Paragonato ai danni prodotti sul nostro patrimonio storico e ambientale dall'ignoranza e dalla speculazione, lo scempio dei beni archeologici dovuto all'uso del metal detector può sembrare cosa povera e marginale. Non è così, purtroppo. Cos'è un metal detector? È un apparecchio elettronico, acquistabile a poche centinaia di euro in qualsiasi negozio specializzato, per mezzo del quale è possibile intercettare la presenza di reperti archeologici in metallo sepolti nel sottosuolo. Si può affermare che l'uso di questo apparecchio sia diffusissimo, non solo in Italia, ma in tutto il mondo, ovunque l'uomo antico abbia lasciato tracce della sua esistenza attraverso insediamenti, necropoli, luoghi di culto e di deposizione di oggetti votivi. L'uso indiscriminato del metal detector è fonte, in tutti i casi, di significative manomissioni delle stratigrafie archeologiche che contengono gli oggetti in metallo. Nella «migliore» delle ipotesi gli oggetti strappati in questo modo al sottosuolo vanno ad arricchire le collezioni private dei cosiddetti «metallari», e cioè di coloro che usano il metal detector: quasi sempre vetrinette installate a mo' di trofeo in case private, piccoli musei in cui si conservano sovente importanti documenti del passato strappati in questo modo alle valutazioni scientifiche e al godimento di tutti, cui questi resti in definitiva appartengono. Nella peggiore, invece, i reperti alimentano un mercato antiquario clandestino e illegale, varcano le frontiere nazionali e si disperdono in mille rivoli per il gusto di pochi di collezionare beni che, lo ripetiamo, sono proprietà di tutti. Lo stato di cose descritto dipende anche dalla generalizzata mancanza di una legislazione in materia che va a tutto vantaggio dell'uso improprio del metal detector. Da un paio d'anni però la provincia autonoma di Bolzano, ispirandosi a una analoga legge promulgata nel 1983 dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta, si è data precise regole che valgono a normalizzare l'uso di questo potente quanto distruttivo apparecchio, a inserire quanti lo usano in un albo di persone autorizzate, e a spingerle in tal modo a collaborare con gli uffici preposti alla tutela (nel nostro caso l'Ufficio beni archeologici di Bolzano). Non bisogna nascondersi infatti che coloro che usano il metal detector possono anche contribuire all'individuazione di aree archeologiche ancora ignote, ed essere così di aiuto nella tutela preventiva di aree che potrebbero un domani essere oggetto di manomissioni per es. per fini edilizi, senza che l'Ufficio di tutela abbia la possibilità di intervenire preventivamente. La legge che la provincia si è data è di estrema importanza per la salvaguardia del patrimonio archeologico. Gli oggetti in metallo (spade, asce, coltelli, pugnali, monete, oggetti d'ornamento etc.), per motivi tecnici che sarebbe lungo riassumere qui, sono tra i più preziosi testimoni delle civiltà del passato, ma estrarli frettolosamente dal terreno, senza alcun riguardo al contesto archeologico che li ospita, significa distruggerne il ricco potenziale informativo, e ridurli a meri oggetti di contemplazione, senza contare il danno patrimoniale arrecato a tutta la comunità (i beni archeologici sono di proprietà provinciale, in una provincia come la nostra a Statuto speciale). Se ne parlerà domani, con relatori invitati dall'Italia e dall'estero, nell'ambito del convegno organizzato da Italia Nostra di Bolzano e dall'Ufficio beni archeologici della provincia, «Archeologia rubata» che si terrà al Palazzo provinciale 2 di Via Crispi a Bolzano. Archeologi di soprintendenza (Dal Ri, Spigo, Bianchin Citton, Ciurletti, Domaine, De Gattis, Rageth), giuristi (Segnalini), professori universitari (Tomedi), carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio Storico di Venezia (Distefano) e semplici appassionati di metal detector (De Angelis) si confronteranno su questo spinoso problema le cui implicazioni coinvolgono la pratica e l'etica della ricerca e della tutela dei beni culturali. Una tavola rotonda, di cui sarà moderatore Piero Pruneti, direttore della rivista nazionale Archeologia Viva, offrirà l'occasione per un franco e schietto dibattito pubblico sull'argomento. Sul tema esistono anche molte produzioni cinematografiche: il 19 febbraio alle 17,30 sempre nell'Auditorium del Palazzo provinciale 2, Dario Di Blasi, Direttore della la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto presenterà tre cortometraggi, tra cui Secret of the star disc, la storia del rinvenimento del famoso disco bronzeo di Nebra (Halle-Saale), la più antica rappresentazione di tipo astronomico in Europa, datato al 1500 circa a.C. Presidente di Italia Nostra Bolzano
BOLZANO - Archeologia rubata Fermate i razziatori col metal detector
Un metal detector è un apparecchio elettronico che può intercettare la presenza di reperti archeologici in metallo sepolti nel sottosuolo. L'uso indiscriminato del metal detector è fonte di significative manomissioni delle stratigrafie archeologiche. Gli oggetti in metallo estratti in questo modo vanno spesso ad arricchire le collezioni private dei metallari, ma anche a alimentare un mercato antiquario clandestino e illegale. La provincia autonoma di Bolzano ha promulgato una legge che normalizza l'uso del metal detector e richiede l'iscrizione in un albo di persone autorizzate. La legge è di estrema importanza per la salvaguardia del patrimonio archeologico.
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