancelli. Maltempo permettendo il primo appuntamento con i visitatori è in programma per domenica. Dalle 10 alle 13 i turisti saranno accolti, come sempre, dai volontari dell'associazione Meridies che si occupa delle visite guidate. La rete di ferro arrugginito che si estendeva lungo il perimetro è stata sostituita da una recinzione meno precaria e più decorosa. Gli interventi hanno anche interessato la scala attraverso la quale si raggiungono i calchi delle capanne in cui abitavano gli uomini dell'Età del Bronzo. A ritardare la riapertura era stata la presenza di una falda acquifera che aveva provocato l'allagamento dell'area archeologica. L'impianto di captazione messo a disposizione dalla Gori per evitare gli effetti dannosi dell'acqua ha subito un guasto elettrico, poi risolto grazie all'intervento dell' assessore ai Beni culturali del Comune di Nola Arturo Cutolo e dalla Snie, la compagnia elettrica locale che fornisce energia all'impianto. «L'imminente riapertura del villaggio di Nola - ha commentato Pia Ronga, responsabile del settore archeologico di Meridies - dopo i lavori di ristrutturazione patrocinati dalla soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta, costituisce per noi un evento importantissimo. L'impegno e l'attenzione nei confronti di questa straordinaria testimonianza del nostro più remoto passato, riconferma che la perseveranza vince ogni difficoltà». «Grazie ai lavori ed agli sforzi della soprintendenza - ha evidenziato Angelo Amato de Serpis, presidente di Meridies - l'area adesso ha un aspetto molto più accogliente e dignitoso. E le centinaia di persone che ci prepariamo ad accogliere fin da domenica avranno sicuramente un'impressione migliore del nostro prestigioso sito». Tantissime prenotazioni per visitare le capanne di quattromila anni fa arrivate fino a oggi grazie alla tremenda eruzione del Vesuvio detta «delle pomici di Avellino».