«LA Protezione civile si è aggiunta dopo, per ragioni che mi sfuggono. Ma il punto vero è che l' area archeologica romana è in uno stato vegetativo. E che occorrono misure d' emergenza». È l' opinione di Andrea Carandini, che insegna Archeologia classica a Roma, ed è autore di scavi sul Palatino, oltre che in Toscana, in Algeria e Libia. Sarà lei a guidare il comitato scientifico? «Solo se ci saranno le condizioni. Sono dispiaciuto di vedere la reazione così dura di molti miei colleghi. Ma se il provvedimento limitasse i poteri delle Soprintendenze sarei il primo a oppormi». E secondo lei così non è? «Occorre superare lentezze normative, per esempio. Da due anni c' è un commissario per la Domus Aurea, che è poi il direttore regionale Luciano Marchetti, il quale riesce a realizzare pochissime cose. E lo sa che in tutto il settore dei Beni culturali ci sono milioni di euro non spesi, e alcuni di questi anche in dotazione alla Soprintendenza archeologica di Roma? È stato lo stesso Soprintendente Angelo Bottini a chiedere procedure eccezionali». Ma non la pensano così tutti gli archeologi di quell' ufficio. «Lo so. Ma in loro scatta un automatismo difensivo. Non è sopportabile, ai loro occhi, che un docente universitario possa avere delle buone idee. E invece occorre che la tutela diventi un sistema integrato, non un esercizio compiuto in solitudine».