Trasformazioni Anna Sommella ha diretto per 23 anni i Musei Capitolini e conosce bene la zona "Quei grottoni ricchi di storia sarebbe bello mostrarli a tutti" Una rete di cunicoli scavati nel Medioevo e che si articolano su tre livelli Le cave diventarono cantine, poi rifugi antiaerei. E dentro ci sono tanti reperti archeologici «Io lo definisco un "impianto basilicale", non perché ospitasse funzioni amministrative o religiose. Ma per lampiezza e le connessioni degli spazi, alti anche sette metri. Pensi che in alcuni casi le gallerie si articolano per tre livelli nel cuore del Campidoglio. Sarebbe importante riaprire al pubblico i cosiddetti "grottoni" ma il progetto di riuso è rimasto sulla carta». Anna Sommella conosce il monte dove sorgeva il tempio di Giove Capitolino come le sue tasche. E non solo perché ha diretto fino al 2007, e per 23 anni di seguito, i musei Capitolini. Ponteggi e immondizia tengono lontani i visitatori da quelle porte e da quelle finestre scavate nel fianco del Campidoglio. Cosa nascondono? «Una fitta rete di cunicoli scavati durante il Medioevo - spiega larcheologa - . Le cave di tufo percorrono tutto il monte, giungono fino allArce, sotto lAltare della Patria. Il percorso più importante è quello che parte da via del Teatro Marcello e sbuca a via della Consolazione, davanti alla chiesa». Qual è la storia di queste "catacombe" e cosa contengono? «Furono abbandonate e poi spesso trasformate nelle cantine di case e palazzetti che, costruiti a ridosso di Monte Caprino, vennero demoliti durante gli sventramenti del Ventennio. Poi, durante la guerra, le cave furono trasformate in rifugi antiaerei. Dentro ci sono ancora testimonianze di quel tempo e di quella funzione, ma anche reperti archeologici: sono utilizzate come depositi». Cosa potrebbero diventare i "grottoni"? «Il museo di se stessi, con le tracce delle fondamenta del tempio di Giove Capitolino, sotto palazzo Caffarelli, ma anche dellarco di Stertinio. Sarebbe bellissimo poter condurre i visitatori nelle viscere del Campidoglio: i locali sono peraltro ben areati, poiché gli antichi pozzi furono nei secoli trasformati in prese daria. Ma avevamo pensato anche alla possibilità di creare allinterno un ascensore». Quando? E a che scopo? «Si tratta di unidea progettuale venuta alla luce nel 1990 nellambito del piano per creare il grande Campidoglio. Vennero eseguiti i rilievi delle cave di tufo, anche per verificare la tenuta strutturale, che risultò ottima. E si pensò che, una volta bonificate e musealizzate, potessero ospitare un collegamento verticale per permettere ai portatori di handicap di arrivare direttamente da via del Teatro Marcello in cima al Campidoglio». La visita a Monte Caprino comprenderebbe anche la gabbia che conteneva la lupa. «Con quella dellaquila, è una testimonianza più recente della storia del Campidoglio. Quando nel 1960 giunsi a Roma la gabbia scavata nella roccia ospitava ancora la femmina di una coppia di lupi. Poi, alla sua morte, la gabbia e rimasta vuota. Non penso certo di riportarci gli animali simbolo di Roma, ma sarebbe interessante inserirla nel percorso nel cuore della storia di Roma, dalla fondazione ad oggi».
ROMA - area archeologica centrale. Intervista a Anna Sommella
Anna Sommella, direttrice dei Musei Capitolini per 23 anni, parla dei "grottoni" di Monte Caprino, una rete di cunicoli scavati nel Medioevo. Le cave furono utilizzate come cantine, poi rifugi antiaerei durante la guerra. Contengono reperti archeologici e testimonianze di quel tempo. Sommella pensa che sarebbe bello riaprire al pubblico i "grottoni" e creare un collegamento verticale per permettere ai portatori di handicap di arrivare in cima al Campidoglio. Il progetto di riuso è rimasto sulla carta. Le cave si articolano su tre livelli e contengono reperti archeologici, tra cui la gabbia che ospitava la lupa.
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