LA "sala bar", un salone teatrale al quale si accede da una scala, da un ballatoio permette di affacciarsi prima su un golfo virtuale (a destra nella foto) poi su quello vero, allagato di sole, da Sorrento fino a Capri. Siamo a Villa Oro (foto centrale), costone di Posillipo, dove comincia via Orazio, al numero 27: un restauro filologico sarà seguito dalla mostra che verrà inaugurata domani alle 17 nella Sala Dorica di Palazzo Reale, dedicata al suo autore che seppe coniugare mediterraneità trasportata su un piano internazionale e razionalismo: Luigi Cosenza. Il golfo virtuale è il pavimento di maioliche della sala, disegnato come una carta nautica che parla al cuore: si vedono le chiesine di Procida, le fumarole dei Campi Flegrei dipinte come miniature dall' architetto austriaco americano Bernard Rudofsky (1905-1988) per essere riprodotte su terracotta dai maestri di Vietri. Il mare che diventa terra e cielo. Non è che uno dei segni della collaborazione del grande ingegnere-architetto Luigi Cosenza con uno degli artisti che coinvolgeva nella sua opera. In questo interno che si apre alla natura in maniera sorprendente, senza mai lasciarla intuire, quasi celandola prima di sposarla, in un continuo chiudere e spalancare gli orizzonti dell' osservatore, le truppe alleate vissero la guerra fino al ' 48, quando la restituirono ai proprietari che avevano chiesto a Cosenza di progettarla nel 1937. Erano giovani insieme, progettista e committente: l' uno guardava al rinnovamento estetico del primo ventennio del XX secolo, erano passati solo dieci anni dalla realizzazione del quartiere di Weissenhof di Stoccarda, nel 1927, dove lavorarono Mies van der Rohe, Le Corbusier, Gropius, nomi ricordati con Adolf Loos e Tony Garnier; in Italia agiva il Gruppo 7 (Terragni, Figini, Pollini e Libera, autore della villa di Malaparte a Capri, con cui Villa Oro è in qualche modo imparentata). L' altro, il committente, Augusto Oro, primario dermatologo che aveva trovato una cura per limitare i danni della sifilide, quando pensa di costruirsi una casa "sulla montagna" di Posillipo, viene scambiato per un pazzo e sconsigliato da parenti e amici. Morirà giovane in un incidente ferroviario, quella casa non se la godrà. Ieri il restauro di Villa Oro è stato presentato con una visita alla straordinaria opera di un ingegnere che «seppe declinare il piacere di progettare tanto in una dimora borghese, quanto nella fabbrica per gli operai della Olivetti e per le case popolari, pensate da chi è organico al partito comunista ma anche coscienza critica del concetto del costruire applicato al sociale», dice il figlio Giancarlo, presente con il fratello Gianni (editore con la moglie Anna Maria Cafiero della Clean) e con il figlio Andrea, che di questo restauro è stato uno degli autori. Il bianco, il vetro e il cemento del razionalismo possono far pensare a un sentimento dell' abitare vicino a una emotività controllata. Non è così. «Quando rientrammo in possesso della mia casa avevo sei anni - testimonia Marilù Oro, figlia del dermatologo - la prima sensazione fu l' abbraccio della casa, il senso di possesso. Questo salone mi parve invaso dall' acqua. C' erano dappertutto le braci dei mobili che gli americani avevano incendiato per riscaldarsi, le mazze da baseball con cui giocavano per passare il tempo». Un esempio per tutti, il fatto che, in una città dove l' abuso edilizio è quasi la regola, con la violenza inaudita contro le case storiche e l' abbattimento indiscriminato degli alberi del "proprio" giardino da parte di molti napoletani, la famiglia Oro Cocozza abbia acconsentito volentieri al vincolo edilizio e di conseguenza al restauro filologico studiato da Ugo Carughi della soprintendenza di Palazzo Reale. Giancarlo Vainini, ordinario di Composizione architettonica a Ingegneria, studioso dell' opera di Cosenza, sottolinea «l' assonanza del rapporto tra spazi aperti e chiusi della casa e un rispetto della spazialità della tradizione che non è solito del razionalismo». Nelle parole di Alfredo Buccaro (storia dell' architettura a Ingegneria) e di Nicola Pagliara Casa Oro svela i suoi segreti: «Ho girato il mondo per trovare quello che già era qui - spiega Pagliara - Sensazioni profonde, costruzioni potentie velocità di rappresentazione insegnata dal Futurismo, è la cifra di questo modo di progettare. Che fa vedere le cose, come questo golfo, da una dimensione sognata».